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Il Cittadino  -  nuova edizione  -  dal 2011

innovazione
diritti del cittadino
media e new media
info & varie
2015
- Ricerche su google

2014
- Privacy ed internet
2013
- Editoria no-profit

2012
- Più pc e internet
- Diritti del cittadino
-Linux vs Android e Apple



2011
-Il cittadino metropolitano
- Rinnovamento PD
- La scuola - Mastrocola
- Trento e Firenze
2015


2014
- Il pin del cittadino
- Google,  diritto all'oblio
2013


2012
-Adolescenti sul web
- Dittatori
- Motore "social"



2011
- Centro sociale Il tondo
- Cetto La Qualunque
- Novantenne alla SIAE
- Intervista a Tonini
- Morta a frustate
- Padre Sorge
2015
- Edicola digitale
- La webeconomy nel '16

2014
- Letterman in pensione
-Brasile e il "marco civil"
2013
- Cresce il web

2012
- Boom del web
- Tiscali nuovo motore
- Social net e no-profit
- Net economy
- Crollo dei quotidiani

2011
- Furto identità sul web
- Digitalizzato l'archivio Pascoli
- Free Italia Wi-fi

2015


2014
- I cani ci capiscono
- Smartphone in 3d
2013


2012
- Filati da plastica
- Futuro in India




2011
- L'orso Wojtek
- Minetti e Ruby
- Cane da record
- Buco nell'ozono


2015
Entro 2016 web-economy a quota 4,2 mld - Google-Bcg, meta' popolazione mondiale sarà attiva online
I dati contenuti in uno studio presentato al World Economic Forum di Davos da Google e Boston Consulting Group, che esortano governi e aziende a fissare un ''bilancio digitale'', affermano che entro il 2016 l'impatto della web economy nei paesi del G-20 raggiungerà i 4.200 miliardi di dollari, rispetto ai 2.300 di fine 2010. Volano della crescita sarà l'aumento della popolazione attiva online che passerà da 1,9 miliardi del 2010 a circa 3 miliardi nel 2016 (45% della popolazione mondiale).
Le ricerche su Google nel 2014
Google celebra la fine del 2014 e anche quest'anno stila l'elenco delle ricerche che sono circolate di più sul motore di ricerca di Google durante gli ultimi 12 mesi. Ma, per la prima volta rispetto agli anni scorsi,  non si tratta dei termini più cercati in assoluto durante quest'anno, ma quelli che sono stati definiti "emergenti" per l'aumento significativo di ricerche che hanno avuto rispetto agli anni precedenti.
Mondo

1. Robin Williams
2. World Cup
3. Ebola
4. Malaysia Airlines
5. ALS Ice Bucket Challenge
6. Flappy Bird
7. Conchita Wurst
8. ISIS
9. Frozen
10. Sochi Olympics
Italia

1. Mondiali 2014
2. iPhone 6
3. Robin Williams
4. Grande Fratello
5. Istanze on line
6. Ebola
7. Schumacher
8. La Grande Bellezza
9. Temptation Island
10. Sanremo 2014


Cosa significa

1. Selfie
2. P.v.
3. NFC
4. Giargiana
5. Virale
6. Umts
7. Sms
8. Inps
9. Ortodosso
10. Xoxo
Come fare

1. Barbecue
2. Ciambelle
3. Refil
4. Tortellini
5. Malocchio
6. Sugo
7. Orecchini
8. Politica
9. Scoubidou
10. Hennè

Perché
1. Vengono le blatte
2. Pepa muore
3. Bugiardino
4. Energie rinnovabili
5. Si soffre
6. Vengono i pidocchi
7. Guerra Vietnam
8. Porcellum incostituzionale
9. Piango sempre
10. Si arrossisce
Personaggi
1. Robin Williams
2. Michael Schumacher
3. Giorgio Faletti
4. Veronica Maya
5. Jennifer Lawrence
6. Robbie Williams
7. Paolo Villaggio
8. Philip Seymour Hoffman
9. Conchita Wurst
10. Jules Bianchi

Star dei Mondiali
1. Cristiano Ronaldo
2. Diego Costa
3. Ciro Immobile
4. David Luiz
5. Fernando Torres
6. Andrea Pirlo
7. Dani Alves
8. Thiago Motta
9. Manuel Neuer
10. Cesare Prandelli
Ricette

1. Chiacchiere
2. Piadina romagnola
3. Castagnole
4. Brownies
5. Rainbow cake
6. Uova ripiene
7. Guacamole
8. Bagels
9. Crema vulcanica
10. Sanguinaccio


ARRIVA L'EDICOLA DIGITALE

Oltre 60 titoli fra quotidiani (nazionali e locali) e periodici in versione digitale, coinvolgendo le testate più importanti del Paese: nasce un vero e proprio “chiosco web” per l'acquisto e la lettura su tablet, smartphone e pc. Si tratta di Edicola Italiana, frutto della collaborazione tra il Consorzio Edicola Italiana (fondato da Gruppo 24 ORE, La Stampa-ITEDI, Gruppo Editoriale L'Espresso, Gruppo Mondadori e RCS MediaGroup e Caltagirone Editore) e Premium Store, startup innovativa.
Tra le testate coinvolte, Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Gazzetta dello Sport, La Stampa, solo per citarne alcuni.  
Sarà possibile cercare negli archivi della carta stampata italiana più autorevole e diffusa grazie a un motore di ricerca con una sola password: basterà aver inserito una volta i propri dati al primo accesso per sperimentare un nuovo modo di leggere, che rende fruibili i contenuti di più testate senza doversi collegare ai singoli siti.
Un'altra caratteristica esclusiva del chiosco digitale è la ricerca in modalità full text di una o più parole chiave: gli utenti possono cercare un argomento o un nome per trovare le parole corrispondenti in tutti gli articoli dei quotidiani e dei magazine presenti nel chiosco stesso. Inoltre si possono gestire e consultare singolarmente e contemporaneamente i prodotti scelti dai diversi componenti della famiglia ed essere sempre aggiornati sulle nuove uscite dei quotidiani e delle riviste preferiti. Insomma, il progetto rappresenta un significativo passo avanti nella direzione dell'innovazione tecnologica per la fruizione dell'informazione.

2014
Il nostro migliore amico ci capisce
I cani capiscono le parole pronunciate dai loro padroni? Questa domanda (alla quale molti umani hanno già risposto positivamente) adesso trova il conforto della scienza. Infatti, uno studio pubblicato su “Current Biology” fornisce le prime prove del fatto che anche i cani differenziano ed elaborano le varie componenti del linguaggio umano: ogni quattozampe usa l'emisfero sinistro del cervello per analizzare il contenuto verbale di quanto sentito e quello destro per capire il contenuto emotivo della voce. Insomma, a essere capiti in maniera molto distinta sono sia i vocaboli usati, sia i toni con i quali essi vengono espressi, proprio quasi come gli umani. Gli studiosi dell'Università del Sussex sono arrivati a questo risultato facendo un test con oltre 250 cani: hanno stimolato gli animali con frasi umane trasmesse da due altoparlanti posti uno a destra e uno a sinistra del cane e si è visto che, quando riceveva un comando familiare, la cavia si girava verso destra dimostrando così di essere concentrata sulle parole e non sul tono con cui esso veniva pronunciato, quando invece la frase era sconosciuta o in una lingua straniera, il quattrozampe dimostrava di attivare un'altra parte del cervello. Insomma, il “migliore amico dell'uomo” ci è anche molto più vicino di quanti comunemente si pensi. Del resto, si tratta di una cosa che molti dei possessori di cani avevano già capito…
Privacy e Internet, il ruolo del legislatore
La privacy, nella sua veste elettronica, è il tema conclusivo del Mese Europeo della sicurezza informatica. Il `Datagate' ne ha riaffermato l'importanza, denunciando la vulnerabilità degli internauti, e sollevando importanti quesiti sull'impatto della sorveglianza sulla `sicurezza' della rete e i servizi e le istituzioni sempre più dipendenti da essa. “Nell'ordinamento giuridico dell'Unione europea il concetto abbraccia due diritti fondamentali: il rispetto per la vita privata e familiare, e la protezione dei dati di carattere personale” dichiara Maria Grazia Porcedda dell'Istituto Universitario Europeo. Esiste un presunto conflitto tra le politiche di sicurezza pubblica e nazionale e la privacy come diritto individuale e valore collettivo che deriva dall'incontro tra la lotta a un fenomeno criminale sempre più complesso, e lo sviluppo di tecnologie, prodotte spesso a fini commerciali, che spopolano per la loro capacità di semplificare (e monitorare) la vita quotidiana. Aumenta così la conflittualità tra sicurezza e privacy in tutti gli stati membri dell'Unione. Che ruolo può svolgere il legislatore a fronte della rapida evoluzione di tecnologie diffusissime? Una prima risposta delle istituzioni europee è la proposta di regolamento sulla protezione dei dati personali, applicabile in modo uniforme in tutta l'Unione, che include novità importanti in materia di protezione dei dati sensibili, diritto all'oblio, privacy by design, obblighi e sanzioni per i responsabili del trattamento. Un'altra è la direttiva che dovrebbe armonizzare l'uso dei dati da parte delle forze dell'ordine. Sarebbe fondamentale regolare l'uso delle informazioni raccolte al di fuori di un'indagine da parte delle autorità nazionali competenti. L'istituto Universitario Europeo ha partecipato al Mese Europeo sulla sicurezza informatica, e sono stati organizzati su questi temi altri tre eventi a cura della Fondazione Bruno Kessler - Unita` di Ricerca "Security & Trust", della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano e del Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l'Economia (DiSEADE) dell'Università di Milano Bicocca. Si spera che da tutto quanto si muove venga fuori la salvaguardia delle libertà e degli spazi di democrazia, in tutti i paese, anche in Italia.  
Presto uno smartphone in 3D
Presto sugli scaffali dei negozi di elettronica potremmo trovare uno smartphone speciale, capace di proiettare ologrammi, magari anche in 3D, così grazie alle nuove elaborazioni delle società tecnologiche sparse per il mondo potrà divenire realtà. Una società ha infatti realizzato un chip dalle dimensioni ridottissime, ma dalle potenzialità straordinarie, capace di proiettare ologrammi su uno schermo da 48 pollici. Tra non molto tempo questo dispositivo grande come una caramellina potrebbe essere “impiantato” sugli smartphone di molte case di produzione, per cifre molto contenute. Il futuro sta proprio galoppando.
Google apre sul diritto all'oblio: in 4 giorni 40.000 richieste
Google apre lancia un servizio attraverso il quale i cittadini europei possono richiedere la rimozione dai risultati di ricerca di link che li riguardano mediante un formulario da compilare online. Le richieste di rimozione sarebbero 20 al minuto. L'iniziativa è la risposta alla sentenza del 13 maggio della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che ha riconosciuto il diritto dei cittadini a esse “dimenticati” su internet, e che i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali pubblicati su pagine web di terzi. In quattro giorni Google è stata sommersa dalle richieste di cancellazione di link “sgraditi” dalla sua piattaforma, oltre quarantamila in un lasso di tempo brevissimo. Le prime cancellazioni dovrebbero arrivare alla metà di Giugno; la gran parte delle richieste, si apprende, arriverebbero dall'Inghilterra e dalla Germania. Si tratta di una decisione storica, ma anche del tentativo assai complesso anche delle istituzioni europee di trovare un equilibrio in una materia assai delicata e complessa, come quella della privacy online e del diritto ad essere “dimenticati” dalla rete.
l Brasile vara il “Marco Civil”, una costituzione per internet libera e inclusiva
Il Brasile è all'avanguardia nella governance di Internet e in questi giorni il paese sudamericano è andato anche oltre, varando, in occasione del Net Mundial, il vertice globale sul futuro della Rete tenutosi a San Paolo, il “Marco Civil”, una sorte di Costituzione di Internet, che traccia diritti e doveri dei cittadini brasiliani per quel che concerne l'accesso al Web. “Vogliamo proteggere l'essenza di Internet come spazio democratico e risorsa condivisa per tutta l'umanità -ha detto la presidente Dilma Rouseff- vogliamo altresì che rimanga una forte realtà economica, purché continui ad essere sempre più inclusivo”. Un chiaro riferimento alla necessità della cosiddetta de-americanizzazione di Internet: ma di cosa si tratta? Primo, neutralità della Rete: specifiche disposizioni sulla cosiddetta neutralità della Rete, ovvero il principio secondo cui non devono esserci discriminazioni di prezzo a seconda del tipo di contenuti a cui un certo utente vuole accedere. All'art. 9, in particolare, si dice che “Il responsabile della trasmissione, commutazione o instradamento è tenuto a riservare a tutti i pacchetti di dati lo stesso trattamento, indipendentemente dal contenuto, origine o destinazione, servizio, terminale o applicazione”. Secondo, libertà di espressione: i provider non sono tenuti a vigilare ex-ante sui contenuti che vengono pubblicati, ma sono soltanto tenuti ad “oscurarli” in specifici casi e su ordine di un magistrato. L'articolo 19 afferma infatti che “Allo scopo di garantire la libertà d'espressione e impedire la censura, il fornitore di applicazioni di Internet può essere ritenuto civilmente responsabile per i danni derivanti dai contenuti generati da terzi soltanto qualora, a seguito di una specifica ordinanza giudiziaria, non prenda provvedimenti, nell'ambito e nei limiti tecnici del proprio servizio ed entro il termine prescritto, per rendere inaccessibili i contenuti individuati come illeciti”. Inoltre, niente sequestri a pioggia, di insiemi di pagine, ma viene richiesta “l'identificazione chiara e specifica del contenuto individuato come illecito, onde consentire la localizzazione del materiale senza margine di dubbio”. Terzo, tutela dei dati: le modalità di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni, ove siano coinvolti cittadini brasiliani, devono rispettare le leggi nazionali. Questo è vero anche “se a realizzare le attività è una persona giuridica con sede all'estero, a condizione che offra un servizio al pubblico brasiliano, o almeno che una componente dello stesso ente economico possieda un'attività in Brasile”. Si vuole così impedire che società come Google o Facebook, per giustificare modalità di trattamento dei dati alquanto elastiche, si possano appellare alla molto più permissiva normativa americana in materia, sostenendo appunto che i dati si trovano su server collocati oltreoceano. Come si vede, si tratta di disposizioni importanti in linea di principio, che si auspica anche altri paesi adottino.
I social network e i new media mandano Letterman in pensione
Del pensionamento di David Letterman si parlava dall'aprile scorso, cioè da quando l'eterno rivale Jay Leno annunciò che avrebbe appeso il microfono al chiodo. Letterman è figlio di un mondo senza internet, timoniere di una trasmissione modellata sul vecchio "Tonight Show" di Johnny Carson, un programma che sin dal titolo ("Lo spettacolo di stasera") presuppone che la TV sia al centro dell'industria dell'intrattenimento e nella vita degli spettatori. Presupposto che oggi non sussiste più. Letterman sta uscendo di scena con eleganza, da grande vecchio di un altro tempo, come già aveva fatto il suo maestro Johnny Carson, lascerà il palcoscenico quando stabilito da lui e con tutti gli onori che lo showbiz gli tributerà. Se in Italia il pensionamento di Letterman fa rumore è perché il suo show rappresenta, almeno dal 1998, la formula che tutti inseguono e che nessuno trova, infatti non si contano i personaggi televisivi che hanno immaginato di poter fare il "Letterman italiano" negli ultimi cinque lustri. Nei fatti esiste una grande distanza tra l'esperienza nostrana e quella americana.
Soprattutto, chi da noi saprebbe “uscire di scena” con tanta leggerezza e signorilità?
Matteo Renzi: "Con Pin del cittadino si parla unica lingua"
Nella riforma della Pubblica Amministrazione è prevista l'introduzione del Pin del cittadino. "Oggi la pubblica amministrazione parla 13 linguaggi diversi, noi vogliamo che parli un'unica lingua e che lavora su tutto". Così il presidente del consiglio, Matteo Renzi, nella recente conferenza stampa al termine di un Cdm, presentando il progetto che prevede l'introduzione di un unico codice per accedere ai servizi pubblici al cittadino. Si spera che sia presto attuato e che finalmente si inizi a semplificare!
2013
Editoria: cresce il web, cala la carta
Un settore in profonda crisi, capace di però di innovare. Così il sottosegretario all'Editoria, Giovanni Legnini, ha analizzato lo stato del settore. “La crisi del comparto e l'avanzata del digitale hanno aperto nuovi e più articolati fronti di crisi, imponendo una complessiva riconsiderazione dei contenuti e del perimetro dell'intervento pubblico.” Dal tavolo di confronto aperto dal Governo Letta è nato un Fondo straordinario, istituito nell'ambito del disegno di legge di stabilità 2014, che destina 120 milioni di euro per il triennio 2014-2016 all'innovazione tecnologica e digitale, all'ingresso di giovani qualificati nei new media, a ristrutturazioni aziendali e ammortizzatori sociali. Intanto, però, la crisi non si ferma, poiché la flessione delle vendite di giornali e di periodici ha raggiunto negli ultimi cinque anni il 22% e si è accompagnata ad una contrazione del fatturato delle imprese editoriali pari al 14% tra il 2008 ed il 2011; inoltre, ancora maggiore è il crollo degli introiti pubblicitari su tutti i mezzi d'informazione cartacea, che ha raggiunto quasi il 50% dall'inizio della crisi ad oggi, mentre cresce il volume di vendite dell'editoria on-line e le copie digitali vendute via web superano ormai le 185mila unità al giorno. Di conseguenza, anche i ricavi delle vendite di quotidiani on-line sono in constante crescita, con un'incidenza che nei gruppi editoriali di maggiori dimensioni ha superato la soglia del 5,5% sul fatturato complessivo. Il giornale di carta si compra sempre meno, mentre crescono i lettori di una singola copia che passa di mano in mano, ma nel frattempo la domanda d'informazione non scompare affatto, anzi cresce. In Italia circa 6 milioni di utenti visitano i siti web dei quotidiani e sono la metà circa dei navigatori del web in un giorno medio. Il ruolo del governo in questa situazione sarebbe dunque quello di stimolare la crescita del pluralismo e dell'indipendenza dell'informazione cercando di saldare gli old media con i new media così da evitare la dispersione di un prezioso patrimonio di professionalità ed esperienza.
Cooperativa, non Profit, di Idee e di Testimonianza  Aci Comunicazione, Fnsi, Fisc, File, Slc-Cgil, Uspi, Art.21 -
30/10/2013
Un intervento “organico” per l'editoria, come quello concordato con il Sottosegretario Legnini deve prevedere il rifinanziamento del Fondo per i Contributi Diretti per l'Editoria Cooperativa, non Profit, di Idee e di Testimonianza.
Un centinaio di testate nazionali e locali gestite da Cooperative e dal non profit corrono il rischio della chiusura se il Fondo per l'Editoria (il Fondo che in questi anni ha subito tagli come nessun'altro passando da 245 mil del 2006 a 50 mil del 2014) non sarà rifinanziato. Nel corso dell'Assemblea, promossa da Alleanza Cooperative Italiane della Comunicazione, dalla Federazione Italiana Liberi Editori, dalla Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici, dall'USPI, da FNSI, da SLC-CGIL e da Articolo21 che si è svolta oggi a Roma, questo fabbisogno è stato quantificato in 50 milioni ulteriori rispetto ai 50, assolutamente necessari e quindi da difendere convintamente, già contabilizzati nella Legge di Stabilità e destinati agli ammortizzatori sociali, ai processi innovativi e al ricambio generazionale, cruciale se si vuole dare contenuto alla rivoluzione che deriva dai processi di digitalizzazione del settore. Con il rifinanziamento del Fondo per i contributi diretti si salvaguarda, non solo l'occupazione di tremila tra addetti diretti e indiretti, ma soprattutto un'idea di editore puro non controllato e non controllabile dal capitale e dalla finanza, che ha nella qualità e indipendenza dell'informazione e nella capacità di radicamento con le comunità i suoi punti distintivi. Si salva un modo di fare informazione, diverso, molto più moderno di quanto non si creda, perché in questa direzione si sta andando in molti paesi con una attenzione crescente a queste forme di impresa quanto più si acquisirà l'idea dell'informazione come bene comune e quanto più evidenti si faranno gli intenti non del tutto coerenti con questa interpretazione, di vecchi e nuovi investimenti nell'editoria. Contribuire al sostegno dell'editoria non è una spesa inutile, come pure mostrano di credere alcune forze politiche, non solo perché è una sensibilità comune a molti paesi democratici, ma perché si concorre a salvaguardare e, se possibile, a favorire la molteplicità degli editori e la molteplicità degli interessi che li muovono. Il pluralismo tutelato dalla costituzione non è, infatti, nel numero di testate, quanto nella molteplicità di punti di vista attraverso i quali si interpreta la realtà. Un'editoria sana non è fatta di soli primi giornali sia nazionali che locali ma da un tessuto dialettico di proposta che è interesse, di tutta l'editoria, promuovere e tutelare e, del paese, preservare
2012
Crollano i lettori dei quotidiani, boom  del web
I dati di dicembre del rapporto Censis dedicato alla comunicazione ci dicono che gli unici media che riscuotono successo sono quelli che integrano le funzioni dei vecchi media nell'ambiente Internet, come tablet e smartphone. Ancora forte calo della carta stampata: i lettori di quotidiani (-2,3% tra 2011 e 2012) erano il 67% degli italiani 5 anni fa, ora sono il 45,5%, mentre la penetrazione del web e' a +9% nell'ultimo anno ed oggi l'utenza si assesta al 62,1%: in particolare, si nota che è iscritto a Facebook il 66,6% di chi accede al web.
Da Tiscali nuovo motore di ricerca
Una serie di algoritmi, un pizzico di ambizione, una spruzzata di orgoglio nazionale ed una pulsione alla rivendicazione del valore culturale europeo: è questo il mix che accende “iStella”, il motore di ricerca sviluppato da Tiscali che proprio in queste ore apre definitivamente i battenti dopo mesi di anticipazioni.
Renato Soru precisa: “iStella” non è il nuovo anti-Google, ma è qualcosa di diverso, non nasce per oscurare i motori di ricerca esistenti, ma piuttosto per dare qualcosa di ulteriore all'utente che sta scartabellando il Web in cerca di informazioni.
“Il nuovo motore di ricerca per scandagliare il web, il web nascosto fatto di archivi e contenuti di inestimabile valore, e il sapere comune, per conoscere e condividere la cultura italiana, e non solo, dando la possibilità a tutti gli utenti di cercare, contribuire e condividere. [...] Punto di riferimento nell'immensità del cielo, la stella stilizzata che rappresenta il nuovo progetto di Tiscali ricorda anche un nodo della rete, o meglio il nodo del web italiano.”
Insomma, rappresenta uno strumento di ampliamento e approfondimento della conoscenza», nato per sistematizzare e diffondere il patrimonio culturale nazionale, infatti si va dall'Istituto Treccani all'Agenzia Stampa LaPresse; dall'Istituto Centrale per gli Archivi del Ministero dei Beni Culturali (ICAR-SAN) all'Istituto Centrale per il Catalogo Unico del Ministero dei Beni Culturali (ICCU); dalla Guida Monaci alla Compagnia Generale Ripreseaeree (Blom CGR). Sono questi i partner su cui “iStella” ha costruito il proprio archivio iniziale, facendo leva quindi su CNR, Università di Pisa, Internet Memory Foundation, Dell e Nokia HERE in qualità di partner tecnologici per mettere in piedi il progetto. Una volta accesi i server, però, il percorso sarà autonomo: Tiscali continuerà ad offrire le proprie pagine agli enti potenzialmente interessati, mentre il singolo utente potrà partecipare di propria iniziativa tramite il “contribuisci” ben visibile fin dalla homepage del servizio. L'utente dunque può caricare documenti, immagini, video e audio di interesse comune, senza alcun costo, rendendoli immediatamente disponibili in rete, inoltre, attraverso la propria pagina personale, gli utenti possono effettuare la “pubblicazione” dei propri contenuti che saranno indicizzati dal motore per essere facilmente ricercati in rete.   Una novità da provare.
Crollano i lettori dei quotidiani, boom  del web
I dati di dicembre del rapporto Censis dedicato alla comunicazione ci dicono che gli unici media che riscuotono successo sono quelli che integrano le funzioni dei vecchi media nell'ambiente Internet, come tablet e smartphone. Ancora forte calo della carta stampata: i lettori di quotidiani (-2,3% tra 2011 e 2012) erano il 67% degli italiani 5 anni fa, ora sono il 45,5%, mentre la penetrazione del web e' a +9% nell'ultimo anno ed oggi l'utenza si assesta al 62,1%: in particolare, si nota che è iscritto a Facebook il 66,6% di chi accede al web.
Da gennaio il tablet Linux sfida Android ed Apple
Anche il mondo dei tablet sta per avere il suo lato open source, perchè l'azienda statunitense Pengpod e' riuscita a trovare abbastanza fondi per lanciare a gennaio due 'tavolette' con sistema operativo Linux. Secondo l'annuncio sul blog della compagnia la campagna di crowdsourcing (in cui si chiede al pubblico di comprare delle 'microquote' del progetto) e' arrivata oltre i 70mila dollari rispetto ai 49mila minimi richiesti, e quindi da gennaio potranno essere acquistate le due versioni del tablet, piu' o meno grandi come l'iPad e l'iPad mini, al prezzo rispettivamente di circa 75 e 92 euro. Entrambi i tablet possono montare un sistema operativo Linux o il classico Android, hanno schermi a bassa risluzione, 1 Gigabyte di Ram e una memoria flash da 8 Giga con un chip Allwinner A10 da 1,2 Gigahertz.
Roberto Cavalli: il futuro è in India
Lo stilista italiano Roberto Cavalli e' sbarcato in India per annunciare l'apertura di un negozio ed un caffè a New Delhi a cui si aggiungerà presto una simile iniziativa a Mumbai. In una conferenza organizzata nello shopping center Emporio, il più lussuoso della capitale indiana, un Cavalli in vena ha prima divagato sulla ''bellezza femminile e sull'amore'' e poi spiegato che ''molti quando vengono in Asia puntano sulla Cina. Ma sbagliano, perchè io vedo il futuro qui, in India.”
Filati dalla plastica
L'azienda tessile svizzera Christian Fischbacher ha creato un nuovo sistema per trasformare la plastica delle bottiglie in filati. Il nuovo tessuto, chiamato “Benu”, è ottenuto al 100% grazie al riciclo delle bottigliette. Il nome deriva dalla mitologia egizia ed è ispirato a un uccello mitologico, divinità zoomorfa simbolo della resurrezione dopo la morte e quindi dell'eternità. Un'altra curiosità risiede nel fatto che, in inglese, questa parola si pronuncia “be new”, ossia “sii nuovo”. Il polietilene tereftalato, più noto come PET, è già stato impiegato in passato per diversi usi una volta che è stato riciclato. Sembra che con 4 bottiglie in PET da 2 litri, la Christian Fischbacher sia in grado di produrre un metro di stoffa. I tessuti vengono trattati con un fissaggio speciale e del tutto ecologico conosciuto come NanoTex che rende la superficie idrorepellente e le stoffe antimacchia.
Una rete a difesa dei diritti e per cittadini più deboli
“Per i diritti dei cittadini una rete a sostegno dei più deboli”, questo il titolo del progetto che Cesvot e Difensore Civico della Toscana hanno presentato venerdì 24 febbraio a Lucca all'interno del Salone nazionale del volontariato “Villaggio Solidale” in occasione del convegno "Difesa civica e volontariato insieme per la difesa dei diritti". Scopo del progetto, nato all'interno del protocollo d'intesa siglato da Cesvot e Difensore civico regionale lo scorso novembre, è sviluppare una maggiore collaborazione tra associazioni di volontariato e difensori civici territoriali e promuovere sul territorio una rete integrata di protezione sociale e tutela dei diritti. In particolare, la rete è a sostegno di quei cittadini che, versando in condizioni di disagio, hanno maggiori difficoltà a far valere i propri diritti. Ad oggi hanno aderito alla rete 58 associazioni di volontariato presenti in tutte le dieci provincie toscane: Firenze, Livorno e Lucca le provincie con il più alto numero di adesioni. L'elenco completo delle associazioni aderenti è consultabile su: www.cesvot.it/repository/cont_schedemm/7461_file.pdf e www.consiglio.regione.toscana.it/difensore/ Grazie alla rete promossa da Cesvot e Difensore civico regionale, sarà più facile per i cittadini toscani accedere ai difensori civici territoriali e quindi far valere i propri diritti di fronte alla pubblica amministrazione o ad enti gestori di pubblici servizi. Il progetto prevede, infatti, che il cittadino che si trovi nella condizione di avere un diritto leso possa rivolgersi alle associazioni di volontariato aderenti alla rete e ricevere gratuitamente supporto e assistenza per presentare le istanze di reclamo ai difensori civici territoriali. I difensori civici possono intervenire a difesa dei cittadini in caso di ritardi, irregolarità o carenze di Regione, Province, Comuni, Aziende Sanitarie, Società della Salute, Inps, Enel, Anas, Poste, Consorzi di bonifica, Ater (Edilizia Residenziale Pubblica), aziende che gestiscono trasporti pubblici locali, ecc. Per aderire al progetto o ricevere ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alle 11 Delegazioni Cesvot sul territorio oppure scrivere a Cesvot - Settore Sviluppo delle reti e delle associazioni, reti@cesvot.it. E' inoltre disponibile online la guida informativa “Per i diritti dei cittadini una rete a sostegno dei più deboli”.
Da Italia primo motore di ricerca “social”: Massimo Marchiori, l'inventore dell'algoritmo di Google, ha presentato Volunia
E' un motore di ricerca, ma anche un po' un social network, quello creato da Massimo Marchiori che, dopo aver inventato l'algoritmo alla base di Google, ha presentato in questi giorni al mondo la sua nuova creatura: si tratta di Volunia, un motore inventato dal ricercatore dell'università di Padova che, oltre a permettere migliori ricerche, permette di interagire con chi sta guardando le pagine cercate. Siamo di fronte ad una cosa “social”.  "Questo motore fa qualcosa di differente rispetto a quelli tradizionali -ha spiegato Marchiori- il progetto è il frutto di tre anni di lavoro ed è completamente italiano, il segno che anche da noi si possono fare cose innovative".  Il motore, realizzato grazie ai finanziamenti dell'imprenditore sardo Mariano Pireddu, ha due parti, simboleggiate dallo slogan “seek and meet”, cioè “cerca e incontra”. Una parte riguarda le funzioni più proprie del motore di ricerca, così Volunia, oltre a trovare i siti correlati alle parole cercate, fornisce una mappa del sito che rimane sempre visibile e permette una migliore navigazione anche al suo interno. L'altra parte è invece quella che permette la “socialit°'', facendo vedere chi sta navigando all'interno delle pagine cercate, e di interagire con lui.  Dice Marchiori: "Il social network come si intende oggi è una gabbia in cui ci si rinchiude per poter interagire. Volunia rompe questa gabbia, e permette di fare amicizie in base ai reali interessi".
Il motore sarà aperto prima di tutto ad utenti scelti fra quelli che si sono iscritti al sito, ma se non ci saranno problemi entro poco tempo l'accesso sarà aperto a tutti.
Entro 2016 web-economy a quota 4,2 mld - Google-Bcg, meta' popolazione mondiale sarà attiva online
I dati contenuti in uno studio presentato al World Economic Forum di Davos da Google e Boston Consulting Group, che esortano governi e aziende a fissare un ''bilancio digitale'', affermano che entro il 2016 l'impatto della web economy nei paesi del G-20 raggiungerà i 4.200 miliardi di dollari, rispetto ai 2.300 di fine 2010. Volano della crescita sarà l'aumento della popolazione attiva online che passerà da 1,9 miliardi del 2010 a circa 3 miliardi nel 2016 (45% della popolazione mondiale).
In Italia sempre più famiglie con pc e internet
Sale la quota di famiglie che nell'anno 2011, rispetto al 2010, possiede un personal computer (dal 57,6% al 58,8%), l'accesso a Internet (dal 52,4% al 54,5%) e una connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%). E' quanto rileva l'Istat nel report “Cittadini e nuove tecnologie”. Nonostante questo, il Paese e' ancora tra gli ultimi in Europa. Secondo quanto emerge dal rapporto dell'Istat, considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73%, l'Italia si posiziona solo al ventiduesimo posto della graduatoria internazionale, con un valore pari al 62% ed equivalente a quello registrato per la Lituania. Nel 2011 quasi un internauta su due e' su un social-media, e il rapporto e' di tre su quattro per i giovani. Secondo l'Istat, infatti, il 48,1% degli utenti internet crea un profilo utente, invia messaggi o altro su Facebook, Twitter. E la quota sale al oltre il 76% per i ragazzi di 15-24 anni. Tra il 2010 e il 2011 il divario tecnologico relativo al territorio e alle differenze sociali rimane stabile per quasi tutti i beni e servizi considerati. Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un accesso a internet sono oltre il 56%, mentre circa il 49% dispone di una connessione a banda larga, a fronte di valori pari, rispettivamente, al 48,6% e al 37,5% nel Sud. Se si confronta la disponibilità di personal computer, di un accesso a internet e di una connessione a banda larga, il divario tra i nuclei in cui il capofamiglia è un operaio e quelli in cui e' un dirigente, un imprenditore o un libero professionista è di circa 24 punti percentuali a favore di questi ultimi. Il 41,7% delle famiglie dichiara di non possedere l'accesso a internet perchè non ha le competenze per utilizzarlo; il 26,7% considera internet inutile e non interessante, il 12,7% non ha accesso al web da casa perchè accede da un altro luogo, l'8,5% perchè considera costosi gli strumenti necessari per connettersi e il 9,2% perchè ritiene eccessivo il costo del collegamento. Quanto all'utilizzo, dal 2010 al 2011 si mantiene pressochè stabile il numero di persone di 14 anni e più che hanno fatto ricorso a internet per ottenere informazioni dai siti della Pubblica Amministrazione, sebbene si registri un calo percentuale (dal 37,8% al 35,1%) dovuto alla crescita di coloro che utilizzano internet per altri motivi.
I dittatori dopo la morte di Kim Jong-Il
Da Lukashenko, ultimo tiranno d'Europa, fino ai tanti autocrati in Asia e Africa eletti con maggioranze schiaccianti e senza chance per gli avversari: sono ancora molti i dittatori in tutto il mondo dopo la scomparsa di oggi di uno dei piu' 'illustri' esponenti della categoria, il nordcoreano Kim Jong-il.
ALEXANDER LUKASHENKO - L'ultimo dittatore e tiranno d'Europa. Presidente della Bielorussia dal 1994. In questi anni sono stati centinaia gli arresti degli oppositori.
BASHAR AL-ASSAD - 46 anni, attuale presidente della Siria. Rieletto nel 2007 con un plebiscito di voti. Quando sono cominciate le proteste, le manifestazioni contro il suo governo sono state represse nel sangue.
ALI ABDALLAH SALEH - Presidente dello Yemen, ha al suo attivo 32 anni di dittatura.  
ROBERT MUGABE - A 87 anni e' al potere nello Zimbabwe dal 1980 ed e' un tiranno fra i piu' longevi degli ultimi tempi. Recentemente i media hanno riferito che sarebbe affetto da cancro.
OMAR HASSAN EL BASHIR - Giunto al potere nel 1989, e' il primo capo di Stato mai incriminato dalla Corte penale internazionale, chiamato a rispondere del genocidio del Darfur. Nel 2010 ha vinto di nuovo le elezioni in Sudan.
TEODORO OBIANG NGUEMA MBASOGO - Dittatore della Guinea equatoriale, secondo Forbes e' uno degli uomini piu' ricchi del mondo con un patrimonio stimato in 600 milioni di dollari.
ISMAIL OMAR GUELLEH - Presidente di Gibuti, al potere dal 1999, di recente e' stato rieletto con un largo margine di voti per un nuovo mandato alla guida del paese del Corno d'Africa. *
PAUL KAGAME - Presidente del Ruanda. Anch'egli e' stato rieletto con il 93% dei voti. Gli oppositori non si sono candidati per paura di ritorsioni.
PIERRE NKURUNZIZA - Presidente del Burundi, rieletto nel 2010 con il 91,6% dei voti. L'Ue ha denunciato l'assenza di una competizione multipartitica.
NOURSOULTAN NAZARBAEV - Primo e unico presidente del Kazakhstan, dal 1991 tiene le redini del poter nel paese asiatico.
GURBANGULY BERDIMUHAMMEDOW - Eletto in Turkmenistan nel 2007 con il 95% dei voti, come lui anche il presidente dell'Azerbaijan Ilham Aliyev rieletto nel 2008.
RAUL CASTRO - A Cuba e' succeduto al fratello, il 'lider maximo' Fidel. Di recente ha promosso riforme economiche e liberalizzazioni.
Internet e Social Network: servono davvero al non profit?
Utilizzano i social network, più o meno spesso, per scrivere post o caricare foto, ma solo in parte li frequentano per tenersi aggiornati sui progetti delle Onlus di proprio interesse, preferendo newsletter e siti web. Cercano un contatto diretto con le organizzazioni, chiedono trasparenza e concretezza.  ono gli utenti fedeli al terzo settore fotografati nei loro comportamenti digitali dal nuovo approfondimento inedito del Non Profit Report 2011, l'indagine realizzata la scorsa primavera da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting. La nuova infografica di approfondimento, pubblicata oggi su http://www.contactlab.com/nonprofitreport ci offre nuovi dettagli per conoscere meglio questi stessi utenti.   I social network: un mondo ancora da esplorare   La metà degli intervistati - il 49% degli oltre 20.000 contatti già presenti nei database di 38 organizzazioni non profit in Italia, invitati a rispondere a un questionario online - dichiara di utilizzare i social network per scrivere post, caricare foto e partecipare a gruppi. Cambia però la frequenza: solo il 14% riconosce infatti di avere una presenza social attiva e assidua, mentre un ulteriore 35% scrive, commenta o condivide contenuti sul proprio profilo più raramente, pur mantenendosi aggiornato sulle attività dei propri amici e contatti. Quando si parla invece in modo più specifico di non profit, un utente su quattro dichiara di seguire una o più Onlus sui social network. Lo fa perché trova che la comunicazione sui social media sia più diretta e vicina alla gente (50%) o per fedeltà ad una specifica Onlus, sulle cui iniziative desidera tenersi sempre aggiornato (16%).    È interessante invece sottolineare come tra chi al contrario dichiara di non frequentare le pagine social delle organizzazioni non profit, l'11% non ne trova interessante o rilevante la presenza. Ancora una volta sono i contenuti che potrebbero fare la differenza: chi ricorda una particolare fanpage, cita l'organizzazione della pagina (47%), i post (29%) e le foto pubblicate (13%).   "Questi dati dimostrano che la comunicazione non si improvvisa - a parlare è Massimo Fubini, amministratore delegato di ContactLab, che commenta i risultati della ricerca -. Non basta creare una fanpage per catturare l'attenzione degli utenti: la presenza sui social network va pensata e integrata all'interno di una strategia online che miri a costruire e mantenere un dialogo coi propri sostenitori e donatori. Una comunicazione costante e coerente con le specificità dei mezzi utilizzati può diventare determinante per fidelizzare i propri contatti e potenziare il foundraising".   Trasparenza, chiarezza, continuità dei messaggi uguale fidelizzazione   Gli utenti chiedono trasparenza e concretezza: lo fanno manifestando l'esigenza di un'area riservata all'interno del sito delle Onlus (62%), per poter seguire da vicino lo sviluppo dei progetti o chiedendo maggiore cura dei contenuti, nelle newsletter così come nelle pagine social. Vorrebbero trovare più storie, magari illustrate da fotografie e accompagnate dai commenti degli stessi utenti che desiderano condividere la propria esperienza e portare una testimonianza del proprio impegno a sostegno di una causa.   Il passaparola, ancora oggi principale strumento di informazione per un utente su sei, aumenta esponenzialmente la sua portata grazie ai social network: un'opportunità da sfruttare allargando e rafforzando la propria rete di contatti e sostenitori, oggi più che mai capaci di diventare ambasciatori delle iniziative delle Onlus.  "La fidelizzazione oggi passa soprattutto attraverso la chiarezza, la trasparenza, la semplicità e la continuità dei messaggi - prosegue Fubini -. Per creare engagement e convincere i donatori occasionali a sposare non più solo una specifica iniziativa, ma una Onlus con tutta la sua storia e la sua missione, sarà sempre più necessario sfruttare la sinergia tra i diversi canali di comunicazione online, intuendone e mettendone a frutto le specificità. La sfida per le organizzazioni non profit rimane quella di coinvolgere e coltivare l'interesse delle fasce più giovani: in quest'ottica l'integrazione tra i canali dell'offline e dell'online, con il quale i più giovani hanno già maggiore dimestichezza, si rivela sicuramente vincente. Non dimentichiamoci infatti che questi 'futuri adulti' saranno i donatori di domani.   Il dono online è giovane e donna  Una nota di costume chiude l'approfondimento sulle abitudini degli utenti fedeli al terzo settore: chi dona online, il 39% dei rispondenti, è nella metà dei casi donna, mentre quasi due su cinque (il 37%) ha meno di 40 anni.   Non Profit Report L'edizione integrale dell'indagine che ha visto coinvolte 38 organizzazioni non profit (grandi, medie e piccole, attive in nove diversi ambiti) e oltre 20.000 contatti presenti nei loro database che hanno completato il questionario online, è disponibile per il download all'indirizzo http://www.contactlab.com/nonprofitreport Allo stesso indirizzo è disponibile l'infografica di approfondimento: "Gli utenti fedeli al non profit e il web. Il dono online e il rapporto coi social network"
Adolescenti sul web  Il 37,7% degli adolescenti italiani naviga su internet da due a quattro ore e oltre al giorno. Ancora di piu' (il 41,4%) quelli che passano lo stesso tempo attaccato al cellulare: non solo per mandare sms, ma anche per connettersi a internet (59,2%). Il tutto senza conoscere bene le insidie della rete e con il rischio di diventare cyber-dipendenti. L'allarme e' stata lanciato oggi da un'indagine conoscitiva sulla condizione di infanzia e adolescenza, presentata a Roma da Eurispes e Telefono azzurro, su un campione di 1.496 adolescenti tra i 12 e i 18 anni e 1.266 genitori. Dai dati emerge che il 42,5% dei ragazzi controlla continuamente la posta elettronica o Facebook (lo utilizza l'85,6%; il 30,8% ha piu' di 500 amici). Il 49,9% perde la cognizione del tempo quando e' online, dimenticandosi di fare altre cose. Quasi uno su cinque si sente irrequieto e nervoso se non puo' usare internet e il 17,2% ha cercato di diminuirne l'uso senza riuscirci. Il rischio di cyber-dipendenza e' piu' alto tra i giovanissimi (fascia 12-15 anni). I giovani internauti non si rivelano pero' abbastanza cauti in rete e un genitore su 5 non conosce l'attivita' dei figli sul web: solo il 46,7% si connette sui social network con persone che conosce, l'8,5% accetta amicizie anche da sconosciuti. Il 6,7% ha inviato foto o video a sfondo sessuale col cellulare, l'8% ha usato il telefonino anche per chiamare linee per adulti. Infine, il 45,7% dei ragazzi (il 25,4% e' incollato al computer per un'ora al giorno) non e' controllato da un adulto quando e' ai videogiochi e, se ci sono regole, riguardano soprattutto il tempo di utilizzo (27,9% dei casi). Il 37,5% ammette di giocare con videogiochi violenti, l'80,7% non conosce il sistema Pegi.
2011
Buco ozono: registrato record sull'Artico
Una perdita record di ozono sull'Artico e' stata registrata in marzo dal satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il fenomeno e' stato causato da venti molto forti che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, generando temperature molto basse, per cui questa massa d'aria fredda, per effetto della luce solare, ha rilasciato in marzo prodotti dei clorofluorocarburi (Cfc), come atomi di cloro e bromo, veri e propri distruttori dell'ozono.
Sull'argomento e' intervenuta anche l'Organizzazione metereologica mondiale (Omm), secondo la quale la distruzione è dovuta alla persistenza nell'atmosfera di sostanze nocive e ad un inverno molto freddo nella stratosfera. Le osservazioni diffuse dall'ente internazionale rivelano che la colonna di ozono ha registrato una perdita di circa il 40% in questa regione tra l'inizio dell'inverno e la fine di marzo, mentre il precedente record per la distruzione dell'ozono era stato di una perdita di circa il 30% su tutto l'inverno. Per l'Omm, il grado di distruzione dello strato di ozono nel 2011 sopra l'Artico è senza precedenti. Questa perdita record si è verificata nonostante un accordo internazionale che ha ridotto notevolmente la produzione e il consumo di sostanze nocive per l'ozono (come i clorofluorocarburi e gli halon) a causa della lunga durata di vita di queste sostanze.  Saranno necessari decenni prima che la loro concentrazione torni ai livelli precedenti al 1980, un obiettivo fissato nel Protocollo di Montreal sullo strato di ozono.I cittadini sono avvisati…
Trento - Firenze: due Festival per guardare oltre
Mentre un Ministro della Repubblica chiede di uscire dall'Europa, un Sindaco, il Sindaco più amato a stare ai sondaggi, decide di “portare” l'Europa in Italia. Per la precisione a Firenze. E lo fa dal 6 al  11 maggio con il Festival d'Europa: un programma intenso, più di 120 eventi, numerose le organizzazioni coinvolte ad ogni livello. Cuore dell'iniziativa, in Palazzo Vecchio, la Conferenza  sullo Stato dell'Unione ove, ad un anno dall'approvazione del Trattato di Lisbona, si farà il punto sui passi compiuti e soprattutto su quelli ancora da compiere nella direzione di una Europa più forte,  coesa e competitiva, in un momento in cui il prevalere di egoismi nazionali rischia di minarne lo sviluppo. Altra città, altro Festival. E' stato presentato ieri il programma del Festival dell'Economia di Trento che si svolgerà nel capoluogo dal 2 al 5 giugno e vedrà la città tornare ad animarsi questa volta sul tema dei confini della libertà economica con contributi ed interventi di esperti internazionali. Due Festival per riportare l'attenzione sui temi reali, concreti: debito pubblico, occupazione, Europa e le politiche di immigrazione solo per citarne alcuni. Due festival diversi, ma, azzarderei, fra loro
complementari. Perché senza sviluppo economico non c'è spazio per politiche di giustizia sociale, e allo stesso tempo non c'è rilancio economico in Italia che non passi per l'Europa. Un fil rouge sembra legare queste due esperienze territoriali, tanto distanti nella storia, nel dialetto/vernacolo, nelle tradizioni, quanto vicine oggi nelle sensibilità e nelle prospettive. Penso alla comune intenzione di investire nella conoscenza e nell'innovazione per una crescita sostenibile; penso al sano orgoglio e alla lungimirante volontà di qualificare le proprie specificità: il patrimonio ambientale e naturalistico per il Trentino con il polo tecnologico su Energia e Ambiente, ed i beni culturali e artistici per Firenze valorizzati in chiave innovativa dal distretto high tech ad essi dedicato; oppure penso ancora al desiderio di aprirsi all'Europa e al mondo che accompagna la Provincia di Trento, terra di frontiera, storico mix di lingue e culture, con la città culla del Rinascimento che ancora oggi non cessa di attirare visitatori, ma anche studenti ed intellettuali come testimonia la dimensione internazionale della sua comunità scientifica. Due esperienze che cercano di guardare oltre, con entusiasmo e capacità di visione. Qualche dato fra tutti: se Firenze sembra essere fra le prime città italiene per mobilità elettrica, con la sua flotta di più di 2.000 veicoli elettrici circolanti, il Trentino-Alto Adige dal canto suo si gioca il primato della regione italiana con la più alta densità di punti di accesso a internet senza fili (hotspot). E' da questo impegno per la generazione di processi conoscenza ed apprendimento che dobbiamo ripartire. E su queste infrastrutture, sempre più immateriali e strategiche quanto più la conoscenza
diventa il bene più prezioso, che deve riprendere a correre il nostro futuro. Elisa Filippi
Da “L'Avvenire" del 12 aprile 2011 riportiampo il seguente articolo
Non è l'Italia che deve vergognarsi  -  Bombe sì, profughi no
È possibile vergognarsi dell'Europa? Della civilissima Europa, della culla della tolleranza, dell'esprit des lois, del sogno carolingio di un'unica grande nazione con comuni radici culturali, di quel mosaico di Stati finalmente pacificati dopo due conflitti mondiali e milioni di morti il cui traguardo più nobile e insieme più esaltante è (ma forse dovremmo dire: era)lo spazio di Schengen, incommensurabile conquista etica in un continente candidato a non avere mai più frontiere interne? Sì, è possibile, e per quanto ci riguarda sta accadendo in queste ore e in questi giorni convulsi, dove quel club di ventisette nazioni che si proclama come "Unione Europea" sta offrendo al mondo - ma soprattutto a se stesso, alla propria sotterranea coscienza - la peggiore delle immagini possibili. Com'era largamente previsto, ieri in Lussemburgo è stata respinta la proposta italiana di protezione temporanea per i profughi dai Paesi del Nord Africa, la benedetta e ormai famigerata "Direttiva 55" che prevede l'immediata concessione dello status di rifugiato per un periodo di tempo limitato «a tutte quelle persone che fuggono da Paesi in cui la loro vita sarebbe a repentaglio in caso di rientro», persone che l'articolo 2 della Direttiva qualifica come «in fuga da zone di conflitto armato o di violenza endemica» o essere «a serio rischio, o essere state vittima, di sistematiche o generalizzate violazioni dei loro diritti umani». Un ritratto quasi perfetto di quelle migliaia di migranti in fuga dalle coste del Nord Africa, ma al tempo stesso un identikit che non convince la commissaria per gli Affari Interni Cecilia Malmström e ancor meno gli Stati membri, che ieri pomeriggio hanno sonoramente bocciato le richieste italiane, concedendo soltanto un'estensione dell'accordo italo-francese sul pattugliamento delle coste tunisine. Sul drammatico problema dei profughi nordafricani si è largamente speculato in ogni direzione, vuoi amplificandone a dismisura la portata catastrofica (per numero di immigrati e per l'impatto sociale che avrebbero sul territorio), vuoi brandendoli come spauracchio nei confronti di una anacronistica koiné: in altre parole, appena al di là delle frasi di circostanza, l'Europa non ha fatto altro che considerare questi poveri migranti come un vascello di appestati da tenere alla larga dalle mura fortificate del continente.Quella stessa Europa che - pur nel guazzabuglio politico e diplomatico nel quale è usa navigare, dove ciascuno si muove in ordine sparso e spinto da interessi e pressioni interne che nulla hanno a che fare con la politica estera comune della quale la Ue dovrebbe farsi carico - ha impiegato molto meno tempo ad adottare l'opzione militare. Come dire, bombe sì, profughi no. E sorvoliamo sui doppi e tripli giochi di cui la Francia si è resa protagonista: mentre Sarkozy scriveva a Barroso una lettera di critiche all'Italia e suggeriva di "chiudere" Schengen, il suo ministro mostrava solidarietà al nostro governo. A proposito del quale, pur nella discutibile sequenza di talune scelte ondivaghe, non possiamo non rimarcare come in breve tempo sia avvenuto un sostanziale recupero di civiltà, passando dal meccanico respingimento dei migranti che si presentavano alle porte di casa a quell'accoglimento provvisorio che implica il guardare in faccia le persone, per riconoscerne i diversi casi, e che può preludere all'attribuzione dello status di rifugiato. Era ora. Ma questa giusta svolta (ieri riconfermata dal ministro Maroni) ha fatto levare gli scudi a mezza Europa (e quella che conta c'è tutta). Un'Europa dove, giova ricordarlo, dalla Francia alla Danimarca, dal Belgio alla Svezia, dall'Ungheria alla Finlandia e all'Olanda s'indovina lo strepito sempre più rumoroso delle destre xenofobe e sotto traccia la palpabile paura dei governanti di perdere consenso se non ne inseguono gli umori. Valga per tutti il cinico commento di ieri di un diplomatico inglese: «Per ogni immigrato che passa è un voto in meno ai governi moderati». Ed eccola qui, finalmente la ratio, la chiave di questa contabilità da retrobottega che si maschera dietro i Trattati e si nasconde dietro solidarietà fumose e inconsistenti: paura di perdere il potere e il consenso. Una miopia politica che si avvicina alla cecità. Sì, riconosciamolo, se non con la Ue in quanto istituzione (e le parole concilianti di Barroso ieri sera l'hanno reso evidente), c'è sicuramente una crisi in atto fra l'Italia e i governi europei. E non siamo certo noi italiani a doverci vergognare. Giorgio Ferrari
Un vento di purificazione per la Chiesa (e per l'Italia)
Il “vento di purificazione”: così ha definito padre Sorge gli eventi che stanno investendo la Chiesa e la società italiana ( e forse non solo quella). In terra di Romagna (precisamente a Lugo) per una lezione ai giovani aclisti impegnati in politica, il gesuita teologo non ha smentito la sua fama di studioso acuto e profondo dei grandi fenomeni sociali. Ha subito ricordato ai presenti che la crisi attuale è una crisi di cultura e di civiltà e che non ha alcun senso avere nostalgie per trovare nei ricordi la soluzione ai problemi del presente. Con quel suo ritmo discorsivo che lo fa sembrare un tranquillo parroco di campagna, padre Sorge ha via snocciolato una serie di concetti semplici e complessi allo stesso tempo. Se la crisi e di civiltà, dobbiamo prendere atto che i modelli che avevamo sono adesso inutilizzabili. In un mondo che si sta abituando all'istantaneità (e ha citato a questo proposito la rivoluzione dell'informazione), i muri portanti del passato non ci sono più.
E allora ecco la crisi della famiglia (oggi si parla apertamente di matrimoni fra persone dello stesso sesso), la fine del lavoro sicuro per tutta la vita (sostituito da una precarizzazione che ormai accomuna sia uomini che donne) la fine della politica fondata sui valori. I cattolici, ha quindi aggiunto, non devono stare nelle sacrestie, ma devono rilanciare la dottrina sociale della Chiesa, perché  ne ha bisogno. Una dottrina sociale, ha sottolineato, che è in perfetta sintonia con la Costituzione della Repubblica. Le riforme non possono mettere in discussione quel grande documento che è la Costituzione, i cui principi rimangono di grandissima attualità. Un nuovo umanesimo,questa è la bussola per il 21 secolo, e i cattolici devo procedere nel mondo senza modelli, sapendo che intorno a loro tutto è cambiato. Prima di tutto, ha detto, è cambiata la politica, ed è arrivata al capolinea il modello di democrazia rappresentativa. Quel progetto ha salvato il paese nel secondo dopoguerra, ma oggi è in crisi. Lo stesso Parlamento non è più rappresentativo del popolo perché lì siedono persone scelte dalle segreterie dei partiti: è diventata un'assemblea figlia delle clientele. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: l'autoritarismo populista ha preso il potere, oggi non si governa, oggi si comanda perché il presente prevale sul futuro. Gli interessi privati e corporativi sono prevalenti, tanto è vero che si governa a colpi di voti di fiducia e di decreti legge. Il 18 aprile dell'anno scorso sono stati milioni gli italiani che non si sono recati a votare, e non ci può essere dimostrazione migliore della crisi del modello politico iniziato nel 1947. I cristiani dunque, devono riscoprire la politica e prendere atto che la Chiesta italiana non ha capito che i laici sono fondamentali per operare la mediazione indispensabile fra i valori non negoziabili e il miglior bene possibile che il cattolico è chiamato a fare nel mondo. Il fatto che oggi, anche in Italia, i cristiani siano una minoranza non è un male. Ci sono gli errori di una Chiesa troppo contigua al potere e anche, secondo Sorge, una disattenzione verso il Concilio Vaticano II che invece va riscoperto nei suoi principi di fondo. Oggi, ha ribadito, la crisi del mondo moderno mette in difficoltà anche una parte del clero che spesso agisce e si comporta “come se Dio ci fosse”. Ma ora è forte nella Chiesa un vento di purificazione che ci permette di individuare nuove strade per i cristiani e l'intera società, a patto, però, che si sia consapevoli fino in fondo che la pluralità di voci comporta il pieno rispetto verso  chi la pensa diversamente da noi.
Mi. Za.
"Per la nostra e la vostra libertà!"( Gen. Anders) - Una pagina di storia in comune in compagnia dell'incredibile orso Wojtek.
Dal 2 al 16 aprile, una mostra rivolta alle scuole di Imola ed alla cittadinanza tutta, il ricordo di una pagina della nostra storia recente, che ha visto procedere insieme il popolo italiano ed il popolo polacco in un desiderio condiviso di pace e di libertà. Oggetto della mostra, la storia   dell'orso Wojtek,  narrata e illustrata in un fumetto originale  dalle classi italiana e polacca, le sue vicende insieme ai suoi compagni del Corpo Polacco, dei quali era la famosa mascotte, e la liberazione di Imola attraverso una documentazione fotografica offerta dal CIDRA e dal Consolato della Repubblica di Polonia. La mostra nasce dal desiderio di proporre il ricordo di una pagina della storia recente, che ha visto procedere insieme il popolo italiano ed il popolo polacco in un desiderio condiviso di pace e di libertà. Oggetto della mostra, la storia   dell'orso Wojtek,  narrata e illustrata in un fumetto originale  dalle classi italiana e polacca, le sue vicende insieme ai suoi compagni del Corpo Polacco, dei quali era la famosa mascotte, e la liberazione di Imola attraverso una documentazione fotografica offerta dal CIDRA e dal Consolato della Repubblica di Polonia. La mostra nasce dal desiderio di proporre il ricordo di una pagina della storia recente, che ha visto procedere insieme il popolo italiano ed il popolo polacco in un desiderio condiviso di pace e di libertà.
Questo ricordo passa attraverso la scoperta di un personaggio straordinario, simbolo di fedeltà e di coraggio, un personaggio che ha entusiasmato i ragazzi italiani e polacchi: l'orso Wojtek, mascotte del 2° Corpo d'Armata Polacco, che ha attraversato, con i suoi “ compagni d'armi”, 6  Paesi e 2 continenti, per terminare la sua vita nello zoo di Edimburgo, in Scozia. Le  vicende di questo simpatico orso, narrate ed illustrate in un fumetto originale, scritto dalle classi italiana e polacca e disegnato da un'allieva polacca, Anna Kret, sono corredate da  una documentazione fotografica, offerta dal CIDRA e dal Consolato della Repubblica di Polonia, nell'intento di proporre un percorso meno “accademico” sulla Liberazione d'Italia in generale e di Imola in particolare, avvenuta anche con l'aiuto determinante  del 2° Corpo d'Armata Polacco.
Il fumetto, già tradotto in 4 lingue( italiano, francese, polacco e inglese), è il frutto  di un'intensa attività di scambio e condivisione, sostenuta dal desiderio e dalla necessità di attenersi ad una fedeltà storica  attraverso documenti  scritti  e testimoni attendibili, fra cui l'illustre professor Narebski, che hanno arricchito di particolari, talora inediti, le vicende accadute.
Attraverso questo  progetto eTwinning, i giovani autori ed i loro insegnanti, hanno avuto l'onore ed il privilegio di essere stati fra i primi a risvegliare l'interesse per Wojtek, sia nel Paese di origine dei suoi Commilitoni, sia in Italia. In questo modo, Wojtek, è diventato il simbolo di un'amicizia, che permette di trasmettere e di ravvivare una memoria storica, di creare un ponte fra le generazioni, di diffondere il senso di amicizia e di fratellanza fra i Popoli.   
Inaugurazione sabato 2 aprile -ore 10 Orario visite : Tutte le mattine, dal lunedì al sabato: ore 9-12; sabato 16 aprile: ore 9-12 e 15-17   Tel.  0542 658743 /0542  25751   
Rischio furto di identità sul web
Secondo una ricerca di Unicri e Cpp Italia, e' a rischio la sicurezza dei dati sensibili non solo di chi va sul Web regolarmente (circa 55%), ma anche di chi non ci va mai (34%). Infatti, l' 82,5% degli intervistati rilascia il nome e cognome, il 59% la data di nascita, il 48% l'indirizzo e il 33% il numero di cellulare. Pochi, per fortuna, rilasciano il numero della carta di credito o il suo pin. Secondo la ricerca, l'italiano più esposto al furto d'identità e' un giovane, dell'Italia nord occidentale, tra i 25 e i 30 anni. Dunque. Attenzione! Siate prudenti!
L'archivio di Giovanni Pascoli digitalizzato, saranno visitabili 60 mila documenti: foto, lettere, note di lavoro
Sessantamila documenti di Giovanni Pascoli e della figlia Maria, appartenenti alla fondazione di Castelvecchio (Lucca) intitolata al poeta, saranno restaurati, catalogati e digitalizzati, in tal modo entro la fine del 2012 le carte potranno essere consultate via internet. Questo grazie ad un finanziamento di oltre 166 mila euro derivante dall' 8 per mille richiesto dalla Soprintendenza archivistica della Toscana. Sara' possibile “visitare” 36 mila documenti del poeta tra note di lavoro, lettere e foto, e 24 mila della figlia Maria. La cultura italiana ringrazia!
Rinnovamento PD: alcune piccole idee
Il rinnovamento è stato il grande tema, la parola magica del 2010 nel dibattito politico ed in particolare nella dialettica interna al Partito Democratico. Molti lo invocano, fuori e dentro il PD. Ne parlano i potenziali alleati, secondo i quali la via per il rinnovamento non può che passare per le loro persone e rispettivi movimenti, ne parlano i dirigenti del PD, e soprattutto chi fra essi è amministratore locale nella convinzione che il cambiamento passi per i territori e che il partito deve confrontarsi con essi per intercettare il potenziale innovativo di quelle realtà; ne parlano con piglio polemico alcuni giovani dirigenti, e alla fine ne parlano anche gli "storici" leader e dirigenti soprattutto se incalzati dai primi, più giovani ed impertinenti. Ma ne parlano e ne discutono soprattutto gli iscritti, i militanti ed i simpatizzanti, se è vero che alla Stazione Leopolda a Firenze a novembre più di cinque mila persone si sono riunite da tutta Italia per dire: "al passato grazie, al futuro si", condividendo esperienze e proposte per costruire e rinnovare, convinti che, in fondo, il miglior modo per prevedere il futuro è inventarlo.
Ma che cos'è il rinnovamento? Dal mio punto di vista, il rinnovamento si sostanzia in almeno due piani: quello dei contenuti, dei programmi, in grado di formulare una risposta allo stato di emergenza ed isolamento in cui versa il nostro Paese per rimetterlo in piedi, e quello delle persone, del leader e della classe dirigente che di questo progetto deve rendersi protagonista. I piani sono separati, ma complementari. Per questi motivi non credo che il cambiamento anelato e necessario possa provenire da un Papa straniero (Vendola al momento), ma penso piuttosto che tale potenziale di trasformazione, per dare origine ad un cambiamento solido e non effimero, possa essere individuato solamente nel coraggio di riprendere il sogno e la scommessa di cambiare il Paese, attraverso il progetto originario del PD, quello di un grande partito democratico e riformista che nel 2008 lo ha portato ad ottenere, neonato, il 33% dei consensi. Il rinnovamento, per essere tale, non può esaurirsi infatti nel tentativo di assemblare alleanze eterogenee, che nel migliore dei casi andrebbero a costituire governi ingessati, dall'incedere claudicante, incapaci di riforme ampie e radicali che il Paese non può più attendere, in virtù del principio di conservazione dell'equilibrio interno sul quale si reggono.  Sul piano della strategia, temo non sia questa la soluzione ai problemi interni del PD, né tanto meno lo strumento sui cui far leva per rilanciare lo sviluppo del Paese. Per uscire dallo stagno politico, economico e culturale in cui siamo drammaticamente bloccati, bisogna rivendicare la forza del cambiamento. Ho conosciuto Nichi Vendola molti anni fa e ho apprezzato la sua sensibilità umana e politica, ma non credo sarà la spirituale retorica del governatore della Puglia a salvarci. Piuttosto l'operazione politica di cui Vendola si è reso protagonista nell'ultimo periodo, la cosiddetta “Opa” sul PD, fa sorgere un dubbio aristotelico. Perché delle due l'una: o Vendola e PD sono davvero soggetti diversi e politicamente alternativi nei contenuti e nelle proposte (e allora come fai a candidarti alla guida di un partito rispetto al quale ti senti alternativo?) oppure sono sostanzialmente uguali e le differenze dichiarate sono delle velleità ideali e non elementi costituivi di un progetto politico. Tertium non datur. Se vogliamo davvero contribuire al rinnovamento nel PD, nei volti e nei contenuti, nelle persone e e nei programmi, forse dovremmo iniziare a guardare con attenzione a quel prezioso patrimonio politico prima che elettorale, rappresentato dai molti iscritti, militanti ed elettori che con le loro le competenze, esperienze e valori possono essere i veri agenti del cambiamento; portatori sani di un'irriducibile compulsione a sognare e lottare per un Paese migliore e che come mostrato anche a Firenze a novembre, in altre occasioni, hanno molto da dire e da proporre per un partito moderno e riformatore, che abbia la forza per cambiare, senza sconti, ma con obiettivi ambiziosi e capacità di visione. Oltre l'era del berlusconismo, verso una Terza Repubblica.
Se davvero sogniamo un partito che torni a vincere le elezioni, iniziamo intanto a salvaguardare l'importanza della primarie, connotato politico prima che tecnico, del Partito Democratico. Non è il tempo di rifugiarsi in Sante Alleanze sotto l'ombrello dell'antiberlusconismo, ma di ricostruire la fiducia dei cittadini nel PD e prima ancora nella politica. Perchè Grillo, purtroppo, su molte cose ha ragione, a partire dalla critica della politica dei privilegi, al costo della corruzione (che non è solo immorale ma soprattutto una tara economica), ma sbaglia quando procede per semplificazioni, convincendosi che la democrazia si esaurisca in un referendum. Forse, il primo passo, è quello di tornare a parlare della buona politica, quella dei territori virtuosi contro il demagogismo populista, del sorriso della speranza sul ghigno della frustrazione che cova solo rancore, del buon senso sul massimalismo radicale, del fare comunità sul dividersi in correnti. Perchè la politica è anche e soprattutto un sogno collettivo sul quale bisogna tornare a scommettere. Elisa Filippi
La scuola di Paola Mastrocola
Paola Mastrocola, scrittrice e insegnante in un liceo nei pressi di Torino, ha appena pubblicato per i tipi di Guanda, un saggio provocatorio sulla scuola dal titolo Togliamo il disturbo: sulla libertà di non studiare. Secondo la scrittrice, il '68, Don Milani e altri importanti rivoluzionari, favorevoli alla democratizzazione della cultura e all'istruzione delle masse povere, sembra abbiano contribuito a rendere molto fragile il sistema. La scuola di oggi è in ritardo. La scuola non ha le risorse per essere ai passi con i tempi. La scuola non ha più senso di esistere, concepita come luogo in cui si trasmettono il sapere, le nozioni. Quindi Togliamo il disturbo. Ecco perché il libro di Paola Mastrocola è provocatorio. L'autrice e insegnante scrive anche delle verità scomode. Si chiede come possa, un docente, insegnare Torquato Tasso, in un contesto in cui nessuno crede più che Torquato Tasso serva a qualcosa. Ma, soprattutto, come insegnare la letteratura e in generale la cultura umanistica, in una realtà nella quale ciò che si apprende deve essere utile, traducibile in un saper fare, spendibile come punti?   È come se la cultura dei giovani, strettamente connessa con l'esterno delle mura scolastiche, nella dimensione caotica del marketing, delle parole urlate, degli insulti facili e mediatizzati, sia in netto contrasto con la cultura della scuola, dove l'apprendimento richiede presenza e lentezza. “La scuola è vecchia perché si basa ancora sullo studio: Si prende un libro, si legge, si studia e alla fine, con più o meno fatica, si sa. Un libro è un testo scritto, la scrittura è fatta di parole, le parole sono simboli, quindi leggere e studiare sono attività che richiedono una forte dose di astrazione”, scrive l'autrice (p. 74). È questo il problema che solleva Mastrocola: non è la conoscenza, il sapere, che conta, ma il saper vendere, qualcosa che sia misurabile. Non è una questione di “sola” letteratura, perché il discorso si allarga a tutte le discipline che apparentemente non sono immediatamente spendibili! E qui, la scuola “tradizionale” stride contro il marketing che vuole calcolare il rendimento effettivo di ciò che si sa. E invece è una questione di educazione alla fatica!  La vera scommessa per la scuola, forse, è quella di non perdere quei punti di riferimento validi che contribuiscono allo sviluppo, bisognoso di lentezza e fatica, di individui preparati, magari anche culturalmente (il sapere per sapere). Nello stesso tempo, siamo chiamati a rispondere ai bisogni di una fetta di adolescenti a disagio, ragazzi che hanno perso non solo il riferimento al sapere, ma anche quello emotivo. Di fronte a tutto questo, i docenti insegnano e trasmettono e studiano e imparano insegnando ed entrano in relazione, in una sfida quotidiana di notevole spessore, che inizia a settembre e finisce a giugno. E poi si documentano in un tempo di riflessioni e letture ai quali bisogna lasciare spazio. Ma c'è tutto questo oggi nella scuola? E, soprattutto, cosa chiedono alla scuola istituzioni, governo, famiglie e società? Insomma, gli insegnanti italiani sono messi male.
Un novantenne alla guida della SIAE!
La notizia è di qualche tempo fa, ma forse a qualcuno è sfuggita: il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente del Consiglio e del Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, ha nominato Commissario Straordinario della Siae un uomo che compirà presto 90 anni, a fine 2011! Si novanta, avete letto bene. C'è bisogno di aggiungere altro? Recuperate Un signore nato nel 1921, che quando è arrivata quella "piccola" rivoluzione digitale, per non parlare del formato mp3, di anni ne aveva già oltre 70, possiamo immaginare quanto sia dentro a quel cambiamento digitale che è prima causa del problema che è chiamato a risolvere. Il nuovo commissario ha così commentato: "Ho accettato per amore della cultura". Nessuno mette in dubbio il suo amore, ma forse un atto di amore ancora più importante avrebbe potuto essere quello di rinunciare a questa proposta, facendo riflettere il nostro governo sulle sue politiche di assegnazione dei ruoli di potere. Comunque, il primo compito del nuovo commissario, sarà quello di riformare lo Statuto della SIAE ed i suoi regolamenti. E' chiaro? La riforma di un ente che sta rischiando il collasso a causa della rivoluzione digitale è affidata ad un uomo quasi centenario, chiamato a gettare le basi per il futuro della gestione del diritto d'autore in Italia. Con tutto l'estremo rispetto per gli anziani, siamo oltre la soglia del grottesco. Cari artisti e musicisti, se proprio volete far parte di tutto questo, almeno riflettete sui motivi che vi spingono ad iscrivervi alla SIAE. Rifletteteci, seriamente.
Intervista a Giorgio Tonini
Non sappiamo ancora cosa succederà al governo Berlusconi; sappiamo però che il leader è in forte difficoltà e che tutti i segnali vanno nella direzione di un forte calo dei consensi. Si parla già, almeno in linea di tendenza, di fine della sbornia berlusconiana. Ma le cose stanno proprio così? Abbiamo girato la domanda a Giorgio Tonini, uno dei più autorevoli collaboratori di Walter Veltroni. “E' evidente la crisi del berlusconismo è reale ed è stata provocata da due fattori: da un lato il fallimento della prova di governo dall'altra un giudizio di indegnità morale da parte della maggioranza degli italiani. Se avesse governato in maniera efficace, probabilmente molti italiani avrebbero chiuso un occhio sui suoi comportamenti privati.” E allora come mai si fatica ad uscire da questa situazione? “A mio avviso perché il centrodestra non prevede la rimozione di Berlusconi, non è capace di trovare un altro leader politico. Berlusconi è il pilastro portante del Pdl e questo genera un blocco che non prevede, per ora, un'uscita dolce del presidente del consiglio. L'altro elemento in gioco è la mancanza di una credibile alternativa di governo. Oggi potrebbe persino esserci un ampio fronte (da Fini a Vendola), forse maggioritario, contro Berlusconi, ma non è utilizzabile come alternativa di governo (tanto è vero che si dice: un governo istituzionale per cambiare legge elettorale e alcuni elementi delle regole del gioco). Queste due ragioni rendono la situazione bloccata nel paese e in parlamento.” E allora su cosa ha fondato il suo potere e il suo carisma?, che blocca il paese. “Berlusconi è un populista che tende a individuare la causa dei nostri problemi non nei limiti delle organizzazioni esistenti e nelle regole che mostrano il segno del tempo, nei diversi capri espiatori. Se le cose vanno male la colpa di chi è? Di volta in volta è dei comunisti, della sinistra, di chi ha messo i bastoni fra le ruote e adesso della Costituzione. E' sempre colpa di qualcun altro e si rifiuta di dire la verità e cioè che l'Italia  ha un'organizzazione pubblica e dello stato antiquata e che va cambiata. E' ovvio che fare questo mutamento richiede la disponibilità della gran parte del paese e la strada sarà complessa, difficile e faticosa. Ma queste sono parole che non esistono nel vocabolario di Berlusconi perché lui è il cavalieri dei cieli azzurri. Lui pensa che affidandosi alla sua capacità di governo gli italiani staranno meglio senza dover fare alcuna rinuncia. Banalmente vende miracoli, ma sappiamo che chi vende miracoli è un imbroglione o più semplicemente un populista.”
E allora che deve fare chi guarda e pensa al dopo-Berlusconi? “Deve sgomberare il campo da questa cultura sbagliata e tornare a dire che con la partecipazione di tutti l'Italia ce la può fare. Noi siamo un paese ricco di risorse materiali (e anche immateriali), sia pubblica che privata, che oggi è usata male e abbiamo intelligenze importanti: abbiamo bisogno di una proposta politica che sappia sfruttare questo patrimonio. La tentazione del centrosinistra, invece, è quella di fare del populismo rovesciato: qual è il problema dell'Italia? Berlusconi. Eliminato Berlusconi tutto tornerà a posto. Ma le nostre due esperienze di governo hanno dimostrato che non è così. Anche noi dobbiamo chiedere qualche cosa a tutti. Prendiamo il dibattito sulla patrimoniale. Lo ha rilanciato, qualche settimana fa, Veltroni al Lingotto, quando ha detto che possiamo toglierci di dosso il fardello del debito pubblico (che ogni anni brucia 70,80 miliardi di euro di interessi) con alcune misure ben congegnate. Mettere in sicurezza la spesa pubblica (e quindi ristrutturazione di questo comparto per renderla complessivamente efficiente), riutilizzo del patrimonio pubblico (le carceri sono dei lager posti al centro delle città: nuovi istituti di pena sarebbero più civili e permetterebbero lo sfruttamento di aree molto pregiate), chiedere al 10% degli italiani che dispone del 46% della ricchezza privata (i dati sono di Bankitalia) un modesto contributo. Qual è stata la reazione? Berlusconi ha visto questa terza proposta è ha urlato subito: patrimoniale mai, ma la vera tragedia è che anche il centrosinistra si è spaventato e propone di andare al governo garantendo lo status quo senza il cavaliere. Ma questa proposta non convince gli italiani perché sanno bene  che il problema non è solo Berlusconi. Per due volte lo abbiamo sconfitto e per due volte lui è tornato perché non abbiamo fatto il passo avanti, la proposta di governo per il paese.”
Giudizio sull'Italia
Il World Economic Forum nelle scorsae settimane ha riunito a Davos i leader europei per tratte l stato della crisi economica e auspicarne rilanci a breve termine. Ma i dirigenti mondiali presenti al summit lasciano un posto a parte al nostro paese, intitolato L'Italia un caso speciale“. Così, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha dovuto sosteere la dignità di un Paese che agli occhi degli stranieri pare andare alla deriva. Durante il summit all'Italia è stata riservata una “sessione a porte chiuse” intitolata appunto “Italia, un caso speciale” con il documento introduttivo che così recitava: “Malgrado la sua storia, il suo patrimonio culturale, la forza di alcuni settori della sua economia, il paese ha difficoltà di governance e un'influenza sproporzionatamente piccola sulla scena globale. Le sue prospettive economiche e sociali appaiono negative”. Eppure il Presidente di Confindustria ha sottolineato come la forza del tessuto produttivo continua ad essere notevole, essendo l'Italia il secondo esportatore europeo dietro la Germania, il quinto nel mondo, “con punte di eccellenza non solo nei settori tradizionali ma nella meccanica, nella robotica, nei macchinari elettronici”. C'è un'Italia che va a dormire presto la sera e si sveglia altrettanto presto la mattina. Si delineno quindi pareri importanti, evidenziando quanto le prospettive economiche e sociali dell'Italia appaiono negativamente influenzate a causa delle difficoltà di governance interne. L'economista Nouriel Roubini dichiara: “Nel vostro caso il problema del governo è diventato grave, è una vera distrazione che v'impedisce di fare quello che dovreste. Siete di fronte ad accuse di una vera e propria prostituzione di Stato, orge con minorenni, ostruzione alla giustizia. Avete un serio problema di leadership che blocca le riforme necessarie” e ipotizza in modo drastico quanto possa essere possibile un contagio della sfiducia dei mercati.
Ce la farà l'Italia a risollevarsi?
Per farsi un'idea dell'Italia degli anni Duemila! Da “Il fatto quotidiano” del 8-2-2011
E Minetti disse: “A noi solo due a Ruby sessanta!”
Negli atti inviati alla Camera anche una conversazione del 18 ottobre. La giovane marocchina di nuovo senza avvocato, dopo la rinuncia di Massimo Dinoia. Ruby è di nuovo senza avvocato. Dopo Luca Giuliante, già legale di Lele Mora nel crac della Lm management, Massimo Dinoia ha deciso di abbandonare il patrocinio della giovane marocchina. “Sono abituato a vedere il mio nome in atti ufficiali. Il fatto che compaia in atti acquisiti mi disturba”, ha commentato. Gli atti cui l'avvocato si riferisce sono quelli della perquisizione nell'appartamento di Genova che Ruby condivide con Luca Risso, in cui è stato ritrovato un appunto manoscritto dalla ragazza. Il nome del legale compare  in una lista di somme: “50mila libro; 70mila Dinoia; 170mila Spinelli; 4,5 milioni ke ricevo da Berlusconi tra due mesi”. L'avvocato ha fatto sapere di avere atteso il voto della Camera di ieri prima di lasciare l'incarico, per rispetto delle indagini, e davanti alle telecamere ha aggiunto: “Devo fare questo passo per trasparenza, verso la procura, verso me stesso”. Ma gli appunti di Ruby non sono l'unica traccia dei soldi che la giovane marocchina avrebbe ricevuto. Di lei e dei suoi incassi parlano molte altre frequentatrici delle feste del premier. Con cifre, come riportato oggi dall'Espresso, a quattro zeri. Il settimanale infatti spiega che alla giovane marocchina, secondo le ragazze, sono stati dati 60mila euro. E' mezza notte e trenta del 18 ottobre 2010, quando - secondo le intercettazioni - la giovane entra nei pensieri delle altre ragazze. Per le “arcorine”, infatti, è tempo di bilanci dopo un'altra sera a casa del premier. A Villa San Martino, da quanto dicono, è rimasta una di loro, Anna, vale a dire Ioanna Visan, da quanto risulta agli atti della procura di Milano. Per le altre invece è il momento di farsi i conti in tasca. Marysthell Polanco, Miriam Loddo e Barbara (Guerra) da una parte. Nicole Minetti e Barbara Faggioli dall'altra, in auto assieme. Si confrontano in vivavoce al telefono. “Come è andata a te amo'?” chiede Minetti. Risponde Marysthell: “A me uguale, come a Barbara“. “A me due“, dice un'altra voce. “Due?” chiede conferma Minetti. “Però - cerca di giustificarsi Polanco - son venuta qua tre giorni fa“. Come a dire che le lei meriterebbe di più. Minetti ci rimane molto male: “Sai da quant'è che non… saran stato due mesi, guarda… sto schifoso, porca puttana… ma vaffanculo… va… Dopo tutto quello che è successo stasera - continua Minetti - e invece… (urla) un par de palle“. Duemila a testa, insomma, alle ragazze non sembra una cifra congrua “dopo tutto quello che è successo” nella serata, soprattutto pensando a come è andata ad altre: “Vaffanculo!!! e la Ruby?… sessanta!!!!“ dice Nicole Minetti. Le ragazze si sfogano allora in una serie di commenti, non si capisce bene se all'indirizzo di Ruby o del loro stesso benefattore: ”Faccia di merda…” “diamo tutto alla Ruby….” e un altra ribadisce: ”Sessanta”.
Per fortuna la serata non ha levato alle ragazze il senso dell'umorismo, e tutte assieme scoppiano a ridere, dicono i tabulati delle intercettazioni, della loro stessa rabbia. Finché Nicole Minetti riporta serietà: “Ma tu ti rendi conto… E una ragazza in sottofondo ripete ancora il concetto: “Ma che faccia di merda….”. Quel che non si capisce, è a che titolo e per cosa Ruby abbia percepito sessantamila euro. Dagli atti della procura, le visite della ragazza ad Arcore si fermano a maggio. Certo, però, non si fermano le richieste di denaro di lei, come riportato nelle stesse intercettazioni. Ad esempio quelle con il suo primo avvocato, Luca Giuliante, dopo che la giovane ha già affidato la difesa a Massimo Dinoia, oggi dimissionario.
Ecco una loro conversazione:  RUBY: comunque Luca, ti volevo dire anche un'altra cosa che non c'entra niente con questo discorso. Siccome, come si chiama l'altro avvocato (ride) … GIULIANTE: Dinoia. RUBY: Dinoia. E' ancora fuori per ferie e non ho avuto modo di mandarlo, perché, comunque lo chiamo e non non risponde cioé, a volte e staccato e a volte non risponde …. GIULIANTE: ma perché credo sia all'estero Massimo eh? RUBY: eee, ti volevo chiedere una cosa, siccome io eee, praticamente, non ho modo di parlare con la persona che (sorridendo) tutti e due conosciamo… GIULIANTE: annuisce
RUBY: eeeemmmm praticamente mi aveva dato una volta un aiuto, tramite sempre l'avvocato GIULIANTE: sì sì
RUBY: avrei bisogno della stesso aiuto, perché comunque in questo periodo non sto lavorando GIULIANTE: ci penso io lunedi, non ti preoccupare.  RUBY: ok. Va bene  GIULIANTE: va bene. Un abbraccio  RUBY: ciao grazie.  GIULIANTE: ciao Ruby, ciao ciao  Giuliante non è l'unico a cui Ruby chieda soldi. Lo fa, come riportato tanto negli atti della procura che nelle indagini difensive degli avvocati del premier Ghedini e Longo, anche con il ragioniere Giuseppe Spinelli, il tesoriere del premier che distribuiva i soldi alle Olgettine, dalle caparre degli affitti ai preventivi del dentista. Le richieste sono tante, ancora ad ottobre, come lo stesso Spinelli dice ai legali del premier “l'ultima volta dovrebbe essere stata il 25 ottobre 2010?.
Eppure, ancora ieri sera, il presidente del Consiglio, dopo una cena del gruppo dei responsabili sosteneva di conoscere pochissimo la ragazza marocchina. Sono quasi le due di notte quando le agenzie battono questa dichiarazione: “Mai avuto colloqui diretti con questa Ruby, è solo una ragazza che mi è stata segnalata, nulla di più. Quando mi raccontano storie tristi e commoventi io cerco sempre di aiutare il prossimo”, ha spiegato il Cavaliere. Parole che contrastano con quanto risulta dagli atti delle indagini. Proprio Nicole Minetti ha raccontato ai magistrati che una sera la minorenne Ruby si fermò a dormire a villa San Martino in una stanza degli ospiti. E l'esame dei tabulati telefonici ha rivelato che in altre occasioni Ruby rimase ad Arcore più notti. Ma Berlusconi con i Responsabili è stato categorico: “Il fatto è che sono uno generoso, se qualcuno mi dice che non può comprare una macchina io la regalo. Di solito regalo Mini Cooper…”. Quasi una excusatio non petita visto che negli ultimi due anni i giornali hanno raccontato più volte che decine e decine di Mini cooper sono state regalate da Berlusconi alle ospiti delle sue feste. E una Mini è proprio l'auto di Nicole Minetti, quella alla cui guida viene fermato con 2,8 kg di cocaina il fidanzato di Marysthell Polanco.
Morta a 14 anni, punita con 80 frustate, perché accusata di avere una relazione con un uomo sposato
Febbraio 2011 Secondo quanto raccontato dalla Bbc online, quattro persone, tra cui un esponente religioso islamico, sono state arrestate nel Bangladesh per coinvolgimento nella morte di una ragazzina di 14 anni, Hena Begum, che e' stata fustigata pubblicamente, in un villaggio del distretto di Shariatpur.  L'adolescente era accusata di avere una relazione con un uomo sposato e la 'punizione' e' stata inflitta seguendo le norme della sharia, la legge islamica: la sentenza e' stata pronunciata da un tribunale di villaggio composto da anziani ed esponenti religiosi. La ragazzina era accusata di avere una relazione con un cugino ed e' stata condannata a ricevere 80 frustate. Prima che la sentenza fosse pronunciata e' stata anche picchiata dalla famiglia dell'uomo sposato. Hena Begum e' morta dopo essere stata portata all'ospedale.
''Che giustizia e' questa? - ha detto alla Bbc il padre della vittima, Dorbesh Khan - Mia figlia e' stata picchiata fino a farla morire in nome della giustizia. Se si fosse trattato di un tribunale regolare sarebbe ancora viva''.
Cane da record, riconosce 1.022 parole
Un professore del Wofford College ha addestrato la sua border collie di nome Chaser
Non e' molto brava nel comunicare, ma di sicuro Chaser, un border collie femmina, sa ascoltare molto bene: infatti, il simpatico cane ha dimostrato di saper riconoscere ben 1022 parole, con una abilità al pari di un bambino di tre anni.  L'addestramento del cane, di proprietà di un professore dell'università che lo ha descritto in un articolo sulla rivista Behavioural Processes, e' durato cinque ore al giorno per tre anni, in cui a Chaser sono stati fatti riconoscere diversi giocattoli, corrispondenti a oggetti comuni. In tutti i test, effettuati mettendo l'esaminatore nascosto al cane per evitare di influenzarlo, la cagnolina non e' mai scesa sotto i 18 oggetti riconosciuti su 20, ed e' stata anche in grado di riconoscere tre diversi comandi associati, “zampa” e “naso”, che implicavano che si limitasse a toccarli, e “porta”'.  Il record straccia quello precedente, appartenuto a un altro border collie chiamato Rico, che conosceva però “soltanto” 200 vocaboli.
Ora, ovviamente parleranno gli scettici, mentre apprezzeranno tutti quelli che hanno cani con i quali hanno instaurato un rapporto “speciale”.  Forza, Chaser!  Ma. Pe.
Il politico Cetto La Qualunque intralcia la marcia trionfale di Checco Zalone
Gennaio 2011 - Il politico “amante du pilu,  Cetto La Qualunque” sbanca al box office. In soli tre giorni il film Qualunquemente con Albanese è volato oltre i cinque milioni (5.395.840), prende il primo posto al film detentore del record italiano di sempre, Che bella giornata, che continua però la sua marcia trionfale verso i 40 milioni (e' già a 38.656.790). Tra le new entry Immaturi va meglio di Vallanzasca - Gli Angeli del male. Sono segnali contraddittori: le persone cercano una facile evasione, oppure nella semplicità e nel riso si tende anche a riflettere seriamente sulla società italiana di oggi? Pare comunque indubbio che i film richiamino direttamente aspetti della odierna realtà del paese. Ma. Pe.
Free Italia Wi-fi  -  la prima rete gratuita in Italia
Federare a livello nazionale le reti wi-fi pubbliche del territorio sfruttando la possibilita' di interconnettere i sistemi di autenticazione e ingresso per permettere a ogni utente registrato l'accesso alle reti con lo stesso nome e password: questo l'obiettivo delle reti romana “Provincia Wi-fi” e di “Venezia citta' tecnologica”, le quali hanno unito le loro esperienze per dare vita oggi a “Free Italia Wi-fi”, la prima rete nazionale di internet senza limiti. E' stata firmata un'intesa fra il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti e l'assessore per l'informatizzazione del comune di Venezia, Gianfranco Bettin, con l'obiettivo di favorire la modernizzazione del Paese a cui servono anche infrastrutture immateriali, le quali costano peraltro molto meno di quelle tradizionali. È stato messo a punto anche il kit “Open source” per il miglioramento e l'evoluzione dei software: molto importante il fatto che hanno manifestato l'interesse ad aderire al progetto anche le province di Torino, Firenze, Potenza, Pesaro, Prato, Bari, Cosenza, Rieti e Pistoia. Si spera che l'Italia inizi a recuperare il gap che la divide da altri paesi in questo campo. Ma. Pe., gen. 2011
Intervista al presidente de Il Tondo di Lugo
A Lugo, in Romagna (e più precisamente in provincia di Ravenna), è attivo da anni un centro sociale che merita davvero la massima attenzione. Ha circa mille iscritti, la sua sede è inserita nel polmone verde della città, è ha sviluppato una politica di intervento assolutamente originale. E abbiamo voluto farci raccontare la storia di questa esperienza da Gian Battista Morganti, il presidente della struttura (e ricordiamo che è stato, per più di un anno, presidente nazionale).
“E' vero che nell'ultimo anno la crisi ha morso, e bene, i nostri anziani. Siamo sì inseriti in una delle regioni più ricche d'Europa, ma i nostri soci hanno percepito che il mondo è profondamente cambiato e non sanno come prendere le nuove misure. Qui arrivano tanti pensionati che vivono alla giornata, che fanno fatica a raggiungere la fine del mese e provo tanta rabbia nei confronti di chi dice che la crisi non ha fatto dei danni. Imiei soci sono orgogliosi e prima di chiedere aiuto cercano di arrangiarsi in tutti i modi, ma chi pensava ad una vecchiaia tranquilla ha scoperto che questa certezza non esiste più.”
Se questa è, in poche parole, la situazioni degli anziani (o di una parte di essi) come opera il Tondo?
“Intanto dobbiamo dire che, a causa dei tagli, esistono meno sostegni pubblici. Le amministrazioni cercano di resistere, ma con i bilanci magri i comuni si rivolgono sempre di più al volontariato e ora il rischio è che gli oneri per il volontariato siano troppo pesanti. Va chiarito che i due soggetti (il Comune e il centro sociale “il Tondo”) hanno compiti diversi e che giocare troppi ruoli crea confusione e scarsa operatività.”
Dove va a parare questo ragionamento?
“A un punto fermo: “il Tondo” è oggi una parte del nuovo stato sociale che sta emergendo dalle difficoltà di quello vecchio. Noi rispondiamo alle spinte che vengono dalla nostra base sociale e oggi siamo il miglior antidoto alla solitudine. La solitudine non è solo un male dell'anima, ma diventa costosa quando, per combatterla, ci vogliono, dottori, pillole e ricoveri. Insomma, siamo quelli che evitano.”
E come fate a fare questo lavoro?
“Prima di tutto ci occupiamo di chi ha difficoltà a muoversi (per visite mediche e altro ancora): chi ha bisogno di un'auto ci chiama e noi siamo in grado di rispondere alle sue esigenze. Portiamo i pasti a casa di coloro che non si possono spostare. E allora il volontario che arriva con il pranzo è anche la persona che permette di mantenere un contatto con il mondo esterno (tanto è vero che abbiamo chiesto dei cosi di formazione per chi entra in contatto con gli anziani soli). Il nuovo stato sociale non significa carità. Abbiamo bisogno di benzina e di scarpe per garantire agli anziani relazioni sociali. E' per questo che dai politici mi aspetto grande attenzione nei nostri confronti: siamo noi ad avere un rapporto genuino con i cittadini.”
E a questo punto la domanda più difficile: come vi procurate le risorse?
“La nostra ricetta è semplice: autofinanziamento. I pranzi e le cene, le serate danzanti, la tombola, la gestione del parco sono tutte iniziative che ci consentono di avere il denaro necessario per le attività sociali.
In banca, però, non abbiamo un centesimo, tutto viene speso, grazie all'impegno dei nostri volontari (sono tanti e vanno tutti ringraziati), per finanziare quel pezzo di welfare di cui ci occupiamo. Un solo rammarico: le grandi imprese del nostro territorio ci snobbano, ma a loro ricordiamo che questa comunità è di tutti, non solo di alcuni.”
Poi avete la sezione viaggi. “Per noi le gite e i soggiorni hanno tre funzioni. Dare la possibilità, a chi non potuto permetterselo, di conoscere i luoghi più belli di questo paese. Rivisitare insieme il passato, ricostruire la nostra memoria. Conoscere altre esperienze simili alla nostra e rendere più solido il rapporto fra i soci. E' anche con queste esperienze che il Tondo continua a crescere e ad essere credibili fra i cittadini.” E non resta, quindi, che augurare buon viaggio al “Tondo” e ai suoi amici.   Lugo, dic. 2010
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Il Cittadino metropolitano
Il  panorama italiano dell'informazione sta velocemente mutando sotto la spinta forte del mondo virtuale. La carta stampata va ormai verso una situazione di resistenza, più che di sviluppo, e le eccezioni positive si contano sulla punta delle dita, ogni cinque anni. Radio e TV generaliste vedono un calo costante di ascolti e le uniche realtà davvero effervescenti sono quello della Rete. Ma anche in questa ampia galassia vanno definite con chiarezza gli obbiettivi ed occorre individuare con la maggior precisione possibile quali settori hanno davvero spazi di sviluppo interessante.
E allora vediamo cosa offre oggi il web. Vi si trova quasi tutto il sapere enciclopedico, tutti i grandi media nazionale internazionali hanno la loro costola web e ormai gli stessi blog si apprestano a diventare dei veri e propri giornali on-line.
Cosa propongono questi mezzi? Mettono il pianeta a portata di mouse,  offrono una enorme quantità di informazioni, ma hanno la tendenza a diventare grandi contenitori nei quali si trova di tutto e di più. Scarseggia, invece, un richiamo locale che non si esponga all'accusa di pettegolo provincialismo. Ed occorre un'arena virtuale dove si possano confrontare riflessioni diverse, ma che hanno un denominatore comune: si discute a partire dalle concrete esperienze dei territori. Ed è questo l'anello oggi carente nel mondo dell'informazione ed è da lì che il cittadino metropolitano vuole partire. E' vero, infatti, che oggi i problemi hanno immediatamente una valenza glocale, ma quello che spesso manca nel raccontare il pianeta on the move è proprio il punto di partenza e cioè la dimensione territoriale. E questo primo filo della tela va poi messo a confronto con altri fili che si dipanano da altri paesi: e infatti “Il cittadino metropolitano” vuole partire con una piccola pattuglia di corrispondenti da altri paesi d'Europa e vuole introdurre il bilinguismo (Italiano ed inglese) in gran parte del giornale. Cercheremo di capire e per capire analizzare, nei territori, come è mutata la geografia politica e sociale delle città in un ampio cerchio che abbia come cuore Bologna e gran parte della Romagna nella loro versione di territori d'Europa.
E quindi, parafrasando il poeta latino Terenzio, (che affermava“homo sum, nihil humanun a me alienum puto”) siamo cittadini del mondo e quindi ogni esperienza contiene un po' della nostra vita. Ora potete cominciare a cliccare.

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2010

Un occhio da Londra: cosa c'è sotto le manifestazioni degli studenti in Inghilterra ? Cosa potrà accadere a breve, nelle prossime settimane e mesi ?
Il governo della Gran Bretagna si è lasciato travolgere dalla rivolta dei giovani
Direttamente dall' U. K. dal nostro inviato a Londra    Beda
E' stato un mese straordinario. Quasi di punto in bianco, il 10 novembre, una manifestazione studentesca che altrimenti sarebbe passata senza preavviso, ha posto la questione delle tasse universitarie, saldamente al centro del dibattito pubblico. I manifestanti si sono avviati presso la sede del partito conservatore a Westminster. Hanno rotto la linea di polizia che protegge l'edificio e hanno fatto irruzione attraverso di essa, tentando di raggiungere il tetto. E 'stata la prima indicazione vero che la coalizione liberal-conservatrice al governo, con una delle sue prime proposte di austerità, era sul punto di scatenare le forze di opposizione non realmente viste così decise in Gran Bretagna per più di 20 anni; bisogna riandare a Margaret Thatcher. Ma mentre ci sono voluti undici anni della Thatcher a provocare disordini nelle strade, la coalizione li ha causati in soli sei mesi. Ci sono state sempre più manifestazioni settimanali contro gli aumenti di canone, mentre le università di tutto il paese sono state occupate. La campagna semplicemente cresceva inesorabilmente fino agli eventi dei giorni scorsi, quando il Parlamento ha votato la proposta di aumentare drasticamente le tasse che gli studenti dovranno in futuro pagare per l'accesso all'istruzione superiore. Gli studenti e gli scolari hanno dimostrato a migliaia a Whitehall. Quando la polizia ha cercato di tenerli fuori dalla piazza del Parlamento, le linee della polizia sono state spazzate via (per l'impegno dei gruppi più organizzati ed esperti di anarchici) e gravi combattimenti sono scoppiati: come la Piazza è stata occupata, la polizia ha fatto ricorso alla violenza indiscriminata ed eccessiva. Edifici governativi sono stati aggrediti e anche il principe Carlo e sua moglie, la duchessa di Cornovaglia, sono stati attaccati nella loro limousine sulla strada verso una serata di gala reale in un teatro del West End. Un testimone ha detto che non appena sono stati avvistati, "tutti sono corsi verso la loro auto e la hanno attaccata". E 'stata presa a calci e colpita da bombe di vernice. E la cosa curiosa è che, sebbene il governo, una parte della stampa e sicuramente la polizia hanno tentato di denunciare la "violenza cieca" di "una piccola minoranza", queste frasi hanno trovato risonanza molto meno di quello che ci sarebbe potuto aspettare. Troppi ragazzi “normali” provenienti da famiglie “normali” sono stati coinvolti. Molti giovani hanno elogiato l'azione dei loro coetanei e i giornali non hanno dovuto cercare hnotizie: i genitori hanno annunciato che erano orgogliosi delle azioni dei loro figli anche quando questo aveva portato al loro arresto. Cosa degna di nota è il tempo molto breve -appena sei mesi- che ha impiegato la coalizione di destra a polarizzare il paese. Come si spiega la rabbia dietro le manifestazioni?
Bene, una delle cose principali di riferimento è il fatto che prima delle elezioni politiche i liberaldemocratici hanno lavorato molto duramente per il voto degli studenti. Nel suo collegio elettorale Sheffield, il Lib Dem leader Nick Clegg, è stato, secondo il leader degli studenti locali, sempre dentro e fuori l'università a raccontare agli studenti che i Lib Dems erano diversi, che non avrebbero fare promesse solo per essere eletti. Ha fatto lo stesso passo nei dibattiti televisivi tra i leader di partito. In una promessa del suo partito è stato molto chiaro sulle tariffe in questione delle tasse universitarie. Molti dei candidati del partito sono stati fotografati pubblicamente alla firma di un sindacato nazionale con l'impegno verso gli studenti di non votare per un aumento delle tasse universitarie. Nick Clegg guardando direttamente alle telecamere aveva solennemente promesso di non votare mai per un aumento. Molti studenti (e altri) lo guardarono negli occhi e pensarono bene di lui. I Lib Dems, presentandosi come una nuova forza per l'onestà nella politica, ancora prima della fine dell'anno stanno invece sostenendo i conservatori nel guidare un massiccio aumento delle tasse universitarie. Uno dei loro Ministri, Vince Cable, è responsabile nel guidare la legge attraverso il Parlamento. Il senso di tradimento è stato forte, quando il loro impegno solenne è stato cestinato. Cosa che ha fatto peggiorare le cose è la duplicità che è stata mozzafiato e i Lib Dems stanno ora pagando un alto prezzo politico. Dopo aver vinto con il 23% dei voti soli sei mesi fa, i sondaggi dicono che il loro sostegno è crollato a circa il 7%. Ma c'è un altro problema, meno pubblicizzato di quello delle tasse universitarie, che ha portato scolari e studenti a migliaia unirsi alle proteste. La coalizione ha inoltre annunciato la fine della manutenzione delle indennità scolastica. Si tratta di un assegno di £ 10, £ 20 o £ 30 a settimana versato direttamente agli scolari e agli studenti più poveri. Era stato introdotto dal governo laburista per aiutare i bambini provenienti da famiglie meno privilegiate per permettere loro di rimanere nel campo dell'istruzione, dove altrimenti le loro famiglie potrebbero non essere in grado di garantirlo. E' l'unica cosa che rende possibile per molti giovani di proseguire l'istruzione ad un livello suoeriore, in modo che essi avranno la possibilità di ottenere ulteriori qualificazioni o andare in Università. Si tratta di un brutale taglio basato sulle classi che, in un colpo, può escludere migliaia di bambini figli di lavoratori dalla scuola ed è una delle ragioni principali per cui ci sono stati contingenti enormi di bambini e ragazzi venuti a piedi dalle loro scuole ad aderire alle proteste. Molti studenti potrebbero infatti dover abbandonare l'istruzione. Mentre c'erano i disordini e le manifestazioni per protesta fuori del Parlamento, il governo ha approvato la sua proposta, ma con con una maggioranza molto ridotta di 21. La coalizione gode in realtà di una maggioranza teorica di 83. Due Lib Dem hanno deciso di votare contro la proposta e anche una manciata di conservatori han votato contro la linea del governo. In un gesto di disprezzo per quelli che si opposero agli aumenti, il primo ministro David Cameron e il suo Cancelliere George Osborne (sia istruito ad Eton, sia favolosamente ricco) hanno lasciato la camera dei Commons, non appena aveva finito il discorso. Non hanno nemmeno avuto la briga di ascoltare l'opposizione. Possono anche essere in attesa della possibilità di una Lib Dem wipe-out alle prossime elezioni (storicamente, il Labour ha sempre bisogno di una forte performance dei liberali per vincere le elezioni, come i liberali tendono a prendere più voti di distanza dal Tories e li rendono vulnerabili in circoscrizioni marginali). I Tories potrebbe calcolare che un partner della coalizione indebolita andrebbe bene per le prossime elezioni. Un altro impegno elettorale, però, può ancora tornare a danneggiare i Lib Dems ancora di più: Clegg stesso ha aperto la strada nella legislazione per permettere alle circoscrizioni di richiamare i parlamentari. Ora, sotto una proposta di coalizione, potrebbe essere attivato se il 5% dei componenti di una petizione firmata per essa. L'Unione nazionale degli studenti ha già promesso che, non appena questa legge sarà promulgata (se mai, infatti non escludo un serio ripensamento) saranno la campagna che partirà a Sheffield, e le circoscrizioni di altri leader Lib Dems, a decapitare il partito anche prima delle prossime elezioni.  Ma ci sono anche conseguenze di più lontana e vasta portata di tutto questo: in primo luogo, stiamo assistendo a grandi sezioni di una generazione più giovane, venuta di recente alla politica, radicalizzata come da un incendio, un processo che viene accelerato dalla risposta inspiegabilmente con mano pesante della polizia, come sono stati "kettling" (contenere in un unico posto per molte ore), migliaia di bambini e giovani e indiscriminatamente assalirli. I Tories, malgrado l'immagine moderna con cui Cameron è riuscito a convincere molti elettori, è stato il nuovo volto del conservatorismo, si è esposto come il vero figlio della Thatcher, deciso a decimare il settore pubblico per finanziare un programma di tagli fiscali per le prossime elezioni. E i Lib Dems sono in aperto staato di paura, la loro base di sinistra è profondamente traumatizzata dalle azioni della leadership, ma per il momento detestano litigare con loro pubblicamente e ancora stanno dando loro qualche beneficio del dubbio. Che durerà fino al prossimo maggio, quando il partito si può aspettare di essere completamente devastato nelle elezioni locali. A quel punto la stessa coalizione sperimenterà i suoi primi seri problemi. Ma gli eventi hanno anche fornito argomenti potenti per coloro che sostengono l'azione diretta contro questa e altre misure di austerità prossime venture, indicazione potente di almeno tacito sostegno all'azione diretta.
Aspettatevi un mucchio di spinta al rinnovamento. Londra, dic. 2010

GLI ULIVISTI SCRIVONO AL SEGRETARIO DEL PD
ABBIAMO PERSO LA BUSSOLA. APRIAMO UNA FASE DI RICERCA IN CAMPO APERTO
Caro Bersani,
quasi tutte le parole che negli ultimi diciotto anni hanno accompagnato, descritto e guidato il nostro cammino comune hanno perso il loro senso. Non sorprende che in politica le parole mantengano una qualche distanza dai fatti. Nel nostro caso questa distanza ha superato tuttavia da tempo il livello di guardia. Mentre si allontanano dal loro significato e dai fatti le parole si allontanano da altre nostre parole mettendo in causa assieme al nostro comune linguaggio politico la capacita' di parlarci. Progetto, posizionamento, democrazia governante, scelta maggioritaria, alternativa, bipolarismo, vecchio ulivo, nuovo ulivo, primarie, democrazia di partito, partito nuovo, e la stessa categoria di partito sono le piu' importanti tra queste, ma non le uniche. Comunque troppe. Dire che abbiamo perso il bandolo e' il ricoscimento doveroso del sentimento che si va impadronendo di noi. Ritrovarlo e' urgente e imprescindibile per continuare il cammino. Il minimo e' riconoscere la necessita' di aprire una fase di ricerca. Cerca tuttavia solo chi pensa di non disporre piu' di quello che cerca. Quello che accomuna chi ti scrive e' questo. Ma assieme a questo siamo accomunati dalla convinzione che questa ricerca non possa essere piu' contenuta nei rituali e nelle procedure di partito e debba svolgersi invece con assoluta liberta' tra i cittadini senza riguardo alle appartenenze formali e agli adempimenti formali. E' questa la prassi che peraltro si e' affermata da tempo inducendo le diverse componenti a darsi strumenti, luoghi e strutture nelle quali riconoscersi dentro e oltre il partito. E' questa la prassi che ha spinto i massimi dirigenti del partito, a cominciare da te, a svolgere le loro posizioni a prescindere da deliberati, sedi, e ruoli formali di partito. Lo diciamo con rammarico, ma senza polemica, costretti a prendere atto di una realta' ormai consumata. Riconosciamo infatti che le sedi di dibattito si sono ormai separate da quelle della decisione, il vero dibattito del partito si svolge ormai fuori di esso, e le decisioni assunte quasi sempre fuori dagli organi competenti.  
Per questo motivo, cosi' come ieri non e' stato possibile procedere ad un confronto nel gruppo parlamentare della Camera muovendo da un confronto con i dirigenti, come te e D'Alema, che nei giorni precedenti avevano rappresentato pubblicamente la posizione del partito, penso che non ti sorprenderai se d'ora innanzi, a cominciare dalla prossima riunione della Direzione Nazionale, valuteremo l'opportunita' di prendere parte alle riunioni di partito in relazione al rilievo degli oggetti in discussione, alla trasparenza del dibattito, e alla possibilita' di prendere decisioni fondate su dibattiti approfonditi e assunte in contradditorio su documenti riconoscibili. Riteniamo infatti non produttivo continuare con la pratica delle riunioni chiamate a sancire con frettolosi voti unanimistici decisioni gia' assunte e comunicate sui giornali, o letture propagandistiche della vicenda politica. Con l'augurio che il nuovo anno sia per te, per tutti i democratici, e per l'Italia tutta un anno nuovo, ti salutiamo con amicizia.  
Arturo Parisi; Mario Barbi; Antonio La Forgia; Andrea Papini; Fausto Recchia;
Giulio Santagata; Albertina Soliani Roma, dic.  2010

Un occhio da Bruxelles: società ed economia in Italia ed Europa
Quanto conta l'Italia in Europa?      di Elisa Filippi
Mi è stato chiesto di scrivere una riflessione rispetto a quanto conta l'Italia in Europa. Volevo tentare di formulare una riflessione originale, che andasse oltre il luoghi comuni di un Paese sulle copertine della stampa europea  per  i festini del proprio Presidente del Consiglio, una riflessione che andasse oltre gli imbarazzi diplomatici e che parlasse invece della parte sana del nostro Paese, ovvero del “popolo” che rappresenta l'Italia in Europa. Ho pensato allora ai giovani ricercatori che si recano nelle università europee attirati dalla qualità della ricerca, ma anche dalle condizioni economiche che la rendono possibile, ai molti tirocinanti che giungono a Bruxelles con l'entusiasmo di lavorare per l'Europa e il più delle volte si trovano a lavorare non retribuiti e sulle spalle dei genitori, o ai funzionari delle istituzioni europee, ai molti professionisti che hanno deciso di scommettere in un progetto globale. Riflettendo su questo, mi è venuto da chiedermi però se non sia forse il caso di domandarsi prima: quanto conta oggi l'Europa per l'Italia?
A giudicare dall'investimento di questo governo nella formazione e nella mobilità scientifica delle nuove generazioni: molto poco. L'Europa è considerata bacchettona quando evidenzia l'incongruità dei comportamenti del nostro Presidente del Consiglio e allo stesso tempo immorale quando si batte per il riconoscimento dei diritti delle unioni civili. L'Europa è percepita poi con insofferenza e ingratitudine, come una tediosa rompiscatole, quando pretende trasparenza e precisione nella rendicontazione dei finanziamenti che essa stessa eroga per la realizzazione di interventi pubblici. Come se il principio della responsabilità nella gestione del denaro pubblico fosse un peso. Il timore è che, grazie anche ad una certa stampa, che in Italia sa essere compiacente quanto distratta,  l'immagine veicolata delle istituzioni europee sia prevalentemente quella di una  rigida burocrazia, che ingessa, che pone divieti e vincoli, che sanziona. L'Europa non significa solo regole e limiti, ma anche e soprattutto opportunità, bacino di buone pratiche, concentrato strategico di risorse economiche, sociali e culturali. L'Europa ha saputo mostrarsi negli ultimi anni come l'arena politica in cui numerose ed importanti battaglie sono stata condotte; fra tutte la vera posta in gioco rispetto al futuro delle nostre economie  è stata e viene dibattuta in quella sede attraverso la formulazione di precise politiche economiche e finanziare come ci mostra anche l'agenda del Consiglio Europeo del prossimo 15-16 dicembre. Tra le priorità economiche e sociali, la sfida che è stata individuata come strategica, da Lisbona in poi, è certamente quella di rendere l'Europa l' economia basata sulla conoscenza più competitiva al mondo.  
E' una scommessa che coinvolge tutti e soprattutto un Paese maturo come l'Italia, per cui non è più immaginabile competere per fattori come il costo del lavoro e per cui l'unico vantaggio competitivo resta la creatività, la ricerca, l'innovazione.
Su questo fronte come è messa l'Italia rispetto al resto dell'Europa?
I dati dell'European Innovation Scoreboard, strumento creato dalla Commissione Europea per monitorare i risultati della Strategia di Lisbona, parlano purtroppo chiaro: su 37 paesi analizzati l'Italia si posiziona solo al 23° posto nella graduatoria, con un punteggio che la colloca al di sotto della media europea  e a notevole distanza dai paesi più avanzati.
Anche i settori “leggeri” del Made in Italy (come il tessile, manifatturiero) che fino a qualche anno fa presentavano dati più incoraggianti, mostrano oggi, in alcuni casi, preoccupanti segni di un sistema che necessita di essere urgentemente riformulato (si pensi alle sorti dello stabilimento OMSA a Faenza). Una politica che sostenga l'innovazione nei processi produttivi richiede un approccio sistemico, per sua natura trasversale e complesso. L'aspetto che in questa sede mi interessa evidenziare è come anche e forse soprattutto in questo settore la dimensione europea appaia cruciale. La ricerca e l'innovazione hanno bisogno, per prosperare, di sistemi aperti, interconnessi che possano contare su una massa critica di risorse: finanziaria, infrastrutturale, tecnico-scientifica, propeduetici alla “cross-fertilisation”. L'Europa, anche come fonte di stimoli e bacino di buone pratiche, può fornire questo contesto.  Basti pensare, che quasi la metà di quei 141,5 miliardi di euro che costituiscono il bilancio europeo è stata destinata nel 2010 a sostenere la competitività e la crescita sostenibile dell'Unione Europea. Si tratta di politiche e programmi che creano le condizioni per lo sviluppo di progetti di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico, incentivano la competitività delle piccole e medie imprese e promuovono l'occupazione e la coesione territoriale. L'assenza di una seria politica industriale, la frammentarietà e la trascuratezza  delle proprie infrastrutture accademiche e scientifiche rendono difficile per l'Italia valorizzare le proprie eccellenze e beneficiare delle politiche messe in atto in ambito europeo. La dimensione europea, che fornisce la massa critica qualitativa e quantitativa, ed il dinamismo dei sistemi locali (Università - impresa, distretti tecnologici, clusters dell'innovazione) possono costituire il binomio vincente nella sfida globale per lo sviluppo. Rispetto agli interrogativi iniziali, si potrebbe rispondere alla luce di queste considerazioni affermando che in questo momento l'Italia in Europa conta relativamente poco e che allo stesso tempo in Italia si investe poco per essere in Europa, percepita come uno scenario distante e talvolta estraneo.
A dispetto della miopia politica di una destra caciarona e provinciale, l'attuale scenario emergenziale ci impone però di riportare l' Italia al ruolo di “bottega e fabbrica dell'innovazione” per avere un ruolo più forte in Europa, per avere un'Europa più competitiva. Riportare l'Italia in Europa e fare leva sull'Europa per rilanciare l'Italia dovrà essere l'impegno per una classe politica responsabile e riformista, che sappia trainare lo sviluppo del Paese e rafforzarne le istanze e la reputazione nello scenario internazionale.
Bruxelles, dic. 2010

2009
Un miliardo di persone “naviga”
(gennaio 2009) Un miliardo di esseri umani naviga in internet. La società americana di rilevamenti statistici ComScore ha annunciato che nel mese di dicembre il numero di internauti mondiali ha superato la fatidica soglia di un miliardo: il numero totale è probabilmente anche più alto, in quanto ComScore non include nelle misurazioni gli utenti di età inferiore ai 15 anni, o quelli che usano il web attraverso il cellulare. Il presidente della ComScore ha inoltre sottolineato che ben presto si supererà quota due miliardi: «Supereremo quella soglia prima che ce ne rendiamo conto. E supereremo i tre miliardi anche più velocemente». Il numero più alto di navigatori si registra in Cina, con 180 milioni di internauti, gli Usa sono al secondo posto con 163 milioni e il Giappone al terzo con 60. Se si considerano le percentuali le posizioni si invertono: negli Stati Uniti la percentuale di navigatori rappresenta il 61 per cento del totale della popolazione, in Giappone il 47 per cento e in Cina il 32 per cento. L'Italia è dodicesima (viene dopo anche Germania, Gran Bretagna, Francia, India, Russia, Brasile, Corea del sud e Canada), ha un totale assoluto di 21 milioni di internauti, il 35 per cento della popolazione (59 milioni e 800 mila circa). ComScore conferma che il sito più visitato in assoluto nel mondo è Google, che nel mese di dicembre ha contato 777 milioni e 900 mila utenti, seguito da Microsoft con 647,9 milioni di visitatori, Yahoo con 562,6, Aol con 273 milioni, Wikimedia con 272 milioni e 998 mila, eBay con 240 milioni e 947 mila e Facebook con 222 milioni e 792 mila. Il sito di socializzazione Facebook ha riportato nel mondo una crescita record del 127 per cento nel 2008. Al di là degli studi della ComScore, le cronache ci informano che in questi giorni è stato infranto in internet un altro record: il giorno dell'insediamento di Barack Obama il pubblico televisivo è stato secondo a quello che seguì l'insediamento di Ronald Reagan nel 1981, ma in internet si è verificato un picco eccezionale di ”visioni” in streaming: la Cnn ne ha registrate 27 milioni, la Msnbc 10, e il New York Times e Wall Street Journal insieme 7 milioni
CITTA' DEL VATICANO, Gennaio -  Il Vaticano allestira' su Google un proprio canale con discorsi, immagini, filmati e notizie del e sul Papa senza mediazioni. Si tratta di un nuovo progetto tra Radio vaticana, Centro televisivo vaticano e Google, presentato venerdi' 23 gennaio in sala stampa vaticana, tra gli altri dal managing director media solutions di Google Henrique de Castro e dal direttore del Centro televisivo vaticano e della Radio vaticana, padre Federico Lombardi
ICANN vuole liberalizzare internet con i domini generici
Internet Corporation for Assigned Names and Numbers ha approvato un piano per la concessione alla registrazione di domini generici: è una rivoluzione che renderà il mondo di internet ancora più variegato e libero. Quando l'operazione scatterà, gli utenti potranno scegliere una qualunque estensione per il proprio sito, invece di utilizzare i classici .com e .net. Sarà permesso anche l'utilizzo di caratteri non latini per i siti internazionali come quelli russi o cinesi. Il direttore di ICANN, Peter Dengate Thrush, parla di un cambiamento epocale, che verrà ricordato per sempre come pietra miliare nello sviluppo di Internet: "I nuovi domini generici di primo livello apriranno gli orizzonti di Internet, e lo diversificheranno a somiglianza delle persone che lo utilizzano". Si parla di prezzi estremamente superiori per i domini "personalizzati", rispetto a quelli già esistenti: si tratta comunque di una metamorfosi non gradita a tutti; qualche gruppo di hacker, poco entusiasti della notizia, ha attaccato il sito ICANN: sicuramente un colpo che non ha giovato all'immagine dell'organizzazione no profit ICANN.
Euro: Dieci anni di vita, oggi moneta riferimento nel mondo
Era stato il sogno di una vita degli europeisti convinti, ha suscitato poi alternativamente l'entusiasmo o le critiche serrate di molti, e dopo 10 anni di vita, l' euro e' ormai a pieno titolo una delle monete di riferimento nel mondo, arrivando addirittura a minare valute concorrenti del peso del dollaro e della sterlina. E per gli italiani, cosi' come per tanta parte dei cittadini europei, e' un compagno di vita quotidiano. Dopo il debutto virtuale del 1-1-1999, la moneta unica ha iniziato a riempire fisicamente i portafogli dei cittadini degli 11 paesi che lo avevano adottato fin dall'inizio a partire dal gennaio 2002. Una vera e propria rivoluzione che forse e' stata ancora piu' rilevante per gli italiani: da Aosta a Palermo, infatti, 57 milioni di persone, dando l'addio alla lira, si son trovate a dover improvvisamente familiarizzare con i centesimi.
Ricordiamo a chi si trova qualche pezzo delle vecchie lire nei salvadanai ha ancora la possibilita' di cambiarlo almeno fino al 2012. Tuttavia, l'euro non ha mancato di suscitare malumori e critiche: il principale appunto, anche in Italia, e' stata la coincidenza con il forte rialzo dell' inflazione e l'aumento dei prezzi.Insomma, i consumatori devono continuamente stare all'erta.
2008
Nescape in pensione
Dai primi del 2008 Aol non fornirà più alcun supporto per lo storico browser Netscape.
La notizia è stata resa nota attraverso il blog ufficiale, dove si riepiloga il "glorioso" passato del software di navigazione, il primo dotato di interfaccia grafica ed il più diffuso sul mercato negli anni '90.
Perso drasticamente il suo primato, Netscape ha cominciato un inesorabile declino, al quale hanno contribuito la crescita esponenziale di Internet Explorer, ma anche di altri software come Opera e Firefox, non riuscendo a salvarsi neanche grazie al rilascio della versione 9 lo scorso ottobre.
Aol, che ha acquisito nel 1997 il prodotto sviluppato in origine da Netscape Communications, ha così deciso di "staccare la spina", consigliando di passare a Firefox.
Gli affezionati potranno, naturalemente, continuare ad utilizzare il vecchio browser, ma non potranno più contare su aggiornamenti o patch di sicurezza.
Compleanno di Internet
Internet oggi compie 20 anni: è stato il Cnr a depositare il primo dominio nazionale e a far nascere la rete italiana, la quarta in Europa. Ed e' ancora l'Iit-Cnr a registrare i domini nel nostro Paese, che nel frattempo sono diventati un milione e mezzo, sesti al mondo per diffusione, e che crescono di 20mila al mese. La newsletter dell'Istituto ricorda la ricorrenza con le testimonianze dei pionieri di allora. Il 23 dicembre 1987 e' nato "cnr.it", il primo nome a dominio italiano. Oggi l'Internet made in Italy compie vent'anni, consolidandosi al sesto posto nel mondo tra i registri nazionali (".de" per la Germania, ".uk" per l'Inghilterra, ".fr" per la Francia, etc.) per numero di domini attivi. Ricordi e aneddoti di personaggi lontani dai riflettori, ma che hanno fatto scoccare nel nostro Paese la scintilla di una delle piu' grandi rivoluzioni della storia recente, sono raccolti in un numero monografico di "Focus.it". Il primo collegamento alla rete Internet, il 30 aprile del 1986, avvenne da Pisa agli Stati Uniti, passando per il satellite e fu il frutto del lavoro dei ricercatori dell'allora neonato Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce). Alla stessa struttura, venti mesi dopo, le autorita' americane che regolavano, e regolano ancora, la rete assegnarono la gestione del Registro dei domini .it in virtu' delle competenze tecniche e scientifiche maturate dai suoi esponenti, quarti in ordine di tempo in Europa ad adottare l'Internet protocol. Il servizio di registrazione, tecnicamente "Registro del ccTld .it", oggi e' gestito dall'Iit-Cnr di Pisa, erede del Cnuce. Siamo sicuri che Internet farà ancora molta strada.

2007
Mappa del popolo Internet
In attesa della banda larga per tutti, si cerca di capire come e dove vive per ora il grande popolo di Internet. Se ha accesso all'Adsl o ancora si connette tramite l'antidiluviano modem analogico a una velocità risibile di 56k. Chi si può permettere una tecnologia senza fili, il Wi-fi, o chi ha scelto la connessione via telefonino con l'Umts. E anche quali contenuti e servizi preferisce. Se usa il computer per fare spese, tramite l'ecommerce o non si fida, se accede alla pubblica amministrazione con tanto di firma elettronica o fa ancora la fila allo sportello. Quale operatore preferisce.Lo vorrebbe sapere anche il Comitato Banda larga istituito dal governo, una task force integrata tra ministeri delle Comunicazioni, degli Affari regionali e delle Riforme, che ancora sta cercando di fare una mappatura delle utenze.  È così tanto più indicativa la ricerca che nel frattempo ha realizzato eBay Italia con la collaborazione di Research International, sulle propenzioni del popolo di Internet del Belpaese. La ricerca contiene alcune indicazioni nuove. Ad esempio si scopre che il primo utilizzo di Internet per la maggior parte del popolo della Rete in Italia è per leggere le notizie (l'attività più frequente per il 57%) e cercare informazioni tramite i motori di ricerca (91%), prima ancora che per scambiarsi messaggi sulla posta elettronica (attività prioritaria per 8 italiani su 10). Mentre utilizzare il computer per scaricare musica, film, chattare o comunque divertirsi occupa il primo posto solo per il 37 percento del popolo dei navigatori virtuali. Curioso è anche sapere che sono soprattutto le donne a curiosare sui siti dell'ecommerce per fare acquisti online. Sono in particolare gli uomini più giovani (18-34 anni) a passare più tempo sul web, con una media di 8 ore settimanali. Ma da dove si connettono i nostri connazionali? Circa 28 milioni di italiani tendono a collegarsi ad internet tra le comode pareti di casa, soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni. Gli italiani tra i 35 e i 44 anni, sia uomini che donne, si connettono invece prevalentemente dal luogo di lavoro. La ricerca eBay-Research ha evidenziato come l'atteggiamento degli italiani rispetto alla navigazione sul web possa variare anche a seconda delle dimensioni del luogo di residenza. Dai risultati ottenuti risulta che i centri con oltre 100mila abitanti del Nord-ovest e del Centro sono più attivi su Internet (con 7 e 6 ore medie rispettivamente) dei centri più piccoli delle stesse aree geografiche (circa 5 ore settimanali). Sono in particolare Firenze e Palermo a condurre la classifica con una media con 8 ore settimanali online (Pesaro e Brindisi 6 ore medie settimanali). Chi vive al sud tende poi a chattare più spesso (11%) e dedicarvi maggior tempo rispetto ai connazionali del Centro-nord. Sono sempre gli abitanti del sud ad acquistare di più in Internet come anche a partecipare più spesso alle aste online. Insomma, a Palermo e Pesaro si utilizza di più eBay.it rispetto che a Milano. Più nei grandi che nei piccoli centri. Ma magari proprio perché nei piccoli centri la connessione stabile tramite l'Adsl è molto meno diffusa.  Come mai si paga tanto per avere un servizio peggiore? Sia secondo Altroconsumo sia secondo Anti Digital Divide la colpa è del sostanziale monopolio dei collegamenti Internet in capo all'ex azienda di Stato: la Telecom. Ma proprio nelle ultime settimane l'ultimo miglio è stato conquistato anche da operatori che applicano tariffe molto più convenienti, in linea con gli standard europei, come Tele2 (valutazione di Altroconsumo). E quindi nel futuro non molto lontano, Wi Max o meno, si potrà effettivamente arrivare, anche per effetto di una riduzione dei costi, a una percentuale del 90 percento di copertura Adsl della popolazione italiana. Percentuale che, in attesa dei dettagli della mappatura del Comitato Banda larga, comunque si sa che è ancora un sogno.
Definiti gli "ecoreati"
Questi gli ecoreati che saranno penalmente perseguibili:
1) scarico, emissione o introduzione di una quantità di materiali o radiazioni ionizzanti nell'atmosfera, nel terreno o nell'acqua che provochino la morte o gravi lesioni a persone; 2) scarico di materiali o radiazioni che rischiano di provocare morte o lesioni o nuocciano alla qualità dell'aria, della terra o dell'acqua, della fauna o della flora; 3) trattamento, eliminazione, stoccaggio, trasporto, esportazione o importazione illecite di scorie pericolose; 4) sfruttamento di fabbriche dove si svolgono attività pericolose o sono immagazzinate sostanze pericolose; 5) trasferimento illegale di scorie a scopi di lucro in soluzione unica o in operazioni frazionate; 6) fabbricazione, trattamento, stoccaggio, uso, trasporto, esportazione, importazione illecite di materiali nucleari o altre sostanze radioattive pericolose; 7) possesso, cattura, uccisione, danneggiamento o commercio illecito di specie animali e vegetali protette o di parti di esse; 8) danneggiamento di habitat protetto; 9) commercio o uso illecito di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono.
Queste le pene detentive -che devono essere "proporzionate e dissuasive"- previste dalla direttiva europea per gli ecoreati:
a) da 1 a 3 anni di carcere per le violazioni più gravi che abbiano provocato danni sostanziali alla qualità dell'aria, della terra, dell'acqua o della fauna e della flora; b) da 2 a 5 anni se la violazione, con negligenza grave, ha provocato la morte o gravi lesioni a persone, siano state commesse deliberatamente o nel quadro di un'organizzazione criminale; c) da 5 a 10 anni per le violazioni gravi e deliberate dei reati n. 2,3,4,5,6 e 7.
Le sanzioni pecuniarie vanno da 300.000 a 500.000 euro per i reati meno gravi, a 500.000-750.000 per quelli commessi deliberatamente o nell'ambito di organizzazioni criminali, fino a 750.000-1.500.000 per i più gravi.

2006
Google offre mini-programmi per creare un sito Internet
Google offre una gamma di mini-programmi gratuiti per concepire siti Internet, nel tentativo di attirare nuovi clienti nel portale Google.com. La nuova offerta del numero uno al mondo della ricerca online gli permette così di prendere un ampio margine di vantaggio sui concorrenti Apple, Yahoo e Microsoft, considerando anche che i mini-programmi potranno essere utilizzati solo dopo aver installato nel proprio computer un programma speciale o il desktop virtuale scaricato dal portale di Google. Questi Google Gadget, che sono già disponibili sulla pagina personalizzata di Google oppure tramite l'installazione del programma Google Desktop, possono essere utilizzati anche sui siti Internet esterni. Si tratta di 1.220 codici Html che funzionano come delle applicazioni dinamiche una volta che vengono inseriti in una pagina Web. I mini-programmi sono estremamente vari e solo una piccola parte di essi è stata sviluppata direttamente da Google, mentre tutti gli altri vengono da programmatori indipendenti in cerca di distributori per le loro creazioni originali.  Una lista dei Gadget si può trovare all'indirizzo http://www.google.com/ig/directory?synd=open/.
Internet batte tutti i record: superati 100 milioni di siti web
100 milioni di siti internet registrati in poco più di dieci anni. E' questo il record storico raggiunto dalla "grande rete" dove, in poco tempo, i siti web si sono moltiplicati con una crescita esponenziale delle registrazioni. Nel 2004 erano 50 milioni gli indirizzi "url". La cifra è raddoppiata in soli due anni e mezzo. Dei 100 milioni di siti, più della metà (54 milioni) sono stati aperti negli Stati Uniti. Il resto sono registrati in giro per gli altri continenti, con l'Africa come fanalino di coda. Le origini di internet risalgono alla fine degli anni 60, quando gli americani nel 1969 pensarono ad un collegamento tra computer per lo scambio di dati ad uso militare. Ma il primo collegamento tra due pc avvenne prima, nel 1957 per opera del professor Joseph Licklinder. Da quel primo geniale esperimento è nata a poco a poco una vera e propria città virtuale, una comunità dove l'umanità può scambiare di tutto. Una rete mondiale, il World Wide Web, dove per entrare basta un computer e una connessione, con o senza fili. Nel 1995, quando un'organizzazione chiamata Netcraft cominciò a tenere il conto di quanti siti fossero stati aperti, i website erano già 18mila. Ci vollero quasi 10 anni per arrivare ai 50 milioni nel 2004 e poi, in soli due anni e mezzo, è stata passata la frontiera dei 100 milioni. La tendenza sembra destinata a continuare di questo passo e non ci sono limiti alla potenziale espansione futura. L'accelerazione è inarrestabile: nei primi dieci mesi di quest'anno sono nati 27 milioni di siti.
Arriva la «Adsm», nuova rete a banda larga in piena mobilità
Arriva la rete a banda larga mobile Adsm di 3 Italia. È il primo esempio di offerta commerciale legata alla tecnologia Hsdpa, che permetterà agli utenti di «viaggiare» fino a 1,8 Mbit al secondo. Realizzata con il supporto tecnologico di Ericsson, la nuova rete, già operativa dal 1° marzo a Roma con 300 antenne, sarà progressivamente estesa in tutta Italia. L'obiettivo è quello di cablare Milano entro la fine di maggio ed arrivare a circa 160 città a luglio, raggiungendo così il 35 per cento di copertura del territorio nazionale, e superando il 60 per cento alla fine del 2006. La tecnologia Hsdpa (high speed downlink packet access) offrirà agli utenti servizi a banda larga in piena mobilità, con prestazioni paragonabili a quelle della tecnologia Adsl su rete fissa: ciò permetterà di accedere agevolmente ai servizi multimediali legati alle abitudini quotidiane, come internet o la televisione. Sarà possibile utilizzare l'Adsm in molti campi, a partire da quello medico: potranno essere fruiti in mobilità applicazioni di telemedicina e telediagnosi, rilevamenti sulla qualità ambientale, servizi per il cittadino decentrati, iniziative per la valorizzazione del patrimonio turistico e ambientale. Insomma, il futuro è già qui con noi!
“Podcast” eletta parola dell'anno
La parola «Podcast» è stata dichiarata parola dell'anno dal dizionario New Oxford. Il termine nasce dalle parole «iPod» (il popolare riproduttore di mp3 di Apple) e «broadcasting». Benché l'iPod sia probabilmente il player mp3 scelto da molti dei primi utilizzatori del podcasting, non è necessario utilizzarlo per usufruire di questo metodo di distribuzione di contenuti. Un podcast è molto simile alla sottoscrizione di un magazine audio: l'abbonato riceve regolarmente programmi audio trasmessi via Internet e può ascoltarli nelle modalità che preferisce. I podcast differiscono dalle trasmissioni audio tradizionali su Internet in due aspetti importanti. Nel passato, gli ascoltatori dovevano o collegarsi ad una radio online ad un certo orario o dovevano effettivamente scaricare i file audio da pagine web. L'Oxford dictionary ha scelto questa parola come termine dell'anno perché secondo gli esperti era una parola sconosciuta che adesso è entrata nell'uso comune. Chiunque abbia un computer, un telefono, un lettore mp3, può creare un podcast e quindi ne conosce il significato.

2005
Internet: il 7 dicembre via al suffisso .eu
Register.it: già pervenute 50.000 richieste da tutta Europa.  Ma fino al 6 febbraio 2006 solo enti pubblici, organismi governativi e titolari di marchi registrati potranno candidarsi alla registrazione Sta per partire l'avventura dei siti internet europei. Dal 7 dicembre i navigatori del Web appartenenti a uno dei 25 paesi membri dell'Ue potranno infatti cominciare a registrare i propri domini Internet a targa “.eu”: il nuovo suffisso, che si aggiunge ai già celebri “.com”, “.it” o “.net”, può contare su un bacino di oltre duecento milioni di potenziali utenti (a tanto ammonta la popolazione connessa a Internet in Europa. Uno dei principali registrar italiano, Register.it, del gruppo Dada, ha annunciato di avere raccolto già oltre 50mila richieste in meno di un mese: si ricorda che era stata data la possibilità di effettuare richieste multiple. Le prenotazioni gratuite per il .EU termineranno il prossimo 31 agosto: fino a quella data chiunque lo desideri potrà prenotare gratuitamente qualsiasi nome con la nuova estensione europea.  attraverso il form disponibile a questo indirizzo . Dal 7 dicembre al 6 febbraio 2006 solo enti pubblici, organismi governativi e titolari di marchi registrati potranno candidarsi alla registrazione di un dominio “.eu” (al fine di evitare un accaparramento indiscriminato); nella seconda fase, dal 7 febbraio al 6 aprile 2006, ci sarà spazio anche per i titolari di altri diritti considerati prioritari e protetti dalle leggi nazionali dei singoli stati. Infine, dal 7 aprile, l'apertura totale delle registrazioni: chiunque, con il solo limite della maggiore età e della residenza in uno degli stati membri Ue, potrà registrare un numero illimitato di domini a targa “.eu”. Il primo arrivato avrà diritto di priorità
Internet senza fili presto in tutta Italia
Sarà possibile connettersi al web senza fili da tutta Italia. Questo il contenuto del decreto firmato il 5 ottobre dal Ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi. Con il decreto in pratica si estende l'ambito di applicazione del Wi-fi a tutto il territorio nazionale. Chi vive nei piccoli comuni non ha accesso alla banda larga per i suoi alti costi; il Wi-fi invece e' un sistema molto piu' economico del cavo e - secondo il titolare del dicastero - puo' sconfiggere il divario digitale tra le grandi e le piccole citta'. In collaborazione con il Movimento Difesa del Cittadino
Il web decolla in Europa
Spopola tra le imprese, con una media dell'89%, e tra i cittadini dell'Ue, con un 50% di penetrazione. Allineate le imprese italiane, decisamente meno entusiasmante il dato relativo, invece, alla diffusione tra gli abitanti del Belpaese . Secondo una ricerca Eurostat, accade tanto tra le imprese dell'Unione quanto tra i cittadini, con un 50% di penetrazione. Buona la tendenza delle aziende italiane, meno entusiasmante la percentuale di connazionali utilizzatori, che si assesta tra le più basse del continente. Ma vediamo nel dettaglio l'analisi dell'Ufficio statistico europeo.  In Italia, si registra tra gli abitanti un netto ritardo rispetto alla media europea, e avvicina i risultati del Belpaese ai nuovi stati membri dell'est, che si stanno aprendo relativamente da poco alle nuove tecnologie. In particolare, la proporzione di italiani che usa il web si attesta al 31% (sui livelli di Lituania, Lettonia e Polonia), lontano dalla media Ue del 47%, in netto ritardo rispetto alla Gran Bretagna (62%) e alla Germania (61%), e lontanissima dai primi della classe scandinavi: Svezia (82%), Danimarca (76%) e Finlandia (70%). A fare ricorso a Internet in Italia sono soprattutto gli uomini (37%), mentre tra le donne l'uso del web scende a livelli preoccupanti con un 26% che rappresenta la seconda peggiore prestazione continentale dietro alla sola Grecia. Il dato piu' evidente riguarda invece il mondo imprenditoriale europeo. Complessivamente, l'89% delle imprese utilizza Internet, con un picco del 99% tra le grandi societa' e dell'89% tra le piccole e medie imprese (Pmi). L'Italia e' in linea con i dati che emergono a livello continentale, con l'87% delle imprese in generale e, in dettaglio, l'87% delle Pmi e il 98% delle grandi imprese. Tra le imprese europee si fanno sempre piu' strada le connessioni a banda larga, che permettono una velocita' di trasmissione dei dati sensibilmente piu' elevata. In media, il 53% delle imprese europea fa ormai uso di questo tipo di tecnologia, che sale all'87% tra le grandi attivita' e che si attesta al 51% nel settore delle Pmi. Anche in questo caso l'Italia e' sui livelli europei, con il 51% delle imprese complessive che fa ricorso alla banda larga e con un'ottima percentuale del 93% tra le grandi imprese.
Metà degli Italiani naviga sul web
Il 45% degli intervistati dichiara di non usare né pc, né internet. Ma l'altra metà degli italiani (il 46%), che ha un computer, lo usa sempre meno per scrivere o gestire calcoli e database (excel, per intendersi) e sempre di più per connettersi in rete. E' quanto emerge dal Rapporto 2005 dell'Osservatorio Aie (Associazione italiana editori) sull'editoria digitale, che ha analizzato un campione rappresentativo e tracciato l'identikit di un utente che ormai utilizza il pc soprattutto per comunicare (e non solo per elaborare). Anche nella scuola, su una scala da 1 a 10 gli insegnanti che più utilizzano le tecnologie individuano nei contenuti su internet un linguaggio più vicino a quello degli studenti, ed è visto come strumento di lavoro più stimolante e opportunità per personalizzare i materiali in ciascuna classe.
Il Papa ed i media
Papa Benedetto XVI ha colto la ricorrenza della "Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali" per lanciare un appello ai media sulla necessità di un'informazione obiettiva, che aiuti a promuovere la solidarietà e non fomenti divisioni: ha ricordato la "straordinaria risorsa" che i mass media rappresentano per favorire il dialogo e l'intesa fra gli uomini, sottolineando il ruolo svolto dai mezzi di comunicazione in occasione della morte e dei funerali del suo predecessore Giovanni Paolo II.
"Tutto dipende, però, dal modo in cui vengono usati", ha ricordato Papa Ratzinger "Questi importanti strumenti della comunicazione possono favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, oppure, al contrario, alimentare il pregiudizio e il disprezzo tra gli individui e i popoli; possono contribuire a diffondere la pace o a fomentare la violenza".
Per questo il pontefice ha fatto appello "alla responsabilità personale", dicendo che "è necessario che tutti facciano la loro parte per assicurare in ogni forma di comunicazione obiettività, rispetto della dignità umana e attenzione al bene comune". "In tal modo si contribuisce ad abbattere i muri di ostilità che ancora dividono l'umanità, e si possono consolidare quei vincoli di amicizia e di amore che sono segni del Regno di Dio nella storia", ha conclus
Approvato il Codice digitale della P. A.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato la "Magna Charta dell'Amministrazione digitale", che snellirà i procedimenti burocratici e porterà notevoli risparmi nelle casse dello Stato. Questa mattina il Consiglio dei Ministri ha ufficialmente approvato il nuovo Codice digitale della Pubblica Amministrazione, proposto dal Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie. Il codice, definito dal ministro Lucio Stanca "la Magna Charta per la Pubblica Amministrazione", definisce una nuova figura, quella del "citadino digitale" e introduce una serie di norme che permetteranno di tutelare il cittadino e velocizzare molte pratiche burocratiche.
Inoltre permetterà allo Stato di risparmiare molti euro. Alla presentazione hanno preso parte, oltre al ministro Stanca, anche il ministro per la Funzione Pubblica, Mario Baccini, e il presidente del Consiglio, Berlusconi. Stanca ha rammentato durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi che in Italia si "producono da parte delle amministrazioni pubbliche ogni anno 350 milioni di metri cubi di carta pari al volume del Duomo di Milano, volumi che potranno ora essere eliminati grazie al nuovo codice". Ha aggiunto poi che questo "nuovo strumento giuridico si propone di fornire un quadro normativo coerente, omogeneo e unitario all'applicazione delle nuove tecnologie digitali nella Pubblica amministrazione, consentendo tra l'altro un notevole recupero di efficienza, ingenti risparmi e un miglioramento della qualità dei servizi. Il testo approvato ha sostanzialmente recepito le indicazioni formulate dai vari soggetti istituzionali chiamati ad esaminarlo". Avviati quindi i lavori per la Pubblica Amministrazione digitale che Stanca sta progettando da tempo, il ministro ha anche dichirato che "la Pubblica Amministrazione dovrà fare ricorso all'informatica e ad accettarla come il principale strumento operativo non soltanto nei rapporti interni, ma soprattutto con i cittadini, l'Italia ci chiede infatti una burocrazia più snella, più vicina, più veloce, più semplice e aperta".


Solidarietà per maremoto da Banca Etica
Elenco delle iniziative.
2004
Israele; archivio della memoria
Israele, accessibile archivio con nomi di 3 mln di vittime (ANSA) - GERUSALEMME, 22 NOV - Varata una banca dati computerizzata con i nomi e con la documentazione di 3 dei 6 mln di ebrei morti nei campi di sterminio nazisti. Un enorme archivio al quale chiunque puo' accedere tramite internet (www.yadvashem.org). Chi non dovesse trovarvi ancora i nomi di parenti o conoscenti scomparsi nella Shoah potra' aggiungerli utilizzando le apposite 'Pagine di testimonianza' che potra' scaricare direttamente dal sito. L'iniziativa e' di Yad Vashem, il museo dell'Olocausto a Gerusalemme
Flash mob organizzati via Internet
Sono assembramenti improvvisi, l'ultimo ieri a Londra (ANSA) - LONDRA, 7 OTT - Si chiama 'flash mob' la moda degli assembramenti improvvisi organizzati via Internet o con sms da gente che si riunisce con scopi diversi. Il 'flash mob' ha colpito ancora ieri, stavolta di fronte alla grande cattedrale di St Paul's nel cuore di Londra. In 300 si sono dati appuntamento e hanno dato vita alla piu' grande battaglia con i cuscini mai vista. 'E' stato divertentissimo, dovremmo farlo ogni settimana, e' perfetto per lo stress', ha commentato entusiasta un partecipante.
I  35 anni di Internet  
Sembra che tutto cominciò il 2 settembre del 1969, con due computer e un cavo da 4 metri e mezzo.  Ebbene, trentacinque anni fa in un laboratorio della Ucla (University of California, Los Angeles), il professor Lein Kreinrock e gli studenti Stephen Crocker e Vinton Cerf riuscirono a trasferire dei dati da una macchina all'altra.  I tre personaggi difficilmente potevano prevedere che, 35 anni dopo, la stessa cosa l'avrebbero fatta altre 604.111.719 persone in tutto il mondo, scambiandosi, nel corso di un anno, informazioni lungo linee telefoniche ed etere e avvolgendo il pianeta in un'unica rete di comunicazione: Internet. Quando il Pentagono finanziò quel primo esperimento, la Difesa degli Stati Uniti cercava un sistema di comunicazione che potesse sopravvivere a un attacco nucleare. In piena Guerra fredda, la preoccupazione maggiore era creare una struttura decentrata, ovvero che continuasse a funzionare anche quando un punto fosse stato distrutto.  Oggi, Internet è la vetrina di multinazionali e aziende a conduzione familiare, la bacheca e il forum di discussione di candidati politici, il luogo virtuale d'incontro per cuori solitari. Croker e Cerf, che continuano a lavorare alla loro creatura, ritengono che l'avventura sia solo all'inizio. Attualmente, però, la sfida maggiore è rappresentata dall'avanzata del crimine informatico. Intanto gli esperti informatici operano per rendere le comunicazioni sempre più veloci. L'idea di base è di creare canali dedicati per le applicazioni 'più pesanti', come le video-conferenze, in modo da non intasare i nodi della rete. Così facendo, le e-mail e gli acquisti online potranno muoversi più rapidamente. C'è comunque chi continua a nutrire forti dubbi sul fatto che il 2 settembre 1969 sia davvero la data di nascita di Internet. In verità dire che Internet compie oggi 35 anni rappresenta una piccola forzatura giornalistica. La scintilla che portò ad Internet, infatti, l'embrione di quella rete che poi si è trasformata divenendo un network mondiale dal sapore rivoluzionario, si chiama ARPAnet, rete militare statunitense che rappresenta, in qualche modo, la nonna o il papà di questo network. Le differenze tra le due reti sono vistose. L'Advanced Research Project Agency Network, ARPAnet appunto, non solo era utilizzato esclusivamente per fini militari e nell'ambito di progetti e sperimentazioni voluti dalla Difesa statunitense, ma sfruttava un protocollo (Network Control Program - NCP) pensato più per la gestione di messaggi che per la complessa comunicazione telematica a cui siamo abituati oggi. ARPAnet, inoltre, era una rete chiusa.  Va detto che la datazione della "nascita di Internet" è da sempre al centro di un dibattito che divide esperti e cultori delle cose della rete. Qualcuno ritiene che Internet non sia nata il 2 settembre del 1969, 35 anni fa appunto, quando venne attivata la prima rete di computer (ma ci vollero mesi per arrivare alla connessione dei quattro nodi) e parla di altre date. Molti ritengono che invece abbia visto la luce molto dopo, il primo gennaio del 1983, quando ARPAnet passò al TCP/IP, il protocollo di comunicazione evoluto che ha consentito l'esplosione di Internet. Pur non volendo tracciare con certezza una data, dunque, considerare questo 2 settembre 2004 la ricorrenza dei 35 anni può rappresentare un'occasione per celebrare una tecnologia che sta trasformando le società, le economie e i rapporti umani in tutto il Mondo.
Internet ed i minori: più sicuri con Davide.it
Il recente documento internet@minori (link:http://www.davide.it/tasca/codice.html) sottoscritto dai Ministri Gasparri e Stanca e dalle Associazioni dei Providers, che ha visto l'attiva partecipazione della nostra Associazione in tutte le fasi di preparazione e di stesura del testo, segna una importante tappa nella tutela dei ragazzi in rete. Vi si riconosce infatti il diritto dei ragazzi ad essere tutelati dai materiali illegali e nocivi presenti in rete, non solo in famiglia ma in ogni luogo ove possano avere accesso alla rete: scuola, biblioteca, internet point. I fornitori di  accesso, compresi quindi i responsabili scolastici, devono predisporre strumenti di tutela per i minori. Abbiamo pensato di venire incontro alle esigenze dei dirigenti scolastici offrendo loro la possibilità di attivare la protezione Davide per tutti i loro alunni con un'offerta davvero versatile, capace di rispondere tutte le esigenze e su qualunque tipo di collegamento. Chiediamo a tutti i nostri amici di far conoscere Davide agli insegnanti e ai responsabili di Istituto e comunicare loro che è importante non laciare i ragazzi senza protezione in rete. Genitori, esigete che a scuola i vostri figli abbiano la sicurezza di un accesso protetto non da un software  qualunque, poco affidabile, ma dal miglior sistema italiano di filtro: Davide.it
Grazie!   Don Ilario Rolle
Italia: cambiano le regole del web
Entro fine 2004, chiunque possieda un sito Internet sul quale vengono messe a disposizione del pubblico informazioni e notizie sarà obbligato ad inviare il contenuto alle due biblioteche centrali di Firenze e di Roma. E' quanto prevede la legge 106/2004 che stabilisce anche delle pene amministrative, fino ai 1500 euro, per tutti i trasgressori. La nuova disposizione, fortemente criticata dall'Unione Nazionale Consumatori, viene già da ora considerata persecutoria, inutile e ingestibile.
“Centinaia di migliaia di utenti con un sito internet - ha spiegato un portavoce dell'associazione per la difesa dei Consumatori - dovranno inviare ogni anno alle due biblioteche centrali, per e-mail o dischetto, informazioni che per lo più cambiano o vengono aggiornate continuamente e che sono già a disposizione del pubblico. Oltretutto, le due biblioteche centrali di Firenze e di Roma non avranno materialmente la possibilità di gestire e catalogare la massa enorme di informazioni provenienti da centinaia di migliaia di siti e tutto si risolverà in un obbligo inutile e fastidioso”.
Leggendo attentamente l'articolato 106/2004 è facile comprendere però che la nuova legge colpirà non solo i contenuti “tradizionali” ma anche tutti i servizi come newsletter e mailing list. Vanno infatti inviati alle due biblioteche "i documenti destinati all'uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l'ascolto e la visione, qualunque sia il loro processo tecnico di produzione, di edizione o di diffusione". La nuova disposizione ha di fatto modificato le norme regie del 1939 che imponevano la consegna obbligatoria alle autorità di 5 copie di ogni stampato
l Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, ha presentato a Roma il comitato di garanzia “Internet @ Minori” che dovrà applicare il codice di autoregolamentazione siglato nel novembre scorso. "Con il Comitato ´Internet@Minori´ - ha dichiarato il Ministro - tentiamo di ridurre i rischi. Vogliamo promuovere il codice di autoregolamentazione, che serve a introdurre norme di salvaguardia. Finora c´erano solo delle regole protocollari, adesso interveniamo sul settore".  Secondo Gasparri esistono delle regole che i gestori dei portali e i provider devono rispettare, su tutti i siti "dovrebbero esserci delle istruzioni accettate dai provider nel tentativo di ridurre i rischi e impedire anche l´accesso a siti inopportuni per i minori"   Il comitato non è però un tribunale: “Per le attività illegali ci sono le forze dell´ordine. Le attività di controllo possono imbattersi in fenomeni di questo tipo che vanno segnalati alle autorità".  Secondo Gasparri è fondamentale rafforzare la salvaguardia, ma allo stesso tempo “diventa anche fondamentale il ruolo della famiglia. Un genitore dovrà sempre stare attento quando il bambini naviga su Internet".
Censis: giovani scettici sul web
Tv, radio e telefonino promossi. Internet invece è rimandata. E' questa la sentenza dei giovani sui media così viene riportata dal Terzo Rapporto Censis-Ucsi sull'Informazione  che verrà presentato a Cagliari, il 3 febbraio.
Secondo la ricerca, televisione, radio e cellulare sono i più apprezzati perché dotati di un modello di comunicazione diretto, fluido, personale e interattivo. Il giudizio sul web fa eccezione e divide i ragazzi. Metà lo vive come il più avanzato strumento e metà come un difficile mezzo che compromette la facilità e la fluidità dell'informazione. Bocciati invece gli strumenti più tradizionali come libri, quotidiani e periodici, percepito dai giovani come pesanti, impegnativi e rigidi.
FNSI: Manifesto per la libertà dell'informazione e della cultura
E' stato pubblicato con l'adesione della FNSI. "L'informazione e la cultura - si legge nel Manifesto - rappresentano beni fondamentali dei cittadini. La corretta informazione, la pluralità delle espressioni culturali nelle diverse forme, sono elementi fondamentali di civiltà e di libertà, parte integrante di quel diritto alla cittadinanza garantito dalla Costituzione". In Italia, invece, "chi dissente oppure realizza modelli di informazione non in sintonia con i poteri consolidati rischia di venire oscurato. Trasmissioni della Rai seguite come 'Il fatto' di Enzo Biagi e 'Sciuscia'' di Michele Santoro, 'Raiot' di Sabina Guzzanti, sono state soppresse mentre altre rischiano analoga sorte. Le stesse forti prese di posizione di gruppi sempre più consistenti di giornalisti del servizio pubblico, e in particolare del Tg1, contro l'omologazione dell'informazione politica sono una testimonianza dell'aggravamento della situazione. Tutto ciò - si sottolinea - alla vigilia di una importante consultazione elettorale europea e amministrativa in vista della quale i nuovi padroni dell'informazione vogliono mettere in discussione le regole della par condicio sulla presenza nei media di tutti i soggetti politici. Richiamando il messaggio con cui il capo dello Stato Ciampi, ha rinviato il ddl Gasparri alle Camere, le associazioni propongono perciò "un vero progetto complessivo, alternativo ai modelli correnti della cultura e dell'informazione". Primo punto del Manifesto, il conflitto di interessi, la cui soluzione viene definita "pregiudiziale rispetto ad ogni altra. La vendita dell'azienda da parte dell'imprenditore che decida di candidarsi alla guida del paese, specie se opera nel sistema della comunicazione, deve essere concepita non come opzione facoltativa, ma come normale obbligo". Si affrontano poi diversi aspetti del ddl Gasparri, giudicato "incostituzionale" così come vengono bollate come "insufficienti" le modifiche in discussione in Commissione alla Camera. In particolare, il Manifesto sottolinea la necessità di "definire in modo del tutto diverso il Sic" e di "riproporre limiti antitrust chiaramente definiti per settore". Si chiede anche che venga "comunque vietata l'acquisizione di imprese editoriali a chi ha raggiunto il tetto di settore nelle televisioni". Quanto alla pubblicità, "é necessario che le telepromozioni e le televendite siano comprese nei limiti orari previsti per la pubblicità televisiva". Tra le altre richieste, norme più certe perché nessun operatore di rete o contenuti possa controllare più di una certa percentuale di canali in tecnica digitale; un capitolo a sostegno della produzione audiovisiva che confermi la legge 122, con particolare riferimento alle quote di finanziamento, preveda un incremento percentuale scadenzato nella transizione al digitale, leghi gli obblighi di re-investimento per le pay tv agli incassi per abbonamenti. Per la Rai, di cui si rivendica l'autonomia, il manifesto propone che "resti comunque pubblica", ribadendo dunque il no alla privatizzazione. No anche alla soppressione della vendita di rami d'azienda, si a soluzioni che svincolino la tv pubblica da qualunque controllo dell'esecutivo e ripristino il ruolo del parlamento. Ancora, altri punti riguardano il futuro del sistema radio televisivo, per cui si sottolinea la necessità di garantire l'accesso plurale degli operatori alla piattaforma del digitale satellitare; l'editoria, per cui si condivide l'allarme della Fieg sulla riduzione delle risorse pubblicitarie a vantaggio delle tv nazionali e si sottolinea il rischio che il ddl Gasparri accentui "lo squilibrio a vantaggio dei soggetti televisivi forti"; l'informazione alternativa e indipendente, per cui si chiede un quadro normativo che consenta a tutti i soggetti di operare in un mercato vasto e in piena libertà. Citando anche le telecomunicazioni e il mondo della cultura, della scuola e della ricerca con riferimenti al problema della 'fuga dei cervelli', il Manifesto si sofferma poi anche sul cinema, per chiedere "una legge antitrust che restituisca garanzia di circolazione e libertà di mercato". Infine, il tema delle politiche industriali e del lavoro, che devono porre un freno alla progressiva precarizzazione e piuttosto prevedere una rete di tutele e di percorsi di formazione e qualificazione professionale. Auspicando che "l'apertura di una procedura da parte del parlamento europeo nei confronti del ddl Gasparri e dell'intera legislazione sul tema dell'informazione in Italia, promossa dall'associazione Articolo21" trovi "rapida conclusione", il Manifesto termina ribadendo la necessità di "garantire libertà e pluralismo di tutte le forme di informazione, pluralità nella diffusione, diritto di critica e spazi di confronto". Obiettivi per cui le associazioni si impegnano a "continuare a sviluppare una grande mobilitazione sul sistema della comunicazione".
Francia: mail, arriva il cyberdetective
Arriva il cyberdetective che con il mouse, il pc e il modem riesce a penetrare tutti i segreti di un computer, sapra' ritrovare le tracce cancellate dall'utente e scoprira' i tradimenti via internet: si fa chiamare Alain Stevens, ha circa 38 anni e fruga nel web di tutto il mondo, riesce a scovare persone scomparse,debitori in fuga,genitori di figli abbandonati,casi di spionaggio industriale e ora si dedica anche agli adulteri.
ANNO INTERNAZIONALE PER RICORDARE LA LOTTA ALLA SCHIAVITÙ E LA SUA ABOLIZIONE - MA GLI SCHIAVI SONO ANCORA TRA NOI
L'occasione offerta dall'Onu fa riflettere: i traffici di esseri umani non sono debellati, le vittime sono ovunque, anche nelle nostre strade. E noi da che parte stiamo? La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino della Rivoluzione francese non proclama che tutti gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti? E la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 non promette che nessun uomo sarà tenuto in schiavitù?
Ma allora perché l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2004 Anno internazionale per commemorare la lotta contro la schiavitù e la sua abolizione, ma anche per evitare le sue nuove forme? Esse sono così varie, e a tutta prima incredibili per noi moderni, che un primo traguardo è quello di prendere atto della realtà.
Traffico di uomini tenuti prigionieri con violenze fisiche e torture mentali; commercio di bambini da adibire a lavori pericolosi o da offrire al mercato internazionale di pornografia e pedofilia; rapimenti e trasferimenti di donne dall'Est europeo, dall'Africa, dall'Asia per portarle a prostituirsi. Qualche volta il principio della servitù è in un prestito contratto per estremo bisogno e seguìto da lavori spietati, così mal remunerati che non consentiranno mai di estinguere il debito. Le nuove forme di schiavitù si svolgono spesso nelle città del mondo benestante, non così apertamente da poter essere viste da tutti; soprattutto se molti preferiscono non scorgerne i segni.
Da dove vengono le prostitute di colore o bionde con occhi azzurri che popolano i nostri marciapiedi e appagano le voglie e l'arroganza dei "padroni" contemporanei? Persone come oggetti, corpi umani trasformati in cose: ben presto diventano parte del paesaggio urbano. Eppure la schiavitù è vietata non solo nei nostri Paesi, che se ne considerano esenti, ma anche in gran parte di quelli dai quali parte. Alla radice delle nuove servitù sta quasi sempre la miseria, aggravata dallo squilibrio che stringe il mondo e ne affama la maggior parte degli abitanti, mentre minoranze cospicue vivono nel benessere e nello spreco. Ma non è solo questo che la politica, per gran parte, trascura con il consenso di cittadini elettori e politici eletti. C'è il diffuso rifiuto di conoscere quello che pure si potrebbe venire a sapere, leggendo e guardando con attenzione, il rifiuto di ammettere che siamo a un punto che credevamo superato: gli uomini non nascono e non rimangono spesso né liberi né uguali nei diritti. Le grandi dichiarazioni di principio che hanno accompagnato il passaggio alla modernità hanno avuto effetti soltanto parziali. Mentre milioni di volontari si dedicano al soccorso delle vittime della violenza e dell'ingiustizia, o si adoperano per farle almeno conoscere, altri tacciono e non se ne curano. A quale schieramento veramente apparteniamo? La nuova Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea può essere un punto di riferimento per le politiche locali? Su questo quesito è stato incentrato il seminario di studio "L'Europa dei diritti (e dei doveri)" che si è svolto a Modena. Dopo la nascita dell'Euro, la "Carta" rappresenta, infatti, l'occasione per rilanciare i nuovi ideali attorno ai quali i cittadini europei potranno fondare il proprio senso di appartenenza. "I popoli europei hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni. L'Unione europea, consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà". È questa la premessa su cui poggia la "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea" - legge fondamentale dell'Assemblea Ue e punto d'arrivo ideale per la nuova Europa - solennemente proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza. Dopo l'Europa di Maastricht e della moneta unica, la "Carta" rappresenta un nuovo strumento per la creazione di un'Europa dei cittadini, basata sui diritti civili, sociali, politici, sindacali, culturali e ambientali: in 54 articoli sono espressi tutti i diritti fondamentali (e i doveri) dei cittadini degli "Stati uniti d'Europa". Ecco, di seguito alcuni tra i punti principali della "Carta".
DIGNITA' DELLA PERSONA:
Ogni cittadino europeo ha diritto alla vita. È vietata la condanna a morte, le pratiche eugenetiche, rendere fonte di lucro il corpo umano. Proibita la clonazione umana, la tortura, la schiavitù, il lavoro forzato e la tratta di esseri umani. DIRITTO ALLA LIBERTA':
Ogni cittadino ha diritto al rispetto della propria libertà. Sono garantite le libertà religiose e il diritto di studio con facoltà di accedere gratuitamente alla scuola obbligatoria. I cittadini possono lavorare negli stati membri: i cittadini extracomunitari, autorizzati al lavoro, hanno gli stessi diritti dei cittadini dell'Unione.
UGUAGLIANZA:
Tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge; sono vietate le discriminazioni di sesso e razza. L'Ue protegge l'infanzia e gli anziani: i disabili debbono beneficiare di misure che favoriscono autonomia e inserimento sociale.
LAVORO E SANITA':
I lavoratori hanno diritto a condizioni sicure: sono tutelati dai licenziamenti ingiustificati. L'Ue protegge la maternità e garantisce l'assistenza in caso di malattia e infortuni.
VOTO, GIUSTIZIA E MOBILITA':
È garantito il diritto al voto passivo e attivo per il Parlamento europeo nonché l'imparzialità e rapidità della giustizia e le spese legali a carico dello Stato per i non abbienti. È un diritto il risarcimento per i danni provocati dalle istituzioni. Ogni cittadino ha diritto di muoversi liberamente in tutti gli Stati dell'Unione europea.
2003
Quale lingua italiana oggi?
E' difficile riconoscere nell' italiano di oggi la lingua parlata dalle classi intellettuali. Da 40 anni a questa parte la lingua ha subito un'evoluzione profonda sotto l'influenza delle dinamiche sociali, degli scambi culturali, degli effetti della televisione che ha imposto nuovi stili comunicativi. Non sono pero' i processi evolutivi a preoccupare gli studiosi, e neppure la dilagante intrusione dell' inglese informatico. I nemici piu' ''pericolosi'' sono considerati i media: la colpa dei giornali e della televisione sarebbe quella di promuovere uno stile omologato e di diffondere spezzoni di una lingua infarcita di luoghi comuni e frasi fatte. Il pubblico e' un fruitore e un riproduttore attivo di quella lingua, che spesso si perde nel ridicolo. Il risultato e' che molti finiscono per ''ripetere pappagallescamente un pensiero che non c' e' e usare espressioni consuete nelle trasmissioni televisive e nelle pagine dei giornali''. Quando si doveva combattere l'analfabetismo, la tv ebbe una parte decisiva, ma oggi e' tutta un'altra cosa: la tv ha smarrito la funzione unificante per inseguire gli ascolti e il rischio e' che con i suoi linguaggi e i suoi formati possa ''trasformare l'Italia in un Grande Fratello''.
E' la televisione a imporre il suo dominio, le immagini hanno preso il sopravvento sulla parola.
Per fortuna resiste il dialetto che, contrariamente a quanto paventava Pasolini, conosce una nuova stagione felice e recupera le radici etniche della lingua. Sarebbe una ricchezza culturale ma attenzione, avvertono i linguisti: occorre mantebnere l'uso del dialetto e della lingua come fattori di progresso sociale e di integrazione culturale.
Sirchia: cresce l'e-government.
Dati oggettivi confermano la crescita dell'Italia in tema di e-government, secondo quanto afferma in settembre il ministro dell'Innovazione e delle tecnologie Lucio Stanca, che sottolinea come nel confronto della Commissione europea tra i vari Paesi 'siamo passati dal 12/o posto del 2001 al nono per numero di servizi in linea, ovvero il parametro piu' importante'. Altro dato importante e' che sull'uso di Internet in Italia, la percentuale d'uso nella Pubblica amministrazione e' del 30%, una delle piu' alte, in Europa.
Il Garante contro lo spamming
Trarre profitto dallo spamming, cioè l'invio di e-mail pubblicitarie senza il consenso del destinatario, può portare dritti in galera, si viola infatti anche una norma penale e il fatto può essere denunciato all'autorità giudiziaria. Sono previste varie sanzioni e, nei casi più gravi, la reclusione.  Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito quali implicazioni penali abbia il ricorso allo spamming. Dopo una serie di interventi mirati che hanno portato a sospendere l'attività illecita di alcune aziende e persone fisiche e a denunciarne alcune all'autorità giudiziaria, e dopo che il nostro paese ha concordato alcune linee con altri paesi europei, il Garante ha adottato un nuovo provvedimento per precisare vari aspetti legati al massiccio invio in Internet di e-mail promozionali o pubblicitarie non richieste.
“Chi intende utilizzare le e-mail per comunicazioni commerciali e promozionali senza mettere in atto comportamenti illeciti deve tenere presente innanzi tutto che è necessario il consenso informato del destinatario: gli indirizzi e-mail - spiega una nota del Garante - contengono dati personali e il fatto che possano essere reperiti facilmente su Internet non implica il diritto di utilizzarli liberamente per qualsiasi scopo (in particolare, i dati di chi partecipa a newsgroup, forum, chat, o è inserito in una lista anagrafica di abbonati ad un Internet provider o ad una newsletter, o i dati pubblicati su siti web di soggetti privati o di pubblici per fini istituzionali). Secondo punto, il consenso è necessario anche quando gli indirizzi e-mail sono formati ed utilizzati automaticamente mediante un software. Terzo, il consenso del destinatario deve essere chiesto prima dell'invio e solo dopo averlo informato chiaramente sugli scopi per i quali i suoi dati personali verranno usati. Ancora, non è ammesso l'invio anonimo di messaggi pubblicitari, cioè senza l'indicazione della fonte di provenienza del messaggio o di coordinate veritiere (e comunque è opportuno indicare nell'oggetto del messaggio la sua tipologia pubblicitaria o commerciale). Chi detiene i dati deve sempre assicurare agli interessati la possibilità di far valere i diritti riconosciuti dalla normativa sulla privacy. Chi acquista banche dati con indirizzi di posta elettronica è tenuto ad accertare che ciascuno degli interessati presenti nella banca dati abbia effettivamente prestato il proprio consenso all'invio di materiale pubblicitario. La formazione di appositi elenchi di chi intende ricevere e-mail pubblicitarie o di chi è contrario (le cosiddette 'black list') non deve comportare oneri per gli interessati. L'autorità ha indicato alcune modalità per tutelare i diritti degli interessati anche di fronte all'autorità giudiziaria penale o in caso di e-mail provenienti dall'estero. Le sanzioni vanno dalla multa (fino a 90mila euro) - in particolare per omessa informativa all'utente - alla sanzione penale (la reclusione da 6 mesi a tre anni) qualora l'uso illecito dei dati sia stato effettuato al fine di trarne per sè o per altri un profitto o per arrecare ad altri un danno. È prevista anche la sanzione accessoria della pubblicazione della condanna o dell'ordinanza amministrativa di ingiunzione. Ulteriori conseguenze possono riguardare l'eventuale risarcimento del danno e le spese in controversia giudiziaria o amministrativa.”
Cresce l'uso delle tecnologie informatiche in Italia.
La Commissione europea ha diffuso i dati sulla diffusione di internet in Europa e l'Italia e' passata dal 12/o al 9/o posto per qualita' e quantita'. Sono dati confortanti diffusi al Forum P.A., alla Fiera di Roma di maggio. II ministro Stanca ha fatto sapere che sono stati fatti passi avanti per quanto nguarda la percentuale dI dipendenti informatizzati delle amministrazIoni dello Stato: i lavoratori con un pc sono passati dal 70% del 2000 al 75% del 2001, all'86% del 2002.
C'erano una volta le camere dei giochi ora sono uffici. Un'inchiesta dell'Osservatorio dei Minori rileva che il 66% dei minori possiede un pc in camera. 2 maggio 2003
Televisione, computer, videoregistratore, altro che soldatini e bambole: la cameretta dei ragazzi, oggi, ha assunto la connotazione di un vero e proprio ufficio, dove l'apparecchio tecnologico è divenuto dominatore e protagonista assoluto del tempo libero. A rilevarlo è l'Osservatorio sui diritti dei minori, che ha condotto un'inchiesta su 600 genitori di figli in età evolutiva, in tre regioni d'Italia, Lombardia, Lazio e Calabria, nel periodo che va dal 1° febbraio al 12 aprile, per accertare quanto sia consistente la collaborazione della famiglia con le organizzazioni a tutela dei minori, nate con lo scopo di salvaguardare i più piccoli dai pericoli indotti dalla cattiva gestione della tecnologia audiovisiva.
«I risultati a questo proposito sono stati a dir poco sconcertanti -ha commnetato il presidente del Comitato scientifico dell'Osservatorio sui diritti dei minori, Antonio Marziale - il 41% dei 600 genitori intervistati, infatti, ha ammesso che le stanzette dei bambini sono dotate di un apparecchio televisivo, il 32% globale dispone anche di un videoregistratore e ben il 66% ha dichiarato l'allocazione di un computer con relativo collegamento ad internet nella stanza dei figli minorenni».
Se la Lombardia, regione in cui è più elevata la spesa per apparecchi audiovisivi, è il territorio maggiormente accorto alle insidie derivanti da dinamiche non gestibili direttamente dai minori (solo 40 famiglie su 200 hanno una tv nella camera dei bambini e 112 hanno internet), la famiglia calabrese rispecchia invece un panorama socio-culturale, in cui, per sopperire ad evidenti lacune infrastrutturali, si cede più facilmente alle richieste dei ragazzi, dotandoli di tv e internet nella propria camera, preferendo «averli a casa davanti al televisore, piuttosto che in strada dove non possono essere adeguatamente controllati». Infatti ben 128 genitori su 200 ammettono di avere disposto una tv nella camera dei figli, 150 anche l'allaccio ad internet. Il Lazio, così come geograficamente, anche culturalmente, si attesta in una posizione di equilibrio tra nord e sud: ha un apparecchio televisivo in camera il 39% del campione regionale, 134 su 200 hanno un computer.
Davanti alla lentezza dei palinsesti ad adeguarsi alle esigenze dei più piccoli, la famiglia fa, di fatto, da filtro nei confronti di contenuti, spesso inadeguati e nocivi per l'equilibrio psicologico dei propri figli? «Assolutamente no -risponde Marziale- e ciò che stupisce ancora di più è che, quei genitori che ci telefonano ogni giorno per denunciare la messa in onda di 'programmi indecenti e diseducativì, sono nella maggior parte dei casi, quegli stessi genitori che lasciano i figli da soli per ore nella propria camera, davanti al televisore o allo schermo del computer».
«Tanta deresponsabilizzazione della famiglia -dice ancora Marziale- rischia di trasformare l'impegno di organizzazioni, come la nostra, a tutela dei diritti dei più piccoli, in una lotta contro i mulini a vento. Occorre, pertanto -conclude- che la famiglia, per prima, torni a recuperare il suo importantissimo ruolo di filtro a difesa dei propri figli, innanzi tutto facendo in modo che la stanza dei bambini torni ad essere «la stanza dei bambini», con una televisione in meno e qualche gioco in più».
L'Italia sfrutta male le tecnologie informatiche: è' solo venticinquesima nella classifica mondiale.
La ricerca è stata commissionata dalla Harward University . I posti d'elite nel nord Europa
L'Italia informatica deve ancora entrare nell'Europa che conta. Il chip tricolore infatti non solo resta dietro le grandi potenze mondiali, ma rincorre anche Paesi tecnologicamente più arretrati. Basti pensare che l' Estonia ha una capacità di sfruttare le nuove tecnologie più elevata di quella dell' Italia. A stabilirlo è una ricerca della Harvard University, che pone il nostro Paese al 25/mo posto del 'Networked readiness index', un indice composito che aggrega un insieme di voci realizzato a marzo del 2002. A guidare la classifica generale, secondo la ricerca, sono gli Stati Uniti con un indice pari a 6,05, seguiti dall'Islanda con 6,03 e dalla Finlandia con 5,91. Per trovare l'Italia, che mostra un indice di 4,70, bisogna superare oltre alle prime tre in classifica, dieci Paesi europei, cinque asiatici, Canada, Nuova Zelanda e Australia. Peggio di noi, tra i Paesi Ue, ci sono solo Spagna, Portogallo e Grecia. L'indice si compone di molte voci diverse, che vanno dall'uso di Internet alle infrastrutture generali. L'uso della rete, indicatore che comprende la percentuale di persone che navigano in Internet, quella dei Pc connessi alla rete, quella di coloro che possiedono un cellulare, gli utenti Internet per ogni host e la disponibilità di accessi pubblici al Web, vede l'Italia in posizione leggermente migliore, vale a dire al 19/mo posto. In questo settore il terzetto di testa è sempre lo stesso, anche se a posizioni invertite, con Islanda, Usa e Finlandia. Se l'Italia non occupa posizioni di testa nel presente, difficilmente lo farà anche nel futuro, dice l'università di Harvard. L'indicatore 'enabling factors', che riflette le precondizioni per un uso di alta qualità della rete e il suo potenziale sviluppo, vede l'Italia solo al 26/mo posto, superata anche qui dall'Estonia, ma anche dalla Spagna. Questo indicatore è il frutto di molte sotto-voci, che vedono l'Italia sempre in posizioni inferiori alla ventesima. La voce 'infrastrutture informatiche, per esempio, ci vede al 21/mo posto, quella 'hardware,software e supportò alla 24/ma, quella 'politiche per l'Ict' al 26/mo. Ma particolarmente grave è la situazione per quanto riguarda l'apprendimento in rete (41/mo posto). La fotografia scattata dalla ricerca a livello mondiale, in ogni caso, mostra ancora una volta l'impressionante digital divide che separa il Nord ricco dal Sud povero del mondo. Le ultime 25 posizioni della classifica (chiusa dalla Nigeria con un indice 2,10), vedono infatti la presenza di dieci Paesi del Sudamerica, sette dell'Asia, quattro dell'est Europa, tre dell'Africa sub-sahariana e l'Egitto. Tra le curiosità che emergono dalla ricerca, spicca il primo posto di Singapore alla voce e-government.
Ecco una tabella che mostra le prime dieci posizioni del 'networked readiness index' con relativo punteggio (l'Italia è 25/ma con 4,70).
Ecco i primi dieci classificati:
1)Usa 6,05
2)Islanda 6,03
3)Finlandia 5,91
4)Svezia 5,76
5)Norvegia 5,68
6)Olanda 5,68
7)Danimarca 5,56
8)Singapore 5,47
9)Austria 5,32
10)Regno Unito 5,31
(ANSA) - BRUXELLES, 17 MAR - Non smette di crescere il divario tra gli Stati Uniti e l'Ue nei settori della scienza e della tecnologia. Lo afferma un rapporto della Commissione europea, secondo il quale l'Italia e' tra i paesi di coda per spese per ricerca e ricercatori. L'Ue ha ridotto le spese all'1,94% del Pil (in Italia 1,04%), contro il 2,80% degli Usa ed il 2,98% del Giappone. Da Bruxelles arriva anche un allarme sull'entita' della fuga di cervelli dall'Europa verso gli Stati Uniti.
(ANSA) - ROMA, 17 MAR - Due gruppi di ricerca italiani hanno scoperto il meccanismo con il quale alcuni virus provocano tumori come adenomi e papillomi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cancer Research, apre cosi' per la prima volta la strada alla possibilita' di mettere a punto nuove armi anticancro capaci di bloccare l'azione dei virus. Diventa cosi' possibile attaccare i cosiddetti virus oncogeni, responsabili di tumori comuni come quello della cervice uterina.
Da “L'Unità” 21.11.2002
Usa, approvato l'Homeland Security. Ora gli hacker rischiano l'ergastolo di ma.ca.
Con un consenso non troppo lontano dall'assoluta unanimità - 90 voti contro 9 - il Senato degli Stati Uniti ha approvato martedì sera il provvedimento di creazione del nuovo dipartimento per la Sicurezza Patria. Ed ora si prevede che il presidente Bush apponga la sua firma prima della fine del mese, trasformando in legge un progetto destinato ad unificare oltre 22 separate agenzie in un gigantesco apparato di informazione e repressione con oltre 170 mila dipendenti.  Numerosi (e piuttosto pesanti) saranno - non solo per i cittadini Usa - gli effetti sulla “vita on line”. Oltre a prevedere la pena dell'ergastolo per quegli hacker che si rendano indirettamente responsabili di eventi tragici, infatti, la nuova legge aumenta notevolmente le possibilità di intervento e spionaggio su ogni tipo di attività in Rete, moltiplicando tutte le misure di sicurezza e di controllo.  Nel corso della discussione congressuale, sono stati aboliti alcuni dei provvedimenti divenuti oggetto di più roventi polemiche. Primo fra tutti, il cosiddetto TIPS (Terrorist Information Prevention System), un sistema computerizzato che, concepito dall'Attorney General John Ashcroft, puntava a sollecitare e raccogliere - in quello che molti hanno definito un gigantesco ed aberrante apparato di delazione - le anonime denunce ed i sospetti dei cittadini. Ma anche nella sua ultima ed epurata versione, la legge continua ad incontrare l'opposizione d'ogni organizzazione dedita alla difesa della privacy on line. 15-4
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV -Il Papa chiede per i media 'regole chiare e giuste a garanzia del pluralismo, della liberta', della partecipazione e del rispetto degli utenti'.
Giovani Paolo II sottolinea che 'l'assenza di controllo e di vigilanza non e' garanzia di liberta'' e che la comunicazione deve 'avere al suo centro la dignita' della persona'. Il Papa aggiunge che tutti coloro i quali operano nel campo dei media 'devono avere un'alta consapevolezza delle proprie responsabilita''.   09/11/2002 13:38
2002
FINANZIARIA: ULIVO E PRC PRESENTANO EMENDAMENTI SU INNOVAZIONE TECNOLOGICA
Folena (DS): "Il governo dimostri se ha a cuore l'innovazione del Paese"
Il Forum delle opposizioni sull'innovazione tecnologica ha presentato un pacchetto di emendamenti alla legge finanziaria per il 2003 che mirano a compensare la scarsa attenzione dedicata dal Governo a questa materia. Gli emendamenti mirano ad alcuni obiettivi chiave: adozione del software libero e open source nella pubblica amministrazione e nella scuola, istituzione della carta di credito formativa per i 18enni, istituzione di un fondo per la lotta al digital divide, credito di imposta per le aziende che cablano il territorio,  inclusione del Wi-Fi (tecnologia che permette di accedere ad Internet via radio) nel contributo di 75 Euro per le nuove connessioni a larga banda. "I nostri emendamenti" - spiega l'on. Pietro Folena (DS), coordinatore del Forum - "cercano di spostare l'attenzione dalle promesse vuote di questa finanziaria su argomenti più tangibili" "E' fondamentale l'introduzione del software libero e open source nella pubblica amministrazione" - continua Folena - "poiché questo è l'unico metodo per rendere realmente 'autonoma' lo Stato e gli Enti locali, autonomi anche dai monopoli del software" "Nostro grande obiettivo è la solidarietà, per questo proponiamo l'istituzione di un fondo per i progetti contro il digital divide, che è stato al centro, ad esempio, del Global Forum di Napoli e della Conferenza di Palermo, dopo la quale poco o nulla s'è mosso" - sottolinea il deputato diessino. "Altro punto è la formazione" - prosegue Folena. "Proponiamo di istituire una carta di credito garantita dallo Stato per tutti i 18enni che vogliano intraprendere un percorso formativo sull'hi-tech, così da offrire loro una possibilità di impiego qualificato. Una proposta che era già stata approvata nella Finanziaria 2001 ma che il Governo Berlusconi non ha più attuato." "Infine vogliamo aiutare quelle imprese che cablano il territorio con un cospicuo credito di imposta, favorire la nuova tecnologia Wi-Fi per la larga banda via etere, diffondere il free software nelle scuole". "I nostri emendamenti sono uno stimolo" - conclude Folena - "auspichiamo che governo e maggioranza, e in particolare il ministro Stanca, vogliano prenderli in considerazione.  Se così non fosse, verrebbe confermato il nostro 'legittimo sospetto': a questo governo non interessa l'innovazione". Gli emendamenti sono stati formati, tra gli altri, da Pietro Folena (DS), Ermete Realacci (Margherita), Giovanna Melandri, Giuseppe Giulietti, Giorgio Panattoni (DS), Alfonso Gianni (PRC), Gabriella Pistone (PdCI), Laura Cima (Verdi).
Nuovi poteri ai servizi segreti: a rischio le libertà personali, un alt dal Garante della privacy
Le spie stanno per avere nuovi poteri dalla riforma dei servizi segreti proposta dal ministro Franco Frattini, ma se la dovranno vedere anche con il Garante per la privacy, Stefano Rodotà, e con l'intero Gruppo dei Garanti europei che in una raccomandazione ai paesi UE, ribadita nel marzo scorso, su un punto in particolare non ammettono deroghe: le intercettazioni telefoniche, e via internet.  "Le autorità pubbliche non possono e non devono mettere a repentaglio le libertà fondamentali", è la conclusione del documento. Che aveva lanciato tra l'altro l'allarme sul pericolo "Echelon", il "grande orecchio" dello spionaggio satellitare.   In Italia, secondo quanto ha ricordato in passato lo stesso Garante, la Costituzione parla con estrema chiarezza: l'articolo 15 non consente forzature e stravolgimenti, il vincolo costituzionale e il passaggio essenziale attraverso l'autorizzazione e la supervisione dell'autorità giudiziaria sono imprescindibili. Sempre dai documenti messi a punto negli ultimi anni dall'autorità per la privacy, risulta inoltre che l'Italia è un paese ad altissimo tasso di intercettazioni, con il picco di 44 mila raggiunto nel 1998. E si sta parlando solo di quelle regolarmente autorizzate, ignorando per ovvie ed evidenti ragioni, le altre realizzate "illegalmente" appunto dai Servizi segreti. La fitta rete di intercettazioni non avrà bisogno, secondo la riforma delineata da Frattini, neppure di uno straccio di giustificazione.  Invece, secondo il Gruppo dei Garanti presieduto da Rodotà, gli stessi operatori delle telecomunicazioni dovrebbero "prendere le misure necessarie per rendere tecnicamente difficile o addirittura impossibile, tenuto conto dello stato attuale della tecnica, l'intercettazione delle comunicazioni da parte di chi non è autorizzato dalla legge". Ancora, il "diritto nazionale" deve passare al setaccio quali siano "le autorità autorizzate a consentire l'intercettazione legale delle telecomunicazioni, i servizi autorizzati a procedere alle intercettazioni e la base giuridica del loro intervento"; e inoltre "gli scopi per cui tali intercettazioni possono essere effettuate, per potere valutare se la misura è adeguata tenuto conto degli interessi nazionali in gioco". E inoltre il chiaro riferimento al sistema spionistico satellitare: deve essere vietata "qualsiasi sorveglianza per campione o generale delle telecomunicazioni su vasta scala". Come finirà questa disputa ?
Il Papa: avanti con l´e-vangelo
«Cattolici, non abbiate paura di usare Internet». Papa Wojtyla sprona la Chiesa a navigare in Internet, e ad e-vangelizzare; in effetti l´esempio lo ha dato, inviando per e-mail, qualche mese fa, il messaggio «post sinodale» a tutte le diocesi dell´Oceania. Ieri, alla preghiera del «Regina Coeli», ha esortato i cattolici a non aver paura della «Rete». «Ogni giorno, infatti, - ha detto - dobbiamo confrontarci con le realtà di questo mondo. Ce lo ricorda anche la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che oggi celebriamo. I più recenti progressi nelle comunicazioni e nelle informazioni hanno posto la Chiesa di fronte a inedite possibilità di evangelizzazione. Ho pensato, perciò, di proporre quest'anno un tema di grande attualità: "Internet: un nuovo forum per proclamare il Vangelo"».  La Cei e l´Università Cattolica hanno organizzato un convegno proprio su questo tema. «Dobbiamo entrare in questa moderna e sempre più fitta rete di comunicazione con realismo e fiducia, - ha aggiunto Papa Wojtyla - persuasi che, se viene utilizzata con competenza e consapevole responsabilità, può offrire opportunità valide per la diffusione del messaggio evangelico. Non si abbia, pertanto, paura di "prendere il largo" nel vasto oceano informatico. Anche attraverso di esso la Buona Notizia può raggiungere il cuore degli uomini e delle donne del nuovo millennio». E non solo i migliori sentimenti, se le gerarchie ecclesiastiche delle Filippine hanno deciso di correre ai ripari contro i «peccati della rete». La Chiesa filippina ha lanciato un «provider internet» che filtra e blocca la visualizzazione delle pagine contenenti messaggi ed immagini di violenza e di pornografia, e non permette ai navigatori di aprire i siti delle scommesse on-line. L´appello del Papa troverà certamente un seguito, ma in Italia il mondo dei credenti si era già mosso. Al 30 aprile erano 6221 i siti cattolici censiti in Italia. Mons. Francesco Cacucci, presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni, ricorda che nel giugno `97 erano 243; due anni dopo erano diventati 1421, e adesso la crescita è di un migliaio all´anno. Parrocchie e movimenti ecclesiali fanno la parte del leone. Banche dati e portali sono trentacinque. Il problema però è la qualità. Come ha rilevato un esperto a Milano, Iain Morrison, Presidente della «European Christian Internet Conference», membro della Chiesa evangelica scozzese, «la Chiesa deve offrire dei siti specializzati di qualità che rispondano alle esigenze di coloro che si collegano. Per parafrasare il Generale Booth: "Perché il Diavolo dovrebbe avere tutti i siti web migliori?"
ITALIANO 'HOMO TELEMATICUS FAI DA TE'
L'italiano e' ''homo telematicus fai da te''. E' vero infatti che ha scoperto Internet, usa moltissimo telefonia mobile e sms, posta elettronica e navigazione a vista ma il 60% della forza lavoro usa il computer senza alcuna preparazione e frequenta poco l'e-commerce e la pubblica amministrazione on-line. In una situazione di grave crisi quale quella che ha investito gli Stati Uniti e buona parte dei paesi europei dopo l'11 settembre, l'Italia comunque ha potuto vantare nel 2001 un'espansione del suo mercato ICT dell'8,7% rispetto all'anno precedente, per un valore complessivo di oltre 63 miliardi di euro. In particolare, le telecomunicazioni hanno realizzato un incremento superiore di quasi il 5% alla media mondiale. In altri settori si registra invece un certo ritardo rispetto alle attese.  Prima di tutto c'e' da registrare in Italia un vero boom della rete. Lo scorso anno nel mondo 514 milioni di persone erano collegate: 155 milioni in Europa e 19 milioni in Italia, con una percentuale sulla popolazione (33,37%) di poco inferiore a quella tedesca (34,49%) ma superiore a quella della Francia e della gran parte degli altri paesi Ue. Mentre nel 1997 gli utenti italiani della Rete erano 400 mila. Pero' se in Italia circa il 60% della forza lavoro usa il computer, per due terzi non ha ricevuto alcuna formazione specifica o addestramento. Quindi, il Paese rimane diviso in due''. Da una parte infatti e' innegabile che si stia delineando una sorta di ''famiglia telematica''. A fine 2001, ben 8 milioni di famiglie italiane risultavano ampiamente dotate di apparati digitali (Tv satellitari e pay-tv, telefonini, installazioni di Pc e connessioni Internet), anche se il legame maggiore rimane quello con i telefoni cellulari e la televisione. Nello stesso tempo rimane il divario tra Nord e Sud, che pur rappresentando il 36% della popolazione e il 28% delle imprese italiane, contribuisce alla spesa per l'ICT solo nell'ordine del 15%. Un gap che, se non si corre tempestivamente ai ripari, rischia di divenire insanabile. Viene tuttavia persino segnalato l'emergere di nuovi gruppi sociali, come @ristocracy, net- workers, multimedia class ed e-ramblers, caratterizzati da diversi tipi di relazione d'uso e di costume con l'ICT, che complessivamente comprendono fra 1 milione e 200 mila e 1 milione e 400 mila persone.
Nuova legge sui provider internet
Via libera definitiva, del Senato, alla legge sui provider, anche con il voto favorevole dei Ds. La legge stabilisce che le stesse tariffe di interconnessione di cui godevano i titolari di una licenza individuale di telefonia locale, verranno applicate a tutti i provider di Internet. Con la legge approvata dal Senato si apre il mercato dell'accesso alla rete Internet: lo afferma il ministro delle Comunicazioni Gasparri, secondo cui “la concorrenza agevolerà l'introduzione di politiche aziendali di riduzione dei costi e porterà a un incremento di qualita' dei servizi.” “Ricordo che oggi -conclude Gasparri- con la votazione della commissione del Senato si scioglie anche l'imbarazzo che avevano alcuni commissari dell'Autorita' Tlc ad equiparare gli operatori licenziatari (Olo) e gli Internet service provider (Isp) nelle offerte di interconnessione a canone forfettario.”
Nasce il dominio «.eu»: per l'Europa virtuale, un passo avanti e più tutela dei marchi
I siti internet non sono più una novità e quasi tutti ne hanno registrato uno. Sì, perché a giudicare dai dati, il Web si è talmente diffuso che nel giro di poco tempo non solo i nomi brevi, ma anche le estensioni dei siti disponibili scarseggeranno. E se ne sono create di nuove, perché le estensioni introdotte all'origine del sistema non sono più sufficienti in quanto possono contenere un numero enorme, ma non infinito di domini. È giunto il momento di aggiornarli e l'ente che si occupa a livello mondiale della gestione dei nomi, l'Icann, ha deciso di introdurre nel novembre del 2000 nuove terminazioni. Si tratta di .com, .net, .org, .info, .biz, .name, .coop, .museum, .pro e . aero. La maggior parte dei nuovi suffissi è ormai acquistabile su internet, per una cifra intorno ai trenta dollari. Solo le ultime due estensioni, .pro e .aero, non sono ancora in uso, ma dovrebbero debuttare entro la prima metà di quest'anno. Ma c'è una novità. L'estensione ".eu".  La Commissione della Comunità Europea ha presentato due anni fa un progetto per la creazione di un'estensione ".eu". Sarà un marchio di qualità per le imprese, associazioni e organizzazioni europee che vorranno accedere al mercato virtuale e contribuirà allo sviluppo enorme di internet in Europa. Lo sviluppo del dominio ".eu", che già viene utilizzato nei siti legati all'Unione, fa parte dell'iniziativa e.Europe: l'introduzione dell'estensione ".eu" è prevista entro la fine del 2002, secondo Erkki Liikanen, il commissario europeo responsabile per la società dell'informazione. È prevista la redazione di un regolamento per l'attribuzione del dominio .eu e di un registro per iscrivere tutti coloro, anche semplici cittadini, che avranno i requisiti per ottenere il suffisso europeo. È interessante sottolineare che vi sia l'intenzione di riservare la registrazione dei siti ai titolari di marchi comunitari, per un determinato periodo (il cosiddetto "sunrise period") ancora da stabilire. È successo molto spesso che le imprese non abbiano potuto avere un sito web corrispondente al proprio marchio, anche famoso, o denominazione sociale, in quanto registrato (legittimamente o meno) in precedenza da altri, con tutti i danni derivanti dall'impossibilità dell'impresa di presentarsi su Internet con la propria denominazione sociale o 'L'e-government e' un fattore cruciale per ridurre il gap tra i paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati''.
Internet, è la Cina la seconda cyber-potenza
Secondo gli ultimi dati sono 56 milioni i cinesi che oggi hanno accesso ad Internet dalla propria casa e ciò automaticamente la trasforma nella seconda cyberpotenza mondiale dopo gli Stati Uniti d'America (che vantano 156 milioni di accessi, pari al 56 per cento della popolazione). Va da sé che, con il suo 5 per cento di case collegate, la Cina continua ad essere, in termini percentuali, molto più indietro della quasi totalità dei cosiddetti pesi sviluppati. Ma vero è anche che, in termini di velocità e di potenzialità di sviluppo, nessun altro paese sembra in grado di eguagliarla: la crescita mensile dei collegamenti alla Rete è infatti di oltre il 6 per cento. Il che significa che, nel giro di 3-4 anni, almeno il 25 per cento degli abitanti (pari a 250 milioni di anime) avrà accesso ad Internet dalla propria casa, d'acchito trasformando la Cina nel più grande mercato cyberspaziale del pianeta. Il tutto con potenzialità di crescita pressoché sconfinati, sebbene non manchino, in questo roseo panorama, grandi punti interrogativi, il più grande dei quali riguarda i perduranti limiti delle infrastrutture tecnologiche. ancor oggi solo il 35 per cento delle case cinesi godono d'un collegamento telefonico. Alle spalle della Cina seguono, per numero di accessi, il Giappone con i suoi 51,3 milioni di navigati, la Germania (32,2) e la Gran Bretagna (29,9).
In Italia boom della rete
L'italiano e' ''homo telematicus fai da te'': ha scoperto Internet, usa moltissimo telefonia mobile e sms, posta elettronica e navigazione a vista, ma il 60% della forza lavoro usa il computer senza alcuna preparazione e frequenta poco l'e-commerce e la pubblica amministrazione on-line. In una situazione di grave crisi quale quella che ha investito gli Stati Uniti e buona parte dei paesi europei dopo l'11 settembre, comunque in Italia c'è un vero boom della rete. Lo scorso anno nel mondo 514 milioni di persone erano collegate: 155 milioni in Europa e 19 milioni in Italia, con una percentuale sulla popolazione (33,37%) di poco inferiore a quella tedesca (34,49%), ma superiore a quella della Francia e della gran parte degli altri paesi Ue: nel 1997 gli utenti italiani della Rete erano 400 mila. Pero' se in Italia circa il 60% della forza lavoro usa il computer, per due terzi non ha ricevuto alcuna formazione specifica o addestramento, quindi 'si tratta di una realta' “a chiaroscuri”. A fine 2001 ben 8 milioni di famiglie italiane risultavano ampiamente dotate di apparati digitali (Tv satellitari e pay-tv, telefonini, installazioni di Pc e connessioni Internet), anche se il legame maggiore rimane quello con i telefoni cellulari e la televisione. Nello stesso tempo rimane il divario tra Nord e Sud, che pur rappresentando il 36% della popolazione e il 28% delle imprese italiane, contribuisce alla spesa per l'ICT solo nell'ordine del 15%. Un gap che, se non si corre tempestivamente ai ripari, rischia di divenire insanabile. Questioni fondamentali sono appunto le aree piu' deboli che necessitano di infrastrutture, la domanda pubblica, e il rapporto tra tecnologia dell'informazione e imprese italiane. Un rapporto, che s'intitola ''Verso la e-society'' (613 pagine, con il contributo di 41 autori, divise in 6 sezioni tematiche e corredate da un ampio indice analitico, 48 figure e grafici, 73 tabelle comparative), indaga a tutto campo le prospettive del settore e segnala l'emergere di nuovi gruppi sociali, come @ristocracy, net-workers, multimedia class ed e-ramblers, caratterizzati da diversi tipi di relazione d'uso e di costume con l'ICT.
Nasce netcharta, un sito per scrivere la nuova carta dei diritti dei lavoratori della net economy.
Il settore professionale della Net Economy, in Italia come all'estero, e' del tutto particolare. Le professionalita' spesso sono poco conosciute per chi non e' addentro alla materia, vi e' una scarsissima regolamentazione, una alta mobilita' e risulta estremamente difficile inquadrare all'interno delle categorie professionali che tutti conosciamo tipi di lavoro estremamente diversificati e spesso ancora "nuovi". In più, molte aziende della Net Economy stanno attualmente vivendo un momento di ristrutturazione, dovuto alla necessità di confrontarsi con un mercato le cui regole sono ancora tutte da scrivere. Crediamo che a nuovi lavori debbano corrispondere nuovi diritti. Rifiutiamo l'ideologia che vorrebbe servirsi di questi nuovi diritti per negare quelli acquisiti. I diritti si allargano, non si sostituiscono. Le tutele sul lavoro sono ciò di cui abbiamo bisogno quotidianamente. Noi, lavoratori della Rete, abbiamo oggi gli strumenti per interagire velocemente e condividere informazioni, abbiamo quindi l'occasione di scrivere dal basso una carta dei diritti e di aggiornarla costantemente alla luce dei mutamenti produttivi e della qualità della vita. Internet ci consente di far intervenire tutti in una discussione e di creare progetti aperti alla collaborazione volontaria di chiunque; la Rete e' lo strumento per aggregare idee, competenze e volonta'.
Cos'e' Netcharta ? E' un sito: www.netcharta.org  E' uno strumento: una carta dei diritti che tutela le diverse forme del lavoro in Rete: dai dipendenti ai collaboratori, passando per le svariate forme di contratto che popolano il settore. Un punto di riferimento per vertenze locali e piattaforme collettive. E' un metodo: un documento collettivo aperto, in continua evoluzione, grazie al modello open-source, che permette a chiunque di cooperare.
Come funziona Netcharta ? Chi vuole collaborare deve solo effettuare una registrazione al sito (e' sufficiente un indirizzo di posta elettronica valido). Chiunque può modificare testi già scritti, aggiungerne di nuovi e fornire contributi.  Un team di "moderatori" si occupa periodicamente di pubblicare lo stato dell'arte raggiunto dalla discussione permanente, rilasciando delle versioni stabili di Netcharta. Ad ogni versione stabile la discussione procede e Netcharta evolve. La necessità di una carta in continua evoluzione e' il cardine per poterci tutelare di fronte ad un mercato del lavoro esso stesso in continuo mutamento.
Quali sono gli scopi di Netcharta ? 1. Su scala locale si propone di diventare il documento di riferimento per la trattativa dei Net-lavoratori nelle proprie aziende. 2. Su scala nazionale si propone di essere la base per la creazione di un Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro in Rete, che racchiuda tutte le figure professionali che vi lavorano e che rispecchi le esigenze proprie dei networkers. 3. Su scala globale sarà una carta universale dei diritti e un'occasione di confronto tra net-lavoratori di diversi luoghi-mondo. E' necessario che siano più mani a scrivere questo documento, per far emergere direttamente dalla base diritti che siano espressione di tutte le realtà lavorative della Net Economy. Da anni lavoriamo ormai in balia di "aziende-famiglia" assolutamente deregolamentate. Costruiamo i nostri diritti.
Collabora a Netcharta, su www.netcharta.org
Il Governo riduce le prestazioni sanitarie, Sirchia: "Non si può pagare tutto a tutti"
Stanno per entrare in vigore i “livelli essenziali di assistenza” (lea), ovvero il fatto che presto si dovranno pagare per intero le prestazioni sanitarie che non rientrano nell'elenco di quelli ritenuti, appunto, essenziali. Criticato da più parti il ministro per la Salute Sirchia si difende: «Mi sembra logico che le prestazioni non strettamente necessarie non siano a carico del servizio sanitario nazionale che già si grava di una serie di spese improprie che una volta per tutte dobbiamo ridimensionare perché non è pensabile dover pagare tutto a tutti. Bisogna pagare le cose che servono davvero alla salute». Con i lea è stato predisposto l'elenco di tutte le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale, suddivise in tre grandi aree. - L'assistenza sanitaria per tutte le attività di prevenzione contro l'inquinamento, gli incidenti sul lavoro, per la sanità veterinaria, la sicurezza degli alimenti, la profilassi delle malattie infettive, vaccinazioni e programmi di diagnosi precoce, medicina legale.  - L'assistenza distrettuale, cioè le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all'assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alle protesi ai disabili, dai servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi ai servizi territoriali consultoriali (consultori familiari, SERT, la salute mentale, la riabilitazione per i disabili, ecc.), alle strutture semiresidenziali e residenziali (residenze per gli anziani e i disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche). - L'assistenza ospedaliera, in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital e day surgery, in strutture per la ungodegenza e la riabilitazione, e così via.  Il provvedimento riporta un elenco con alcune prestazioni e attività che il Ssn non fornisce, o perché non hanno come fine diretto la tutela della salute o perché la loro efficacia non è sufficientemente provata in ambito scientifico o, ancora, perché il bilancio complessivo dei loro benefici in rapporto al costo risulta sfavorevole rispetto ad altre cure disponibili; sono stati esclusi: gli interventi di chirurgia estetica, la circoncisione rituale maschile, le medicine non convenzionali, le vaccinazioni eseguite in occasione di soggiorni all'estero, le certificazioni mediche richieste per un interesse prevalentemente privato (escluse quelle per la riammissione a scuola o al lavoro e quelle per l'attività sportiva effettuata nell'ambito della scuola), alcune prestazioni di fisioterapia ambulatoriale richieste per problemi transitori o di scarso rilievo.
Da “L'Unità” 21.11.2002
Usa, approvato l'Homeland Security. Ora gli hacker rischiano l'ergastolo di ma.ca.
Con un consenso non troppo lontano dall'assoluta unanimità - 90 voti contro 9 - il Senato degli Stati Uniti ha approvato martedì sera il provvedimento di creazione del nuovo dipartimento per la Sicurezza Patria. Ed ora si prevede che il presidente Bush apponga la sua firma prima della fine del mese, trasformando in legge un progetto destinato ad unificare oltre 22 separate agenzie in un gigantesco apparato di informazione e repressione con oltre 170 mila dipendenti.  Numerosi (e piuttosto pesanti) saranno - non solo per i cittadini Usa - gli effetti sulla “vita on line”. Oltre a prevedere la pena dell'ergastolo per quegli hacker che si rendano indirettamente responsabili di eventi tragici, infatti, la nuova legge aumenta notevolmente le possibilità di intervento e spionaggio su ogni tipo di attività in Rete, moltiplicando tutte le misure di sicurezza e di controllo.  Nel corso della discussione congressuale, sono stati aboliti alcuni dei provvedimenti divenuti oggetto di più roventi polemiche. Primo fra tutti, il cosiddetto TIPS (Terrorist Information Prevention System), un sistema computerizzato che, concepito dall'Attorney General John Ashcroft, puntava a sollecitare e raccogliere - in quello che molti hanno definito un gigantesco ed aberrante apparato di delazione - le anonime denunce ed i sospetti dei cittadini. Ma anche nella sua ultima ed epurata versione, la legge continua ad incontrare l'opposizione d'ogni organizzazione dedita alla difesa della privacy on line.
Un dizionario online per salvare tutte le lingue
Come si dice uomo in somalo? Nin. Su www.logos.org sono raccolte quasi tutte le lingue del mondo.
La pubblicità on line funziona tra i navigatori Risultati di una ricerca condotta su 7 prodotti: il banner risulta un ottimo veicolo di marketing
La pubblicità on line funziona ma bisogna conoscere bene Internet e scegliere il linguaggio più adatto: è' questo il risultato di un'indagine realizzata da varie associazione di concessionarie di pubblicità on line. Nell'analisi, sono state monitorate sette campagne pubblicitarie condotte esclusivamente su Internet e realizzate tramite banner: sei si riferivano a marchi noti attivi in campi diversi, mentre l'ultima era riferita ad un prodotto inesistente. Il monitoraggio è stato effettuato nella prima metà di ottobre. In totale in questo periodo, i navigatori su Internet sono stati 10.204.000: in media ogni campagna dei prodotti reali è stata vista da 2.500.000 persone, cioè un quarto dei navigatori. Il record di accessi è andato però alla campagna civetta, che ha conseguito il massimo di copertura netta, con quasi 4 milioni di navigatori. Per quanto riguarda il ricordo della pubblicità mantenuto dai lettori, risulta molto più alto fra gli abituali frequentatori della Rete che in chi usa Internet raramente: nello stesso modo, il ricordo risulta maggiore fra le persone contattate via e-mail piuttosto che fra quelle sentite via telefono.
Il generale, il banner è risultato un ottimo stimolo di traffico per il sito del prodotto pubblicizzato, che ha mediamente riportato un incremento considerevole nel periodo della campagna. Gli utenti hanno inoltre sottolineato l'importanza della creatività delle singole campagne come elemento per mantenerne il ricordo.
Tutti a caccia di vecchi amici: debuttano in Italia i siti che permettono di rintracciare compagni di scuola e commilitoni
In alcuni casi è una catastrofe, uno stress emotivo di quelli che mettono a terra. Ma è anche una tendenza in lievitazione, con grande fervore di iniziative: riprendere i contatti con il passato, i vecchi compagni di scuola, i colleghi di università o di corso, i commilitoni, ex amici e sodali persi di vista da venti o trent'anni. O anche più. Come eravamo: ma soprattutto come siamo adesso, specchiando nell'altro i nostri successi, o più spesso i fallimenti, i sogni infranti, i progetti rimasti sulla carta. Un bilancio collettivo non sempre in attivo.Se negli Stati Uniti, paese autocelebrativo, questa pratica è ormai istituzionalizzata, è routine, la vecchia Europa si è sempre dimostrata più cauta, ma ora sta recuperando il tempo perduto. Il nuovo strumento che facilita e in fondo spersonalizza i numerosi passi necessari per rendere possibili queste rimpatriate si chiama Internet, banca dati indispensabile per ricostituire le tribù d'origine. E' un nuovo business quello di riunire gli amici di un tempo nel miraggio di resuscitare gli anni felici.
E' in Italia la rete più cara d'Europa
Nel nostro paese le connessioni al web sono dieci volte più costose rispetto al resto dell'Unione europea Collegarsi via Internet da Malta a Catania costa oggi 10 volte di più che da Malta agli Stati Uniti. A denunciare questa anomalia, che rallenta enormemente lo sviluppo della società dell'informazione nel nostro Paese, è il responsabile della rete italiana della ricerca GARR-B, Enzo Valente, in occasione della presentazione di Società Internet, la sezione italiana della principale organizzazione mondiale per lo sviluppo della Rete presieduta da Stefano Trumpy, del Cnr di Pisa.
Nel corso del convegno Società dell'informazione, promosso oggi a Roma dal Consiglio Nazionale delle ricerche, i principali esperti delle tecnologie Internet hanno fatto il punto sul contributo che l'Italia dà alla crescita tecnologica della comunicazione in rete, rilevando però nello stesso tempo le carenze del mercato e la mancanza di regole moderne: «Non c'è dubbio - sottolinea Valente - che un limite importante alla diffusione dei collegamenti internet tra le aziende e tra i consumatori è dato dall'alto costo della connessione di rete. Un dato che ci accomuna a Grecia e Portogallo, ci allontana dagli altri paesi industrializzati della Comunità Europea e potrebbe diventare drammatico con l'introduzione dei moderni servizi di rete».  Valente ha poi rilevato un paradosso tutto italiano: «Le alte tariffe imposte dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, introdotte per evitare che Telecom Italia potesse avvantaggiarsi come ex-monopolista, non hanno favorito in realtà il libero gioco della concorrenza, visto che gli altri operatori si sono adeguati di fatto alle tariffe più alte. Unico rimedio sembra allora essere quello di liberalizzare i costi dei circuiti tra le varie compagnie».
Shopping online: bollino di garanzia per non cadere nella rete Nasce Qweb, marchio di qualità dell'e-commerce
Nonostante le statistiche di mercato continuino ad indicare una crescita esponenziale delle transazioni commerciali in rete, una larga maggioranza degli utenti non cessa di vivere gli acquisti effettuati in modo virtuale con diffidenza e perfino ansia.  Ad alimentare tali dubbi è spesso l'impossibilità di verificare se il sito al quale ci affidiamo per i nostri acquisti si sia allineato con le regole vigenti di sicurezza e di tutela dei dati personali, come ad esempio la direttiva emanata nel 2000 e che impone codici di condotta per le aziende che operano sul Web. Per tranquillizzare anche gli acquirenti più sospettosi, la Rete si mette al passo con i metodi di certificazione del mondo reale e introduce un marchio di qualità per i siti internet che si dedicano al commercio. Il nuovo bollino si chiama Qweb e nasce dalla collaborazione tra la federazione CISQ e la Certicommerce, un'associazione promossa dall'Unione Italiana delle Camere di Commercio. Contribuisce inoltre all'iniziativa la CSQ, sigla che denota l'area per la certificazione Web dell'Istituto Italiano del Marchio di Qualità (IMQ). E' compito degli esperti CSQ di valutare la qualità dei siti web e decidere, in base alla loro trasparenza e affidabilità, se concedere il bollino di garanzia ufficiale. Il Marchio Qweb è riconosciuto su scala internazionale in quanto recepito da IQNET, The International Certification Network. I criteri su cui si basa la valutazione degli esperti vertono principalmente su considerazioni di sicurezza nello scambio d' informazioni: i sistemi di memorizzazione dei dati personali dei clienti sui server delle aziende devono risultare a prova di hacker e garantire il massimo ispetto della legge sulla privacy. Altri parametri monitorati sono la tutela dei minori da parte dei siti e la comprensibilità delle informazioni fornite. Cliccando sul logo del Qweb, l'utente può accedere ad informazioni sull'azienda che gestisce il sito nonché ai dati dell'ente di certificazione per permettere agli acquirenti online di segnalare eventuali difformità dai requisiti di garantiti. Sono le aziende stesse a riconoscere i benefici che tale certificazione ufficiale da un ente indipendente potrebbe portare al proprio business, accrescendo la visibilità del sito e aumentando la fiducia dei propri utenti : durante l'ultima edizione di InternetExpo, tenutasi a Milano tra il 17 e il 19 gennaio, lo stand di IMQ-CSQ è stato avvicinato da numerosi ditte di e-commerce interessate ad avere chiarimenti su come ottenere la certificazione Qweb.  La procedura è semplice: basta rivolgersi a IMQ e alla segreteria di SCQ per ottenere tutte le informazioni necessarie. Unico requisito: essere disposti ad intervenire sul sito per migliorare quegli aspetti che non aderiscono alle norme di sicurezza richieste.
Dal dipinto astratto più antico del mondo nuova luce sul linguaggio complesso.
Dagli scavi in una caverna sudafricana è emersa la più antica espressione di pensiero astratto dell'Homo Sapiens moderno: due frammenti d'ocra lunghi meno di dieci centimetri, datati 77.000 anni fa, su cui un nostro antenato diretto ha inciso delle decorazioni geometriche che sono forse l'opera d'arte più arcaica mai ritrovata. Gli autori della scoperta, un gruppo internazionale di ricerca diretto da Christopher Henshilwood, del Museo del Sudafrica di Città del Capo, riferiscono sul ritrovamento nell'ultimo numero di Science. La decorazione, un reticolato di linee che si incrociano con regolarità, è stata graffiata nell'ocra dopo che la superficie era stata accuratamente pareggiata per ottenere un piano di incisione uniforme, a dimostrazione che si è trattato di un'operazione complessa e del tutto intenzionale.
I due frammenti di ocra sono stati ritrovati nella caverna Blombos, un sito molto ricco di reperti che si trova lungo coste meridionali del Sudafrica, dove riposavano indisturbate in uno strato di sabbie e ceneri, non lontano da un focolare.
Esclusa quindi la casualità, resta capire cosa cambia questa scoperta nelle nostre conoscenze sulle origini dell'uomo moderno. Fino ad oggi le più antiche decorazioni astratte conosciute risalivano a 35-30.000 anni fa, ma la scoperta sudafricana costringe a retrodatare di oltre il doppio la capacità di pensiero simbolico, avvicinandola molto alla data in cui i reperti fossili e le analisi genetiche fanno risalire la comparsa degli umani moderni. E favorendo l'ipotesi che lo sviluppo di una mente capace di astrazione e di elaborazione di un linguaggio complesso, insomma una mente grosso modo come la nostra, sia stato un processo lento e graduale, e soprattutto iniziato quasi in coincidenza con lo sviluppo anatomico.
Tariffe Flat e piccoli provider
La recente delibera dell'Autority per le comunicazioni sulle tariffe Flat (a costo fisso) per Internet, secondo le anticipazioni, perpetuerebbe ed accentuerebbe il vantaggio che gli operatori interconnessi (OLO) come Wind-Infostrada, Tiscali e la stessa Telecom godono rispetto ai semplici Internet provider (ISP). Quando nacquero gli abbonamenti ad Internet "gratuiti" si determinò infatti una grave situazione di disparità tra i licenziatari telefonici, che potevano offrire questi servizi gratuitamente poiché si rifacevano sul maggior traffico telefonico generato, e i piccoli e medi fornitori di accesso, i quali si ritrovarono da un giorno  all'altro privi della propria fonte di profitto: chi avrebbe mai sottoscritto un abbonamento a pagamento con il piccolo provider della propria città, quando poteva usufruire di un accesso gratuito con i grandi operatori di telecomunicazioni?  Per porre rimedio a questa evidente disparità sul mercato, l'allora governo dell'Ulivo presentò un disegno di legge (subito soprannominato "salva-provider") che ripristinava la corretta concorrenza tra "grandi" e "piccoli", equiparando gli OLO agli ISP. Nelle more dell'approvazione da parte del parlamento, Telecom Italia fu indotta a dividere, con gli ISP, una parte dei ricavi generati dal traffico telefonico verso i modem di questi  ultimi. Quel ddl, purtroppo, non si è mai tradotto in legge dello Stato a causa dello scioglimento delle Camere. All'inizio della legislatura i Democratici di Sinistra (e non solo) hanno ripresentato il medesimo testo, che oggi è all'esame della commissione trasporti e telecomunicazioni.  La delibera dell'Autority, se le indiscrezioni fossero confermate, riporterebbe la situazione indietro di molti anni, penalizzando le centinaia di piccole e medie imprese che forniscono accesso alla Rete, ma che costituiscono anche un tessuto importante per la new economy "reale" del nostro Paese. Sono imprese che spesso rappresentano un punto di riferimento nel proprio territorio, diffondendo l'uso delle nuove tecnologie, alfabetizzando cittadini, aziende e amministrazioni pubbliche all' informatica, costruendo "reti" digitali e di relazione in aree nelle quali le ICT stenterebbero a penetrare altrimenti.  Chiamateli pure gli artigiani di Internet, ma se non fosse per loro molti italiani non sarebbero entrati in rete e molte aziende non offrirebbero i loro prodotti sul web.  Per questo per i DS è prioritario difendere i legittimi interessi di queste imprese, le quali rappresentano un patrimonio per intere comunità del nostro Paese, occupano migliaia di persone, spesso giovani e qualificate, generano sviluppo e ricchezza diffusi.   I governi dell'Ulivo hanno cambiato in questi anni lo scenario delle ICT italiane: da un singolo monopolista telefonico si è passati a centinaia di operatori, è stata aperta la strada alla fine del canone telefonico attraverso la liberalizzazione dell'ultimo miglio, è stato incentivato il commercio elettronico con appositi fondi, si è diffusa l'informatica nelle scuole, si è data la possibilità agli studenti di acquistare computer a prezzi scontati e ratealmente, si è modernizzata la pubblica amministrazione e si è introdotta la carta di identità elettronica e l'e-government.
Non ci pare invece che l'attuale governo abbia molto a cuore l'innovazione del sistema Italia. Nella conferenza stampa di fine anno "Mister I", ossia il ministro per l'innovazione Stanca, ha proclamato i grandi progressi che l 'Italia sta compiendo nella modernizzazione delle pubbliche amministrazioni: tutto vero, peccato che egli non abbia apportato alcun contributo a tale opera e che questi risultati siano solo l'effetto dei provvedimenti in materia approvati dai governi di centrosinistra. Ma anche il ministro delle telecomunicazioni non sta dando gran prova di sé, forse perché occupa gran parte del suo tempo alla sistematica distruzione del principale content provider italiano, la RAI.  Le vicende RAI-WAY e "la 7" sono tutte lì a dimostrare come questo governo sia avvinghiato mani e piedi alle aziende del proprio presidente, danneggiando ogni giorno gli interessi del Paese, degli utenti e degli operatori del settore che entrano in concorrenza con esse.  Ci sono molti motivi perché è bene che questo governo vada a casa: quelli legati allo sviluppo della Società dell'Informazione e all'innovazione del Paese non sono certo gli ultimi.  Vincenzo Vita, Presidente netWork-DS - Guido Iodice, vice presidente netWork-DS
2001
Primo bando per attuare l'E-Government
Arriva il primo bando per l'attuazione del piano di E-Government degli enti locali, che stanzierà poco meno di 100 miliardi per regioni, province comuni e comunità montane, che presenteranno progetti di innovazione tecnologica. Lo ha affermato il ministro per l'Innovazione Tecnologica Lucio Stanca parlando a Roma ad un convegno organizzato da Business International. Al primo bando - del programma che prevede complessivamente 100 miliardi di lire - «…potranno partecipare - ha detto il ministro - gli enti locali che presentano progetti per servizi diretti ai cittadini, magari in cooperazione tra di loro». Tra i requisiti richiesti l'utilizzo di standard definiti a livello nazionale e che serviranno per l'attuazione prima della «carta dei servizi nazionali in rete» e poi per la carta d'identità elettronica.
Internet si trasforma  Crisi di Internet? No, piuttosto profonda trasformazione. La Rete delle reti non è più la scoperta esplosiva e disordinata di un nuovo mercato, ma la tecnologia fondamentale e trasversale di tutta l'industria che ruota intorno a informatica e telecomunicazioni. Un'industria che è ormai più grande in Italia di settori come il tessile, la chimica o l'agricoltura e che occupa tra produttori e aziende utilizzatrici più di un milione di persone. Il nuovo rapporto Assinform sull'occupazione nell'informatica e nelle telecomunicazioni mostra che la crescita degli addetti in questo settore continua a essere superiore a quella media nazionale, anche grazie alla continua nascita di nuove piccole imprese specializzate. Questo settore assume nel 30 per cento dei casi giovani al di sotto dei 25 anni. E soprattutto è esigente in termini di formazione: le assunzioni nell'informatica e telecomunicazioni sono il 5 per cento del totale, ma le assunzioni di laureati in questo settore sono ben il 21 per cento del totale. E non sono mai abbastanza. La mancanza di persone qualificate è uno dei freni allo sviluppo di questo mercato, anche se la congiuntura presente sta riducendo la portata del fenomeno. E la risposta delle imprese è rilevantissima: le aziende stanno maturando una nuova politica del personale, diventando un vero e proprio laboratorio della futura gestione delle risorse umane.
Internet: il futuro si chiama Grid
La Rete si ripensa. È questo il senso di “Beyond the Internet”, un convegno organizzato martedì 13 novembre dall'Osservatorio TuttiMedia, tenutosi all'Accademia dei Lincei a Roma. Alcuni tra gli esperti del mondo dell'informatica italiana sono stati chiamati a discutere sul futuro del web. Ne è nato uno spunto di riflessione sullo stato attuale di internet e degli sviluppi futuribili. Il primo mito da sfatare è l'attuale momento di crisi della Rete. I dati relativi al traffico e al numero di utenze sia residenziali che business indicano che la rete Internet è in tumultuoso sviluppo. In Italia il solo settore residenziale si avvia a spendere nel 2001 ben 57 miliardi di minuti di traffico telefonico per l'accesso ad Internet. Questa cifra è, secondo le stime degli analisti Idc, destinata ad aumentare addirittura del 40% nel 2002. La posta elettronica è diventata ormai la spina dorsale dei rapporti business interpersonali e interaziendali, avendo soppiantato il fax e la posta ordinaria. La diffusione dell'accesso a larga banda (Adsl) sta aumentando in maniera sostenuta, segno che la gente non si contenta della qualità ottenuta da un modem.  A cosa si riferiscono quindi le notizie catastrofistiche dopo lo scoppio della bolla finanziaria dei titoli della New Economy? Semplicemente al fatto che la corsa all'oro aveva alcuni presupposti corretti ed alcuni errati. Gli utenti non sarebbero passati subito e in massa sul Web. Quest'ultimo non si sarebbe trasformato in una Tv planetaria gratuita e con spese pagate dalla pubblicità.  La rete telefonica classica, anche se moderna e totalmente numerica, continua a rappresentare l'unico vero mezzo mondiale delle telecomunicazioni e rimane di gran lunga il più importante generatore di cash flow del settore. Ciò è ancor più vero se si tiene conto dell'imponente sviluppo delle reti mobili accanto a quelle fisse.   Fin qui il presente. Ma cosa si profila all'orizzonte? Dal punto di vista tecnologico, i cambiamenti saranno importanti e non produrranno cambiamenti di usi negli utenti. Ci saranno nuovi indirizzi Internet, la larga banda e nuovi linguaggi di comunicazione tra le macchine. Ma sul piano della evoluzione dei servizi, la Rete sarà sempre più ricca e flessibile. Si va verso un uso di applicazioni “peer to peer” alla Napster. La condivisione di programmi tra gli utenti sarà la norma. Un uso crescente sarà poi quello del cosiddetto “Instant Messaging”, un tipo di servizio che consente alle persone di interagire in maniera molto più stretta, quasi telefonica. Si aggiunga la possibilità di trasformare qualsiasi forma di comunicazione in qualsiasi altra. Si potrà quindi trasformare una telefonata in segreteria telefonica in un messaggio di e-mail e viceversa, si può intervenire in una “chat” con gli Sms di un telefonino, si può leggere la posta elettronica da un qualsiasi telefono, fisso o mobile, per mezzo di strumenti di sintesi vocale. Se si prova a guardare un po' più in là, si possono vedere la tracce per i futuri sviluppi. Quando nel 2006 il nuovo acceleratore di particelle Lhc entrerà in funzione ci sarà bisogno di acquisire, trattare, immagazzinare e distribuire una massa di dati sperimentali enorme. Gli esperti del Cern in collaborazione con i fisici di tutto il mondo hanno quindi elaborato negli ultimi tre anni un modello di calcolo distribuito, che si chiama in inglese “The Grid”. Quando questa nuova tecnologia supererà la fase di sperimentazione, sarà accessibile a tutti con vantaggi enormi.  Ma ci sono altre novità. Nell'arco di pochi anni, e certamente entro il 2010, il cablaggio tradizionale, con cavi e prese, non esisterà più perché i collegamenti avverranno con sistemi senza fili. Vi sono due tecnologie in corsa: una basata sull'infrarosso, l'altra su onde elettromagnetiche. Solo proseguendo si vedranno i risultati di queste ricerche, ma una cosa è certa. Internet sarà sempre più presente e utile nella vita di tutti i giorni.
Nuovi poteri ai servizi segreti: a rischio le libertà personali, un alt dal Garante della privacy
Le spie stanno per avere nuovi poteri dalla riforma dei servizi segreti proposta dal ministro Franco Frattini, ma se la dovranno vedere anche con il Garante per la privacy, Stefano Rodotà, e con l'intero Gruppo dei Garanti europei che in una raccomandazione ai paesi UE, ribadita nel marzo scorso, su un punto in particolare non ammettono deroghe: le intercettazioni telefoniche, e via internet.   "Le autorità pubbliche non possono e non devono mettere a repentaglio le libertà fondamentali", è la conclusione del documento. Che aveva lanciato tra l'altro l'allarme sul pericolo "Echelon", il "grande orecchio" dello spionaggio satellitare.   In Italia, secondo quanto ha ricordato in passato lo stesso Garante, la Costituzione parla con estrema chiarezza: l'articolo 15 non consente forzature e stravolgimenti, il vincolo costituzionale e il passaggio essenziale attraverso l'autorizzazione e la supervisione dell'autorità giudiziaria sono imprescindibili. Sempre dai documenti messi a punto negli ultimi anni dall'autorità per la privacy, risulta inoltre che l'Italia è un paese ad altissimo tasso di intercettazioni, con il picco di 44 mila raggiunto nel 1998. E si sta parlando solo di quelle regolarmente autorizzate, ignorando per ovvie ed evidenti ragioni, le altre realizzate "illegalmente" appunto dai Servizi segreti. La fitta rete di intercettazioni non avrà bisogno, secondo la riforma delineata da Frattini, neppure di uno straccio di giustificazione.  Invece, secondo il Gruppo dei Garanti presieduto da Rodotà, gli stessi operatori delle telecomunicazioni dovrebbero "prendere le misure necessarie per rendere tecnicamente difficile o addirittura impossibile, tenuto conto dello stato attuale della tecnica, l'intercettazione delle comunicazioni da parte di chi non è autorizzato dalla legge". Ancora, il "diritto nazionale" deve passare al setaccio quali siano "le autorità autorizzate a consentire l'intercettazione legale delle telecomunicazioni, i servizi autorizzati a procedere alle intercettazioni e la base giuridica del loro intervento"; e inoltre "gli scopi per cui tali intercettazioni possono essere effettuate, per potere valutare se la misura è adeguata tenuto conto degli interessi nazionali in gioco". E inoltre il chiaro riferimento al sistema spionistico satellitare: deve essere vietata "qualsiasi sorveglianza per campione o generale delle telecomunicazioni su vasta scala".  Come finirà questa disputa ?
Alla net-economy mancano i professionisti
Decine di migliaia di posti di lavoro sono ancora vacanti nella net economy italiana. La crisi non ha scalfito questa realtà, il bisogno di formazione tecnica è, e resta, fortissimo, nonostante la crisi di borsa, il fenomeno dell'innovazione tecnologica legata a Internet continua a marciare e continua la rigenerazione dei settori tradizionali dominati dalle piccole imprese che si stanno rinnovando tecnologicamente. Insomma, Internet è viva e vegeta nell'economia reale, ma uno dei limiti che incontra nel suo sviluppo è proprio la carenza di professionisti adeguatamente preparati. Una ricerca condotta da Net Consulting per Microsoft Italia lo dimostra e ne calcola le conseguenze in termini di mancata crescita. E poi: la quantità di corsi di formazione è in crescita sostenuta. Intanto, il settore pubblico continua a investire, generando effetti certamente positivi, anche se i tempi dell'alfabetizzazione informatica non sono quelli dell'innovazione tecnologica. Il fatto è che è proprio questo il momento di accelerare mentre si rischia invece di rallentare. Quando il ciclo è negativo, spesso, le spese per l'informazione sono tra quelle che si tagliano per prime, un errore, perchè quanto il ciclo tornerà positivo ci si lamenterà e sarà tardi.
I venti anni del personal computer
«Personal computer»: un nome frutto di espediente di marketing uscito probabilmente dalla penna di un copywriter rimasto ignoto. Il computer che uscì dalla fabbrica della Ibm il 12 agosto 1981 (l'IBM 5155) era infatti una macchina rivoluzionaria, ma non era affatto il primo computer «personale».
Era una macchina modestissima, se confrontata con gli standard oggi abituali, ed estremamente costosa in rapporto a questi stessi standard. Il processore era un Intel, lo stesso produttore che oggi fornisce i processori a quasi l'80 per cento dei personal computer del mondo, capace di «lavorare» a 4,77 MHz: oggi i processori Intel Pentium 4 che equipaggiano i pc più recenti superano 1,5 GHz di velocità; è vero che di «personal computer» Ibm se ne vendettero oltre mezzo milione di esemplari in appena un anno, cioè cinque volte di più delle previsioni iniziali, è anche vero che la maggior parte finì sulle scrivanie degli impiegati delle grandi corporation e non nelle case della gente. Il primo pc costava infatti attorno ai duemila dollari, ben oltre dieci milioni di lire ai valori attuali. A vent'anni di distanza, tuttavia, il vero equivoco sta in quell'aggettivo «personal». Perchè il computer Ibm non era affatto il primo computer da scrivania o per uso personale. Prima di lui c'erano stati vari tentativi, più o meno rudimentali. Ma erano macchine essenziali, primitive quasi, giusto per quelli che oggi definiremmo «smanettoni». In realtà il primo, vero computer personale fu costruito a Cupertino, in California, da Steve Jobs e Steve Wozniak. Si chiamava Apple II e arrivò sul mercato nel 1977. Non a caso, in calce ai suoi comunicati stampa, la Apple riporta questa frase: «Apple ha dato vita alla rivoluzione del personal computer, negli anni 70 con Apple II e ha proseguito su questa strada reinventando il personal computer, negli anni 80, con Macintosh». Rispetto al primo Ibm, l'Apple II aveva delle caratteristiche di avanguardia, come la possibilità di gestire la grafica, anche a colori. Solo sei, allora, contro i milioni di colori dei computer moderni. Dunque, anche se è giusto ricordare il ventennale del «personal computer», se non altro per il suo valore simbolico, è altrettanto giusto ricordare come il vero scontro nell'industria del personal computer, che fece poi prevalere sul mercato i cosiddetti «Ibm compatibili» rispetto ai computer della Apple che proponeva soluzioni sicuramente più originali ed innovative, sia stato attorno al «sistema operativo». Il software, cioè che costituisce il cervello ed il cuore del computer, quello che lo fa funzionare e fa funzionare tutti gli altri programmi che ci installiamo sopra. Perchè Ibm aveva, sì, costruito la macchina, ma il software che la faceva girare lo aveva comperato da una società allora perfettamente sconosciuta: Microsoft di Bill Gates. Si trattava dell' MS-DOS (Microsoft Disk Operating System), derivato da un software scritto in sei settimane da Tim Paterson. Si trattava di un sistema molto essenziale, dove i comandi non era iconizzati e simbolizzati come sui computer che conosciamo oggi e di cui il Macintosh fu il progenitore assoluto e riconosciuto, bensì dovevano essere scritti a mano usando termini spesso oscuri. Il DOS, infatti, è anche definito un sistema operativo «command line», a riga di comando. L'interfaccia grafica per i computer Ibm compatibili arriverà infatti solo nel novembre 1985, più di quattro anni dopo il cosiddetto «primo» pc e con due anni di ritardo rispetto al suo annuncio in una famosa conferenza stampa tenuta a New York da Bill Gates: si chiamava Windows, anch'esso uscito dai laboratori della Microsoft. E anche Windows (che vuol dire «finestre», con un immediato riferimento alla sua modalità di funzionamento) conobbe il trionfante successo che sappiamo probabilmente anche grazie al suo nome, al quale Bill Gates all'inizio era fieramente contrario. Quello che ancora non era il Paperon de' Paperoni dell'informatica avrebbe voluto chiamarlo banalmente «Interface Manager» (gestore dell'interfaccia). Alla fine accettò il consiglio del suo direttore del marketing, Rowland Hanson. E la storia del mondo quasi certamente cambiò.
Dai giornali ai portali.
Una rivoluzione tecnologica e culturale che sta cambiando il mondo dell'informazione: sparisce il «supporto» materiale, la carta stampata, sostituito dalla rete.  Ma tutto il Novecento è stato ricco di cambiamenti per l'informazione: nel primo quarto di secolo ci furono innovazioni che velocizzarono i sistemi tipografici, poi la prima vera rivoluzione arrivò con la radio, che consentiva il contatto immediato e annullava le distanze, poi venne la televisione. La vera svolta si è avuta trent'anni fa con le nuove tecnologie. Prima di tutto con la computer graphic che ha anche condizionato la composizione grafica dei giornali e il modo di fare fotografia. Con l'evoluzione della tecnica, si evolve anche il linguaggio: la prima grande rivoluzione nel linguaggio fu portata dalla televisione. Oggi i nuovi media interattivi - l'e-mail, i messaggi Sms, le Reti Internet, Infranet ecc. - usano un tipo di scrittura diverso, rapido e concentrato, fino ad arrivare a "convenzioni da telefonino", per cui le parole si identificano solo con le consonanti. Quindi alcune parole non vengono mai usate, perché senza le vocali non hanno significato. Una grande trasformazione è in atto.
Certo, ci sono rischi: il rischio dipendenza, la manipolazione. Se è già difficile con i media tradizionali risalire alle fonti d'informazione, con Internet è pressoché impossibile: chiunque può scrivere quello che vuole e la "notizia" può fare il giro del mondo. La manipolazione investe anche la parte visiva: ormai le immagini sono tutte digitali: ritoccate e, talvolta, pesantemente manipolate.  Ma questo è un problema che riguarda tutti i media, dai giornali stampati a quelli su video. Soprattutto oggi che prevale il visivo rispetto al parlato.  Comunque ancora per alcune decine di anni giornali tradizionali e nuovi media conviveranno. L' on line avrà sempre più peso, prenderanno piede le tv mirate, tematiche. ma la carta non sparirà, la tv e la radio generaliste non spariranno.
New media e nuove povertà.
“Rassegna sindacale” è la storica rivista della Cgil, d'ora in poi c'è anche un vero e proprio quotidiano on line, che ha presentato una ricerca che disegna un Italia meno "facile" di quella immaginabile. Nel nostro paese sono venti milione e trecento mila i possessori di un computer (si parla sempre di persone sopra i 18 anni). Non tutti oltre al pc hanno anche un modem per “navigare”: lo fanno solo in 13 milioni e mezzo. Ma chi sono? Nel settantatre per cento dei casi, i possessori di computer appartengono alla fascia alta di reddito. Il trentun per cento nella fascia media e appena il tre e tre per cento nella fascia bassa.  Non è vero, insomma, che le opportunità siano le stesse per tutti, come pure si sente dire. Chi meno ha, chi meno guadagna ha ancora meno chance di “essere incluso” nel nuovo sistema produttivo.
L'esercito di quei cinque e passa milioni di persone che lavorano ogni giorno, tutti i giorni, col computer è fatta così: sono il 69,9 per cento dei dirigenti, il 68 dei liberi professionisti, il 67 per cento degli “impiegati di livello” (pubblici e privati), il 62 per cento degli insegnanti. Poi, le statistiche franano: solo il 32 per cento degli artigiani ha a che fare col pc nella propria attività, solo il 25 per cento degli operai specializzati, appena il 14 per cento degli operai comuni. Chi sta ai vertici della scala, insomma, utilizza le tecnologie, può informarsi, può crescere professionalmente. Chi sta alla base della piramide rischia di essere tagliato fuori. E ci sono quattro milioni di lavoratori (il 22 per cento del totale) che non hanno mai avuto a disposizione un computer. Che non lo sanno usare e ai quali nessuno ha mai insegnato a usarlo.  Fra tutti gli intervistati che “sanno” di computer solo il 13 per cento dichiara di aver avuto le prime nozioni a scuola. Il grosso è autodidatta (37 per cento, il 43 per cento degli uomini, il 30 per cento delle donne), il 22 per cento l'ha appreso al lavoro. Ma anche qui da solo, senza corsi.  Cambia la fisionomia del lavoro, dunque. Cambia la composizione del lavoro. Oggi l'esercito dei lavoratori tecnologici è fatto così: da quattrocentomila dirigenti, da seicentomila liberi professionisti, da tre milioni e ottocentomila fra insegnanti e impiegati di alto livello, da duecentomila operai specializzati e da centocinquantamila lavoratori atipici (quelli che le ricerche chiamano parasubordinati).
Categorie che crescono, lavori, figure professionali che scompaiono. Ma anche qui - se si legge bene - si ritrovano le stesse differenze della vecchia economia. Fra Nord e Sud. Visto che quasi il 40 per cento delle figure professionali nel Nord Ovest può utilizzare un computer per il proprio aggiornamento. Percentuale che scende al 23 per cento nel Mezzogiorno.   E allora? Il sindacato - perché no? - anche a cominciare dal nuovo sito di rassegna.it prova a ridiscutere cosa significhi rappresentanza, come si possa parlare a nome di tutti, tenendo insieme i possessori di computer e chi, magari assembla un monitor, utilizzando un semplice cacciavite. Ma le riflessioni suggerite dalla ricerca vanno un po' più in là della sfera sindacale. “E' insediato il diritto di cittadinanza sociale, i nuovi diritti di cittadinanza sociale”, dicono. Le tecnologie della comunicazione e dell'informazione, insomma, stanno producendo una nuova emarginazione. Una nuova dicotomia: fra esclusi e “esclusivi”.
Verso l'”E-government” ? Elettori-cittadini e nuove tecnologie
La politica italiana potrebbe doversi attrezzare, in un futuro non molto lontano, ad affrontare «l'E-government», ovvero la legislatura virtuale via Internet.  Se ormai sia da destra che da sinistra si è capito che la politica può essere trattata alla stregua di un qualsiasi prodotto commerciale, vendendo ai consumatori-elettori programmi e candidati, è chiaro che anche l'uso dei mezzi di comunicazione deve essere totale, comprendendo necessariamente Internet. Certo, sono tutti d'accordo, in quest'ultima campagna elettorale l'influenza di Internet sulle scelte degli elettori è stata pressoché nulla: eppure, secondo alcuni politologi americani, il peso di Internet in futuro potrebbe portare trasformazioni radicali nelle democrazie occidentali facendole diventare non più rappresentative (con l'elezione dei deputati cui spetta il compito di varare le leggi), ma dirette: con un semplice «click» ogni cittadino potrà decidere le sorti del proprio Paese, votando comodamente da casa (o dall'ufficio) leggi e regolamenti dello Stato.
Fantascienza?   Tecnicamente è già possibile, ma nei fatti, nel nostro Paese stenta a decollare il commercio via Internet, figuriamoci la politica. E poi, la politica dovrà tornare a rivedere l'importanza delle relazioni interpersonali, e dunque al contatto diretto con l'elettore-cittadino: altro che politica televisiva e virtuale. Internet però potrebbe avere comunque un ruolo di «sostegno», soprattutto per alcune consultazioni popolari, come i referendum, con i quali si potrebbe già sperimentare il voto sulla rete.    Tuttavia, per ora Internet non ha migliorato la democrazia, c'è grande delusione nel popolo delle e-mail: l'avvento del web non ha avvicinato le istituzioni ai cittadini, i governanti restano lontani e inaccessibili, la trasparenza del Palazzo resta poco più di un sogno.   Gli umori dei navigatori italiani non sono buoni, soprattutto quando si parla di politica, essi sono certi che Internet non possa essere uno strumento per aumentare la propria influenza politica, ma pensano che attraverso il web il governo possa rendersi conto di quali sono le opinioni dei cittadini. Il problema è che il web si è rivelato molto efficace come strumento per trovare informazioni, decisamente meno per quel che riguarda la possibilità di esprimere opinioni. Del resto lo Stato non ha incoraggiato alla partecipazione: un recente studio del Censis ha infatti bocciato la grande maggioranza dei siti web dei ministeri e degli enti pubblici.
Insomma, le tecnologie da sole non sono in grado di cambiare la società.
MEETING SULLA GLOBALIZZAZIONE DAL 5 AL 9 GIUGNO A MODENA
Da Umberto Eco a Beppe Grillo, da Jeremy Rifkin a Vittorio Zucconi, da Tahar Ben Jelloun a Paco Ignacio Taibo II, da Ezio Mauro a Sergio Billé: sono alcuni ospiti degli oltre 30 appuntamenti di Free International Airport, in programma a Modena dal 5 al 9 giugno per iniziativa dei Comuni e delle Province di Modena e Cremona (che ospiterà l' edizione 2002).
WEB E TV
I guru delle nuove tecnologie giurano di non voler cercare di trasformare la televisione in un personal computer. I due apparecchi non si fonderanno in un unico oggetto, ma si arriverà ad una veloce convergenza reciproca. Il futuro prossimo ci offrirà infatti una Tv digitale terrestre con molti più canali. Forse per l'emittenza si apre una stagione di pluralismo, proprio come avviene già oggi in Rete. Ma una cosa è certa, la televisione di oggi ha stufato la generazione degli internauti.
Basterà avere il telefono cellulare acceso e il governo degli Usa saprà dove ti trovi.
Secondo la Fox News non si tratta di fantascienza, ma di qualcosa che avverrà nel 2005. Entro quella data, secondo una poco nota legge federale, tutti i telefonini venduti in America dovranno contenere un meccanismo che li faccia rintracciare dai satelliti. La motivazione ufficiale è la sicurezza in caso di incidenti, ma molti hanno già iniziato a denunciare la clamorosa violazione della privacy da parte della Federal Communications Commission, l'ente federale che sovrintende alle telecomunicazioni. «Fa paura a molta gente che il governo possa rintracciare non solo il tuo cellulare ma anche il tuo computer palmare, e controllare i tuoi movimenti», ha detto l'avvocato Albert Gidari, dello studio Perkins and Coie di Seattle. Alcune aziende che fabbricano cellulari già offrono la tecnologia Gps per trovare una strada, un ristorante, o un amico che si è perso nella folla. E qualcuno nota che le compagnie telefoniche, anche senza il chip che comunica con i satelliti, già sanno dove si trova l'utente, nel momento in cui accende il telefono. Ken Arneson, dirigente della Telecommunications Systems, che fornisce il chip, osserva che le aziende dovranno sfruttare commercialmente la tecnologia che permette la localizzazione, per ammortizzare i costi dell'installazione.
Ottanta quotidiani, 663 riviste, 905 webzine, ovvero pubblicazioni presenti solo su Internet.
È questa la geografica dell'informazione italiana sul web a fine marzo del 2001, oltre a 242 portali italiani, 46 concessionarie di pubblicità che operano in rete, e 168 agenzie specializzate nella costruzione dei siti. Un dato, quest'ultimo, che dimostra come la realtà editoriale della rete diventa sempre più autonoma da quella dell'edicola. I siti d'informazione italiani sono sempre più numerosi. Quasi tutti i gruppi editoriali sono ora presenti sulla rete, anche se non tutti hanno sviluppato prodotti originali per Internet, cioè pensati appositamente per la rete e non semplici riproduzioni on-line di testate cartacee. Un'eccezione, in questo, è rappresentata dai siti dei giornali della Poligrafici Editoriale, ilgiorno.it, lanazione.it, ilrestodelcarlino.it. Migliora in generale la qualità dei contenuti dei siti dei giornali: i quotidiani che propongono nei loro siti tutti gli articoli dell'edizione su carta sono passati da 33 (il 53% del totale) nel dicembre '99 a 54 (il 71%) nel dicembre 2000. Molto più diffusi che in passato anche rubriche e servizi come il meteo, le quotazioni di Borsa, le ultime notizie e l'archivio; quest'ultimo è presente in 48 siti di giornali. La crescita non solo quantitativa della rete italiana è attestata anche dai numeri sulle concessionarie di pubblicità on-line e sui portali. A dicembre si contavano ben 41 concessionarie, cui facevano capo oltre 580 siti web, i portali «orizzontali», cioè generalisti, le directory e i motori di ricerca erano 111. Ancora più numerosi i portali «verticali», cioè specializzati, che sono proliferati soprattutto negli ultimi mesi.
INTERNET: UE; SCARSEGGIANO INDIRIZZI, WEB EUROPEO A RISCHIO
BRUXELLES, 12 MAR - Gli europei rischiano il proprio 'posto al web': secondo un rapporto del responsabile dell'informazione, Erki Liikanen -  il 74% delle centinaia di milioni di indirizzi Internet garantiti  dall'attuale sistema (il protocollo Internet 'IPv4') sono gia' stati assegnati, ed entro il 2005 il Vecchio continente rischia di restare  'a secco' di indirizzi. Il cyber-allarme dell'eurogoverno nasce dal  fatto che l' attuale sistema - creato quando la corsa al web era  ancora agli inizi - permette di assegnare 'solo' poche centinaia di milioni di indirizzi unici (quelli cioe' che identificano uno ed un solo sito Internet): una soglia ormai quasi raggiunta proprio alla vigilia del lancio delle nuove generazioni di cellulari con accesso a Internet, che faranno balzare alle stelle la richiesta di nuovi  identificativi virtuali online. La maggior parte delle disponibilita' del sistema IPv4 sono appannaggio degli Stati Uniti,  soprattutto in conseguenza del ruolo pionieristico svolto da imprese e organizzazioni Usa: solo a titolo di esempio basti pensare che  tutte le combinazioni di lettere contenute nei dizionari della lingua inglese sono gia' utilizzate come indirizzi unici. Per correre ai ripari la Commissione europea ha chiesto di introdurre al  piu' presto un nuovo sistema piu' 'capiente', basato su un  protocollo Internet di nuova generazione (l'IPv6), che dovrebbe  assicurare indirizzi per tutti: in teoria l'IPv6 garantisce ''un milione di miliardi di miliardi di indirizzi per ogni metro quadrato della superficie della terra'', ossia un numero quasi infinito di possibilita'. Secondo la Commissione l'introduzione dei nuovo protocollo e' ''una priorita' di fondamentale importanza per tutte  le industrie che si apprestano a produrre beni che contengono strumenti per l'accesso al web: dai nuovi telefoni cellulari, alle automobili, alle altre apparecchiature''. L'eurogoverno ha invitato gli Stati membri a lavorare insieme con l'industria del settore  ''per creare un gruppo ad hoc che sviluppi una strategia per   accelerare l'introduzione dell'IPv6 entro il 2001''.



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